Le principali sfide del sistema di allerta nazionale

Il tema è stato affrontato nel dettaglio durante la Seconda Conferenza nazionale sulle previsioni meteorologiche e climatiche che si è svolta a Bologna, nella sede della Regione Emilia-Romagna, tra il 21 e il 22 giugno

Sapere con anticipo quello che accadrà può salvare delle vite. Con questa consapevolezza nasce il sistema di allertamento nazionale all’interno del quale la protezione civile lavora a stretto contatto con chi elabora le previsioni, ovvero il Centro funzionale centrale e la rete di Centri funzionali regionali. Ma perché abbiamo bisogno di un sistema di allertamento nazionale? I rischi di protezione civile che hanno un impatto più significativo sia in termini di frequenza che di perdita di vite umane e di danni materiali sono terremoti, alluvioni e frane. Di questi, alluvioni e frane presentano dei segnali precursori che permettono di avvertire con anticipo gli enti che si occupano della gestione dell’emergenza. Nicola Berni della Regione Umbria ha introdotto così l’intervento su invito della prima sessione, dedicata a “Previsioni e sistemi di allerta per la gestione e la mitigazione del rischio”,  della Seconda Conferenza nazionale sulle previsioni meteorologiche e climatiche (che si è svolta a Bologna, nella sede della Regione Emilia-Romagna, tra il 21 e il 22 giugno).

Principali criticità del sistema di allertamento nazionale
Attraverso un rapido excursus storico sul sistema di allertamento della protezione civile Berni è arrivato a mettere in luce gli obiettivi che si sono raggiunti negli ultimi anni e le macro criticità che rappresentano la direzione in cui operare al momento attuale. Berni ha cercato di porsi non solo dal punto di vista dell’operatore di protezione civile ma anche dell’autorità che deve prendere decisioni di pubblica sicurezza e soprattutto del cittadino che deve sapere quali comportamenti adottare in caso di emergenza.
“Il sistema di allerta funziona se arriva al cittadino, nei primi anni si è lavorato nella costruzione a monte, fino ad arrivare al sindaco che ora ha gli strumenti per attivare il piano di protezione civile. Quello che ancora è da costruire è l’ultimo miglio, l’arrivo ai cittadini, ma siamo sulla strada giusta.”

Infatti il sistema di allertamento nasce nel 1994, ma saranno gli eventi di Sarno e Soverato ad attivare dal punto di vista normativo il potenziamento delle reti di monitoraggio e la nascita della rete radar nazionale, per arrivare alla direttiva De Bernardinis del 2004 che ha finalmente dato una struttura vera e propria al sistema.
L’esigenza di omogeneità e chiarezza per facilitare l’attivazione comunale dei piani di protezione civile è arrivata successivamente. Nel 2016 sono stati elaborati scenari di evento omogenei su tutto il territorio nazionale, introdotti i codici colore e definito un collegamento tra livello di allerta e fasi operative.
Quello che manca ora è il raggiungimento del cittadino, il cosiddetto “ultimo miglio”, e si tratta della sfida da affrontare per un sistema di allertamento sempre più efficace. In questo il codice di protezione civile del 2018 ci viene in aiuto sancendo i diritti e doveri del cittadino a informarsi sulle corrette procedure di protezione civile.

Dal codice di protezione civile arriva anche la seconda macro criticità identificata da Berni, ovvero la gestione dell’incertezza. Infatti nel testo del codice, in merito ai sistemi di allertamento si parla di preannuncio in “termini probabilistici” e questo rappresenta una sfida notevole in quanto ogni modello previsionale ha una sua fascia di incertezza che va valutata, studiata, proceduralizzata e comunicata. Inoltre, l’incertezza in fase previsionale si riflette anche nella valutazione in tempo reale dell’evoluzione degli scenari di rischio, per cui il presidio territoriale diventa una risorsa fondamentale.

La sfida non è solo su un piano tecnico che comprende la previsione e il monitoraggio, ma anche sul piano comunicativo, come ha messo in luce Livio Stefanuto di Arpa FVG: “Stiamo provando a comunicare in termini probabilistici, ma a valle ci scontriamo con una richiesta di informazioni di tipo on/off, che cerchiamo di inserire nella catena probabilistica attraverso l’utilizzo di soglie, senza ottenere ancora un risultato del tutto soddisfacente”.

“Dobbiamo capire come proceduralizzare l’incertezza” ha risposto Berni “Dobbiamo trovare un compromesso tra quello che è l’ottimo e l’utile, uno strumento per utilizzare l’informazione probabilistica come dato aggiuntivo di qualità. Non possiamo dire al sindaco “c’è il 40% delle probabilità di avere situazioni critiche sul territorio" ma dobbiamo fornire informazioni utili a prendere delle decisioni operative”.

L’ultima criticità rilevata da Berni riguarda la previsione e la gestione del rischio temporali, per cui ha portato come caso studio l’evento del 23 agosto 2021 di Perugia.

L’intervento si è concluso con alcuni spunti di riflessione, sia sulle più recenti conquiste culturali, come la multidisciplinarietà e l’approccio multirischio, che sui prossimi passi da compiere, rimarcando la necessità di raggiungere l’ultimo miglio e di fornire previsioni probabilistiche che possano essere utilizzate efficacemente da parte di decisori e cittadini.

Dal sistema al cittadino
Il dibattito che ha concluso la sessione sulle previsioni e i sistemi di allerta per la gestione e mitigazione del rischio ha ripreso alcuni degli aspetti emersi durante l’intervento di Berni, sfiorando anche i macro temi di comunicazione dell’incertezza e valore della previsione che hanno animato la giornata successiva.

Raffaele Veneziani del Consorzio di bonifica di Piacenza, precedentemente sindaco per dieci anni, ha fatto riferimento allo scambio tra Berni e Stefanuto portando la propria esperienza sul campo da amministratore “E’ meglio un'informazione più grezza ma molto più immediata, ci sono momenti in cui non è possibile attendere l'informazione più precisa, in questi casi l’approccio probabilistico diventa determinante”.

A questo si aggiunge poi un’altra tematica, quella del broadcasting e della continua esposizione dell’utente a informazioni che non ha gli strumenti per comprendere e che nell’ambito di protezione civile possono portare a situazioni critiche. Veneziani ha raccontato la propria esperienza da sindaco riportando che purtroppo c’è ancora un’ampia fetta di popolazione che non è consapevole dei rischi legati alla piena di un fiume, per esempio, e in caso di avviso invece che cercare un riparo sicuro si reca sul ponte a fare video e foto da postare online, mettendo a rischio la propria vita e quella dei soccorritori che si occupano di gestire l’emergenza. Questo a riprova del fatto che non sempre un’informazione corretta è anche un’informazione utile ai fini di protezione civile.
 
Federico Grasso, giornalista e ingegnere di Arpa Liguria, ha portato l'attenzione su quella che è una criticità della funzione comunicativa del sistema di allertamento, rivolgendosi alla stampa affinché aiuti tematiche così attuali come quelle oggetto della conferenza a uscire dall’ambito specialistico e raggiungere il cittadino. “Se facciamo bene il nostro lavoro, anche in sinergia con i media, abbiamo una non-notizia, ma la migliore non-notizia che possiamo dare, ovvero l’assenza di vittime.”

In secondo luogo Grasso ha sottolineato l’importanza della componente politica, che deve essere parte integrante del sistema di allerta, portando l’esempio positivo della Liguria in cui non solo sono state impiegate risorse per la stampa, ma l’assessore regionale segue in prima persona le situazioni di emergenza dalla sala operativa. L’esperienza ligure dimostra infatti la necessità e l’efficacia di un approccio multidisciplinare e multirischio: "I comunicatori devono stare al fianco dei previsori nella sala operativa per ridurre al minimo i tempi di avviso alla popolazione e facilitare la comunicazione.”

Infine Grasso ha concluso il dibattito auspicando una condivisione delle attività svolte sul territorio che possono diventare buone pratiche da adottare su scala nazionale, presentando brevemente alcuni dei prodotti alla cui realizzazione ha contribuito Arpal.

Il video integrale della Seconda Conferenza nazionale sulle previsioni meteorologiche e climatiche si trova sul canale YouTube CMCC.

Margherita Venturi