fonte foto: Regione Piemonte

Coronavirus: la risposta del sistema prociv in Piemonte

Come sta rispondendo il sistema territoriale di protezione civile del Piemonte all'emergenza da Covid-19? Gianfranco Messina, disaster manager e pianificatore di protezione civile fa il punto su criticità e punti di forza del sistema

Una situazione nuova, mai sperimentata prima, diversa delle (tante) emergenze affrontate nel nostro Paese sino ad ora: un’epidemia, anzi una pandemia globale, che sta stravolgendo ritmi e modalità di vita e di lavoro, certezze e organizzazione sociale, e che sta mettendo a dura prova ogni nazione colpita, la sua popolazione e il suo sistema sanitario e d’emergenza.
Il coronavirus, si sa, è calato come una mannaia sul nostro Paese, il secondo più colpito al mondo dopo la Cina per numero di contagi : quasi 64.000 ad oggi (81mila la Cina) e con il tragico primato per numero di vittime (6077 ad oggi contro le 3160 della Cina).
Le Regioni italiane, prime fra tutte quelle del nord, si sono trovate a dover gestire, nel giro di qualche settimana, una contingenza estremamente complessa, dovendo da una parte fronteggiare il contagio dilagante e le sue conseguenze e dall’altra prendere decisioni rapide e mai sperimentate prima per arginarne la diffusione.
La Regione Piemonte, in prima istanza, ha attivato il sistema di prevenzione e controllo sanitario in stretto contatto con il Ministero della Salute e a livello regionale ha coinvolto il sistema 118, il SeReMi (servizio epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive), le Direzioni generali e sanitarie delle aziende sanitarie ed ospedaliere e i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL: ha attivato il numero verde 800.19.20.20 (h 24) dedicato alle richieste di carattere sanitario sul Coronavirus e predisposta la sorveglianza sanitaria negli aeroporti sui passeggeri in arrivo con tutti i voli internazionali agli aeroporti di Caselle (TO) e Levaldigi (CN).
A fine febbraio il Piemonte ha istituito la propria Unità di crisi regionale e qualche giorno fa, il 17 marzo, ha nominato come commissario straordinario e per l’emergenza covid19, Vincenzo Coccolo, già direttore generale di ARPA Piemonte e direttore regionale Protezione Civile Regione Piemonte.
Ad oggi (dato del 23 marzo) in Piemonte sono 5.094 le persone risultate positive al Coronavirus e 336 i decessi.

Gianfranco Messina, architetto e disaster manager, pianificatore di protezione civile, che ha recentemente collaborato alla Unità di Crisi regionale, mettendo a disposizione l’esperienza ventennale maturata a supporto degli enti locali e che in questi giorni sta seguendo oltre quaranta realtà comunali in sei delle otto province piemontesi, spiega al nostro giornale come sta rispondendo il sistema territoriale di protezione civile.

Messina, quali sono le principali le difficoltà riscontrate nel territorio nell’affrontare un nemico tanto invisibile quanto sconosciuto?
“In una fase concitata come quella di questi giorni potrebbe risultare fuorviante provare a fare un quadro della risposta dei Comuni all’emergenza senza prima fare una premessa ‘critica’ sulla risposta dell’intero Sistema di protezione civile. In Italia la risposta si è concretizzata nel fine settimana del 23/02 e allora a tanti (anche del Sistema della protezione civile) sembrarono inopportune o quanto meno strane le prime misure di contenimento da attuare nelle Regioni in cui erano apparsi i primi focolai dell’epidemia (Zone Rosse). In questo contesto, inedito per la nostra protezione civile, ho rilevato tanta inconsapevolezza e alcune evidenti sottovalutazioni: nessuno che spingesse sulla necessità di assumere una direzione unitaria dell’emergenza (prevista per legge in questi casi); il sopravvento delle iniziative regionali che hanno impedito di ragionare sulle previsioni di diffusione dell’epidemia su scale geografiche diverse; il coordinamento assunto dalle funzioni sanitarie piuttosto che da quelle di protezione civile e, in ultimo ma non meno importante, la mancanza di uno scenario di riferimento a cui affidare la pianificazione e il coordinamento delle attività d’emergenza (pur avendo tutti sotto gli occhi quello recentissimo della Cina). Su tutte una grave disattenzione che gli esperti di protezione civile conoscono bene: quando non si conosce bene l’entità dell’evento ma ne percepisci le potenzialità del rischio, serve partire con l’acceleratore al massimo per cercare di contenere l’espansione dell’epidemia e non viceversa!
In questo quadro di incertezza Sindaci e Comuni, per la prima volta a fare i conti con una emergenza senza l’importante sostegno del livello intermedio delle Province, hanno reagito di riflesso, spesso senza l’automatismo necessario in questi casi".

La pianificazione territoriale di protezione civile si è rivelata adeguata? E se sì ha fatto la differenza?
“Comuni consapevoli dell’urgenza nella reazione all’evento si sono strutturati al proprio interno per coordinare le attività in funzione della risposta sanitaria (raccordo diretto con il Servizio Sanitario territoriale per avere il quadro aggiornato dei positivi e delle quarantene, organizzazione della logistica in funzione delle richieste di assistenza agli anziani e alle quarantene, controllo del territorio per il rispetto delle disposizioni regionali e nazionali, ecc.). Tutto questo, attuando quanto già previsto nei piani d’emergenza, guardando soprattutto alla divisione dei compiti articolata per funzioni di supporto del Modello Organizzativo e all’approccio ‘reattivo’ previsto per gli eventi non prevedibili del Modello d’intervento, più che agli aspetti procedurali non definibili a priori per questa particolare situazione di rischio”.


C’è stata omogeneità di risposta, e in caso contrario a cosa si devono le differenze?
“Purtroppo a differenza dei Comuni che citavo prima ce ne sono stati altri che hanno preferito azioni prettamente ‘politiche’ o di ‘immagine’, ad esempio sulla visibilità nell’azione di assistenza ai più deboli o sulla ‘sanificazione’ delle strade (magari nel desiderio di dare risposte ai cittadini che postavano richieste di questo tipo sui canali social) e hanno lasciato in secondo piano la necessità di coordinamento nelle attività di protezione civile, cruciale per mantenere la regia dell’emergenza, perdendo così la conta dei casi positivi e delle quarantene e più in generale il controllo della sicurezza dell’intero territorio comunale”.

Un altro tema cardine di questa emergenza è la comunicazione ai cittadini. Il messaggio diffuso è recepito, è uniforme, o avete notato sostanziali differenze fra singole realtà comunali o sovracomunali?”
"I Sindaci e i Comuni che hanno colto questa necessità hanno attivato subito uno o più canali comunicativi con i cittadini per aggiornarli periodicamente sulle prescrizioni vigenti, sul numero di casi presenti sul territorio e sui servizi di assistenza, utilizzando sistemi di informazione massiva, social ma anche avvisi affissi sul territorio, altri invece hanno improvvisato anche su questo perdendo l’occasione giusta per rendere efficace la comunicazione, disarticolando la risposta all’emergenza della popolazione. In generale comunque ho registrato un buon allineamento tra la comunicazione sovracomunale e quella comunale".

Quanto si sta rivelando importante avere un volontariato di protezione civile  preparato e ben radicato nel territorio?
"Il volontariato risponde come sempre con molta generosità e, questo vale per il supporto alla gestione di qualunque emergenza, se ben coordinato dai Sindaci e dai Comuni opera con un livello altissimo di sicurezza e di professionalità".

Qualche giorno fa la nomina del commissario straordinario, Dott. Coccolo, persona con alle spalle una lunga esperienza di Protezione civile...
"Dare in mano il Coordinamento dell’Unità di Crisi a un Commissario Straordinario del calibro del Dott. Coccolo è di grande aiuto, sia per far lavorare al meglio le professionalità di cui la Regione dispone, sia per mantenere il controllo del coordinamento di tutte le attività di risposta all’emergenza".

Infine, volendo dare una valutazione globale, come si stanno comportando i cittadini piemontesi?
"Credo che l’atteggiamento rifletta quello della media nazionale; dove l’autorità territoriale comunale di protezione civile si è mossa in modo pronto e coordinato c’è stato un adattamento più veloce dei comportamenti dei cittadini, dove invece si è tentennato di più nell’azione di protezione civile si è perso il rigore necessario per una risposta resiliente della popolazione".

patrizia calzolari