Rischi catastrofali: ancora pochi gli italiani che si assicurano

Nonostante un aumento di consapevolezza sui rischi e le agevolazioni fiscali, gli italiani non avvertono ancora, se non marginalmente, l'esigenza di assicurarsi contro le catatrofi naturali

In Italia non esiste l’obbligo di assicurare immobili, beni o attività economiche contro i cosiddetti rischi catastrofali e, nonostante il Belpaese contempli una vasta gamma di rischi di origine naturale molti dei quali si ripetono con grande frequenza (alluvioni, terremoti, eventi meteo estremi, frane, ecc), sono ancora molto pochi gli italiani che decidono di tutelarsi tramite un'assicurazione privata.
Quando si verifica una catastrofe o una calamità naturale, il cittadino italiano è indotto a pensare che vi sia una sorta di diritto al risarcimento dei danni da parte dello Stato: in realtà la Costituzione italiana non prevede alcun obbligo in capo allo Stato in questo senso.
In caso di catastrofi naturali, le misure in materia vengono prese volta per volta, in base alle disponibilità economiche del momento. L’intervento pubblico è sempre ex-post ed è propriamente di tipo risarcitorio: lo Stato rimborsa (totalmente o parzialmente) i danni per mezzo di agevolazioni fiscali, rindennizzi o altre misure.
Questa modalità, attuata ripetutamente nel tempo, ha accresciuto la convinzione che esista un garante di ultima istanza disposto o tenuto a farsi carico della ricostruzione.

Le assicurazioni private
Le compagnie assicurative hanno comunque elaborato e perfezionato nel tempo una gamma di offerte in questo senso. Per saperne di più abbiamo interpellato il gruppo UnipolSai e Ania, l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici.

“Negli ultimi dieci anni – ci spiega UnipolSai - quasi tutte le Compagnie operanti sul mercato Italiano hanno introdotto nei loro prodotti assicurativi la possibilità di coprire gli eventi catastrofali (terremoti e alluvioni) che sino ad allora erano espressamente esclusi dalle coperture.
Le Compagnie si sono adeguate alla realtà che cambia: i cambiamenti maggiori nelle offerte hanno riguardato gli eventi atmosferici ed alluvionali, la cui frequenza ed entità è cresciuta molto.
Dal canto loro gli utenti stanno dimostrando un aumento nella percezione del rischio, in particolare quello legato alle conseguenze del cambiamento del clima: in genere dopo il verificarsi di eventi calamitosi seguiti da un’ampia copertura mediatica, la richiesta assicurativa raggiunge i suoi picchi, per poi però diminuire man mano che l’interesse generale si affievolisce”.

“I cittadini – prosegue UnipolSai - hanno ancora molti dubbi sul funzionamento delle polizze contro i rischi catastrofali, in particolare hanno perplessità sull’estensione delle coperture e sul risarcimento dei danni. Le compagnie dal canto loro hanno reagito responsabilmente per garantire la solidità del sistema assicurativo e adeguate coperture assicurative. In casi eccezionali il risarcimento può arrivare anche al 100% delle somme assicurate”.

Alla nostre domande sul cosa sia avvenuto dal punto di vista assicurativo in Emilia-Romagna dopo il sisma del 2012, (UnipolSai ha la sede centrale a Bologna), l’unico evento fino ad ora ad avere le caratteristiche di “terremoto industriale” visto l’elevato numero di aziende coinvolte, l'Azienda ci conferma il trend:
“L’incremento di richiesta c’è stato, sì, ma solo nell’immediato. Anche in questo caso l’interesse è andato scemando col tempo. Ad oggi, sul totale Italia, le polizze con copertura catastrofali per i nostri prodotti Impresa e Commercio rappresentano l’11% del totale delle polizze. In Emilia Romagna, a fronte dell’evento passato, questa percentuale è più alta e si assesta intorno al 14-15%”.

Un po’ di numeri
Come detto, in Italia attualmente sono commercializzate diverse polizze con estensione di garanzia alle catastrofi naturali ma la loro penetrazione nel mercato seppure in crescita, rimane ancora marginale. Dal 2009 ad oggi si sono verificate oltre 40 alluvioni e diversi eventi sismici importanti (2009 a L’Aquila, 2012 in Emilia, 2016/17 in Centro Italia, 2017 a Ischia) che hanno certamente contribuito ad accrescere la consapevolezza di dover proteggere il proprio patrimonio immobiliare, ma, secondo il dato Ania, le coperture assicurative per gli eventi catastrofali sono ancora scarsamente diffuse: l’87,1 % delle polizze fabbricati non presenta alcuna estensione assicurativa (polizze attive al 31 marzo 2021).

Per il rimanente 12,9 % * ( pari a circa 1,4 milioni di polizze):
• un 7,3 % copre il solo rischi terremoto ( 820mila polizze)
• il 2,6 % il solo rischio alluvione (287 mila polizze)
• il 3 % entrambi i rischi (341 mila polizze)

Rispetto a quanto rilevato dal settembre 2016 (anno del catastrofico terremoto che a partire da agosto colpì il Centro Italia), le polizze che presentano la copertura del solo rischio terremoto sono aumentate di quattro volte (+331 %), più di cinque volte quelle che hanno la copertura per entrambi i rischi alluvione e terremoto (+444 %), mentre quelle con la copertura del solo rischio alluvione hanno registrato una crescita limitata al +54 %.

*(percentuale in crescita rispetto agli anni precedenti e più che raddoppiata da settembre del 2016, quando era pari a 5,1%.)

(fonte: ANIA)
(fonte: ANIA)

Dalla rilevazione PERILS sulle esposizioni assicurate contro i rischi catastrofali in Italia, per l’anno 2021, si stima che per quanto riguarda i rischi commerciali, l’esposizione complessiva sia pari a:
circa 768 miliardi per il terremoto (-2,3% rispetto al 2020)
circa 746 miliardi per l’alluvione (-4,4% rispetto al 2020).
Si contano inoltre circa 813.000 unità di rischi commerciali assicurati contro il terremoto e 815.000 contro l’alluvione.
La distribuzione territoriale delle esposizioni assicurate contro le catastrofi naturali, con riguardo sia ai rischi commerciali sia  residenziali, evidenzia una concentrazione nelle regioni del Nord, dove è ubicato più del 60% delle coperture. Anche le regioni del Centro assumono un peso significativo, pari al 20% del totale delle esposizioni.

Il rischio climatico
Un capitolo a parte andrebbe dedicato al rischio meteo-climatico, visti l’aumentare della frequenza dei cosiddetti eventi estremi, (a cui probabilità di rischio è aumentata in Italia del 9% negli ultimi vent’anni) e gli impatti nefasti della crisi climatica sull’economia.
In base a quanto emerge dal rapporto 2020 “Analisi del Rischio. Cambiamenti climatici in Italia” della Fondazione CMCC Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, i cambiamenti climatici sono un acceleratore del rischio per molti ambiti dell’economia e della società e incideranno negativamente sul PIL nazionale, con pesanti ripercussioni sulle dotazione infrastrutturale del Paese e sui settori produttivi, in particolare su:

agricoltura, che complessivamente potrebbe avere perdite nella produzione per un valore complessivo tra i 13 e i 30 miliardi: secondo ISMEA, nel 2020, il settore ha subito danni per un totale di 612,6 milioni, di cui per gelate (537,2 mln), siccità (71,3 mln) e alluvioni (4,1 mln);

turismo (sia estivo sia invernale): in uno scenario di aumento della temperatura di 2°C nel periodo estivo, CMCC stima una riduzione del 15% degli arrivi internazionali, fino a quasi il 22% in uno scenario di aumento di 4°C con perdite economiche, tenendo conto anche della contrazione della domanda dei turisti nazionali, stimate tra i 17 e i 52 miliardi, a seconda dei due scenari climatici.

A livello europeo, le coperture assicurative contro i rischi climatici sono ancora poco diffuse dal momento che si aggirano tra un minimo del 5% a un massimo del 35% del totale dei danni assicurati mentre, secondo alcune stime dell’industria assicurativa, ogni punto percentuale in più di copertura potrebbe ridurre del 22% i costi globali a carico della fiscalità generale.

Tra le linee di azione suggerite dalla Commissione europea in tema di strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, c’è anche quella di colmare questo gap di protezione assicurativa, promuovendo il più possibile schemi assicurativi nazionali contro le catastrofi naturali.

Le Agevolazioni fiscali In Italia
Al fine di favorire la diffusione delle polizze assicurative contro le catastrofi naturali (terremoti e alluvioni), la legge n. 205 del 27 dicembre 2017 ha previsto agevolazioni fiscali per chi si assicura contro questi eventi, dando la possibilità di portare in detrazione dalle tasse il 19% del premio assicurativo pagato per ciascun anno di imposta.
Ciò vale anche per le polizze stipulate dai condomini a copertura dei rischi per eventi calamitosi per l’intero fabbricato: in questo caso sarà detraibile il 19% della quota-condomino di premio della singola unità abitativa e pertinenze. Per questo tipo di detrazione non è previsto alcun limite di spesa.
Inoltre le assicurazioni casa per eventi calamitosi godono di un ulteriore vantaggio fiscale: non sono soggette alla tassazione del 22,25% del premio totale, prevista per la sottoscrizione della polizza assicurativa.

Seppur con risultati ancora limitati, pare che questa legge stia producendo effetti positivi dal momento che si stima che il numero di unità abitative assicurate contro i rischi catastrofali al 31 marzo 2021 sia pari a 1,6 milioni (contro le sole 600 mila nel 2016, anno del nefasto terremoto che devastò il Centro Italia). Rapportando questo numero al totale delle abitazioni presenti in Italia e censite da ISTAT (31,2 milioni) risulterebbe una penetrazione assicurativa pari al 5,1% delle abitazioni esistenti, numero certamente in crescita ma ancora molto contenuta (era del 2,0% del 2016).


(incidenza % delle unità abitative assicurate contro le catastrofi naturali sul totale delle abitazioni esistenti - fonte: ANIA)

Assicurazione obbligatoria?
In molti Paesi europei qualsiasi contratto di assicurazione include anche le calamità naturali. In questo modo le compagnie non possono rifiutare la propria copertura assicurativa, anche nelle aree più a rischio. In Italia sino ad ora i disegni di legge che hanno tentato di introdurre un sistema obbligatorio o semi-obbligatorio di assicurazione contro le calamità naturali non hanno mai avuto seguito.
Da una parte il cittadino pensa che il diritto al ristoro dei danni sia garantito dallo dello Stato, dall’altra i risarcimenti non possono superare l’entità del danno: chi fosse assicurato, correrebbe quindi il rischio di vedersi negare o ridurre l’eventuale contributo da parte dello Stato.

Secondo la presidenza Ania sarebbe opportuno allineare la legislazione italiana a quella di gran parte degli altri Paesi europei con uno schema assicurativo obbligatorio pubblico-privato contro le catastrofi naturali, che assicuri omogeneità di garanzie fra i Paesi europei.
“La collaborazione tra pubblico e privato - afferma Umberto Guidoni, co-direttore generale di Ania- può essere rappresentata da un meccanismo di assicurazione obbligatoria contro gli eventi sismici e climatici intensi che sia in grado di sgravare lo Stato - e quindi l’intera collettività - da una spesa sempre più importante, pari a circa 7 miliardi all’anno".

patrizia calzolari