Coronavirus e fragilità, la casa sulla strada dei senza fissa dimora

Associazioni e organizzazioni umanitarie chiedono alle istituzioni di intervenire per aiutare le persone senza fissa dimora: adulti e minori non accompagnati

ilgiornaledellaprotezionecivile.it ha deciso di focalizzarsi sulle difficoltà quotidiane dei soggetti più fragili della società, durante la pandemia di coronavirus. Per avere la massima diffusione possibile, la redazione ha lanciato anche una campagna social con l’hashtag #NonCiLasciareIndietro.

L’emergenza coronavirus sta mettendo in seria difficoltà il nostro Paese. Restare a casa è l’unico modo per fermare il contagio: un gesto di responsabilità. Eppure non tutti possono farlo. Qualcuno, infatti, una casa in cui “restare” non ce l’ha.

Negli ultimi giorni, diverse associazioni hanno chiesto misure urgenti per aiutare chi vive in strada: queste persone hanno bisogno di un’abitazione e di una residenza per affrontare la crisi. Inoltre, la situazione è resa ancora più difficile dai verbali redatti ai senza fissa dimora per violazione dell’art 650 del codice penale. Il decreto #IoRestoACasa, infatti, prevede l’arresto fino a tre mesi o l'ammenda fino a duecentosei euro per chi si trova fuori casa senza un giustificato motivo. Alcuni senzatetto a Milano, Modena, Verona, Siena e in tante altre città sono già stati denunciati perché, appunto, fuori casa. Avvocato di Strada, associazione che tutela i diritti delle persone senza dimora, è già al lavoro per chiedere l’archiviazione per il reato contestato e per avere dalle istituzioni “disposizioni chiare su questo tema, per la polizia municipale o le forze di polizia”, spiega Antonio Mumolo, presidente dell’associazione. Ma non solo, l’associazione ha lanciato un appello al presidente del Consiglio dei Ministri, ai presidenti delle Regioni italiane perché intervengano al più presto chiedendo:

  • di far cessare immediatamente l’irrogazione di sanzioni alle persone senza dimora per il solo fatto di trovarsi “fuori casa” senza motivo;
  • di stanziare somme per consentire ai comuni di fornire un tetto alle persone senza dimora, utilizzando palestre, capannoni o altri edifici pubblici o privati;
  • di garantire il diritto alla salute di queste persone consentendo loro l’accesso immediato alle cure ovvero assegnando loro un medico di base pur in assenza di residenza.

Le soluzioni dei Comuni
Allo stesso tempo, ai sindaci dei Comuni italiani è stato chiesto di prolungare l’apertura delle strutture utilizzate nel periodo invernale e di velocizzare le procedure per iscrivere le persone senza fissa dimora nelle liste anagrafiche in modo da poterle anche monitorare dal punto di vista sanitario. Alcuni Comuni hanno messo in campo dei piani ad hoc per venire incontro alle esigenze dei senzatetto in questo difficile momento. A Bologna, ad esempio, da lunedì 16 marzo fino al termine del Piano Freddo (31 marzo), alcune strutture di accoglienza resteranno aperte dalle 14 alle 10 del giorno dopo, anziché dalle 19 alle 9 del mattino. Queste strutture si aggiungono a quelle già disponibili 24 ore su 24. In questi spazi spiega il Comune, è garantita la distanza di sicurezza e la sanificazione quotidiana dei locali. Anche a Roma, l’amministrazione capitolina ha ampliato l’accoglienza per le persone senza fissa dimora, sempre nell’ambito del piano freddo della capitale. I centri al regime di 15 ore passeranno al regime completo di 24 ore, permettendo di ospitare 240 ospiti. Anche in questo caso, è garantita la distanza di sicurezza e l’igienizzazione quotidiana dei locali.

Attenzione ai più piccoli
Purtroppo, oltre ai soggetti adulti, ad essere colpiti dall’emergenza ci sono anche i minori non accompagnati: sia quelli che vivono nelle comunità che quelli che sono in strada e non hanno tutele dal punto di vista sanitario o non sono inseriti in un percorso educativo. “Per quanto riguarda i ragazzi che vivono in comunità - spiega il direttore dei programmi Italia - Europa di Save The Children Raffaella Milano - come organizzazione stiamo lavorando moltissimo per aiutare le stesse comunità a fornire informazioni sui comportamenti corretti da tenere, sia per i ragazzi che per gli educatori”. La situazione cambia per coloro che sono vittime di sfruttamento e vivono e lavorano in strada: “In alcune situazioni, i minori e le minorenni vittime della tratta vengono spostati all’interno di appartamenti. In questo modo, non ci è possibile monitorare la situazione”, continua. Infine ci sono anche quei giovani che stanno per compiere 18 anni. “Come Save The Children abbiamo chiesto al Parlamento di estendere il permesso di soggiorno anche ai ragazzi che in questo periodo raggiungono la maggiore età. In modo da poter assicurare loro la protezione“, spiega Milano. Allo stesso tempo, l’organizzazione chiede al Governo di stanziare ai comuni dei fondi dedicati alle persone in povertà estrema. Insomma, l’obiettivo è quello di non lasciare nessuno indietro, soprattutto se si tratta dei soggetti più fragili della società.

Marco Tonelli