Himalaya, morti 13 alpinisti. Uno era italiano

Alla 4.30 del mattino una valanga si è abbattuta sul campo base 3 sul monte Manaslu in Himalaya (Nepal) situatvo a 7000 metri di quota. Gli alpinisti, oltre 30 stavano dormendo. 13 le vittime tra cui Alberto Magliano, 66 anni, nato a Trieste ma milanese di adozione.

Una tragedia dell'alpinismo è avvenuta oggi in Nepal dove una valanga ha travolto oltre 30 alpinisti impegnati nell'ascensione del monte Manaslu, ottava vetta del mondo (8.156 metri) nella catena dell'Himalaya. Gli alpinisti sono stati travolti mentre dorminavano nelle loro tende con gli sherpa. Il bilancio provvisorio è di almeno 13 morti. Altri 12 alpinisti sono stati salvati. Tra i morti anche Alberto Magliano, alpinista non professionista e con una grande esperienza alle spalle.  Illesi Silvio Gnaro Mondinelli e Christian Gobbi la cui tenda era a fiando di quella di Magliano. La valanga secondo l'ipotesi di Mondinelli, sarebbe dovuta a un seracco di ghiaccio che si è staccato prima dell'alba dal fianco della montagna. Fra le vittime vi sono anche tedeschi, nepalesi ed un francese. Secondo un portavoce dell'agenzia nepalese Thamserku Trekking, che ha organizzato la spedizione "gli stranieri che vi partecipavano erano 14". Squadre di soccorso hanno raggiunto in elicottero il luogo dell'incidente, recuperando i cadaveri affiorati, organizzando il recupero di quelli ancora sotto la neve, e trasferendo i feriti, fra cui almeno cinque tedeschi, in ospedali di Khatmandu.

«Io ero in tenda con Christian, ci siamo ritrovati travolti e colpiti da blocchi di ghiaccio e neve - racconta Mondinelli - Dopo 200 metri la valanga ci ha buttato fuori. Abbiamo perso tutto, eravamo senza scarpe. Era buio, non c’era luce, non si vedeva niente. La tenda di Alberto era proprio vicino alla nostra – prosegue Mondinelli -. Non riesco a capacitarmi che sia morto. Lui aveva all’interno bombole d’ossigeno che forse hanno fatto peso e l’hanno trascinato in basso, mentre noi eravamo più leggeri. Non lo so. Comunque lui è finito in profondità e non ce l’ha fatta. Lo abbiamo tirato fuori ma non c’era più niente da fare».

Alberto Magliano era nato a Trieste nel 1945, ma era milanese d'adozione. Alpinista non professionista, di ogni continente Magliano aveva scalato la montagna più alta. Del suo rapporto con la montagna - scoperta relativamente tardi a 36 anni - l'alpinista brianzolo scriveva nel suo blog www.sevensummits.it.
Il primo tentativo di salita al Manaslu, l'aveva compiuto nel 2009, insieme a 8 compagni più il capospedizione Mario Merelli. Dopo un mese di brutto tempo riescono a raggiungere il campo 3 ma non riescono a raggiungere la vetta. In quella spedizine perde la vita a causa di un edema polmonare Giuseppe Antonelli, alpinista trentino.
Crediamo che non vi sia miglior saluto all'alpinista italiano scomparso in Himalaya che riprendere alcuni passaggi della sua riflessione intitolata 'La mia montagna':
'Ai tanti che in questi anni mi hanno chiesto cosa rappresenti la montagna per me - spesso un po' stupiti nel vedere un non professionista così intensamente impegnato nell'alpinismo - ho sempre risposto che è, innanzitutto, il luogo della mia libertà. Libertà da tutto ciò che ci vincola, ci impedisce, ci limita, vorrei dire "ci trattiene in basso". Emblematico, per me, il titolo di uno dei tanti libri di Reinhold Messner: “La libertà di andare dove voglio” ... L'alpinismo così interpretato diventa una straordinaria attività di vita, ... un modo di vivere, forse addirittura una visione del mondo. ... In questo spirito mi sono sempre considerato un "conquistatore dell'inutile", secondo la geniale definizione di Lionel Terray, in cui la vacuità dell'oggetto e il disinteresse del soggetto sono clamorosamente compensati dalla faticosa realtà della conquista.



Red/Am