fonte foto: OIM

Usa, stop ai rifugiati: preoccupazione delle associazioni umanitarie

Le recenti notizie sui programmi di chiusura delle frontiere degli Stati Uniti dell'era Trump hanno destato non poche reazioni da parte delle associazioni umanitarie. UNHCR e OIM chiedono agli Usa di fare marcia indietro, mentre MSF etichetta il provvedimento come "atto disumano"

Le recenti notizie sui programmi di chiusura delle frontiere degli Stati Uniti dell'era Trump hanno destato non poche critiche e preoccupazioni da parte delle associazioni che, da sempre, si occupano di diritti umani e di accoglienza per chi fugge da guerre e violenze.

Secondo UNHCR,
Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, i bisogni dei rifugiati e dei migranti in tutto il mondo non sono mai stati così grandi, e il programma di reinsediamento degli Stati Uniti è uno dei più importanti al mondo. La tradizione politica degli Stati Uniti di accogliere i rifugiati ha creato una situazione di doppio beneficio: ha salvato la vita di alcune delle persone più vulnerabili del mondo, che hanno a loro volta arricchito e rafforzato le loro nuove società. Per questo, UNHCR e OIM, Organizzazione internazionale per le migrazioni, auspicano che gli Stati Uniti continuino a esercitare il loro forte ruolo di leadership e la lunga tradizione di proteggere coloro che fuggono da conflitti e persecuzioni. Rimane l'impegno delle due associazioni a lavorare con l'amministrazione degli Stati Uniti per l'obiettivo condiviso di garantire programmi di reinsediamento e di immigrazione sicuri e protetti. Sempre secondo l'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, nel mondo ci sono al momento più di 65 milioni di sfollati, la cifra più alta mai registrata dalla Seconda Guerra Mondiale.

Più allarmate le reazioni di Medici Senza Frontiere (MSF), secondo cui lo stop degli Stati Uniti al reinsediamento dei rifugiati
è un atto disumano che mette a rischio la vita di chi fugge da zone di guerra. MSF chiede l'immediato ripristino del programma: "Le nostre equipe vedono ogni giorno persone che cercano disperatamente sicurezza di fronte a frontiere chiuse o confinate in zone di guerra da cui non possono fuggire - afferma Jason Cone, direttore esecutivo di MSF negli USA - Sbarrare le porte degli Stati Uniti, dove per anni l'ingresso dei rifugiati è stato rigorosamente controllato, mina il concetto basilare che le persone devono poter fuggire per salvarsi la vita". Il divieto di ingresso a tempo indeterminato per i siriani è particolarmente deleterio per milioni di persone che sono fuggite a violenze agghiaccianti. Quasi 5 milioni di siriani sono fuggiti in paesi confinanti, come il Libano e la Giordania, che hanno meno abitanti di molti stati americani, mentre tutti gli Stati Uniti ne hanno accolti finora meno di 20.000. Molti altri siriani sono ancora bloccati nel proprio paese, di cui decine di migliaia nel deserto vicino alla frontiera chiusa con la Giordania e in altre zone di frontiera in tutta l'area. Di fatto, l'ordine esecutivo di Trump condannerà molte persone a restare bloccate in zone di guerra, mettendo direttamente in pericolo le loro vite. "I rifugiati sono madri, padri e bambini che vogliono quello che vogliamo tutti: un posto sicuro dove vivere le loro vite, lontani da guerre e persecuzioni - afferma Cone.

red/lg