Cnsas FVG, importante esercitazione speleosubacquea fino a 100 metri di profondità

Italia e Slovenia collaboreranno per un'esercitazione di soccorso alle Sorgenti del Gorgonazzo, Polcenigo (PN) in programma per sabato 22 settembre

Dopo il recente incidente nella grotta di Tham Luang in Thailandia, assume particolare valore l’esercitazione di soccorso speleosubacquea che avrà luogo sabato 22 settembre presso le Sorgenti del Gorgazzo, in comune di Polcenigo (Pordenone), alle pendici dell’altopiano del Cansiglio.

Il sito, già in passato tenuto in alta considerazione dai pionieri dell’attività speleosubacquea, vanta una altissima frequentazione negli ultimi tempi. Solo lo scorso anno, infatti, sono stati più di trecento gli accessi segnalati dal Comune che gestisce i permessi – numeri che sono superati soltanto da abissi famosi come la grotta del Bue Marino in Sardegna o la Valstagna e la Valsugana in Veneto. Oltre al piacere dell’immersione per gli appassionati, la grotta è stata teatro di esplorazioni record, ultima fra tutte quella compiuta dallo speleosub Luigi Casati fino a 212 metri di profondità.

All’esercitazione, organizzata dalla Commissione Subacquea Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, prenderanno parte venticinque tecnici speleosubacquei provenienti da tutta Italia e una delegazione dalla Slovenia.

Sarà particolarmente impegnativa l’operazione di soccorso che verrà intrapresa, con il recupero di un disperso a cento metri di profondità, una distanza già altamente impegnativa da raggiungere per un singolo speleosub e quindi ancora più complessa per un team di soccorso che deve operare in squadra con i limiti che questo tipo di attività impone. Potrebbe essere paragonata, fatte le dovute differenze di ambiente, ad un soccorso su una parete impegnativa come il Monte Eiger. L’operazione verrà effettuata due volte, in un primo tempo per il team di soccorso italiano e una seconda volta per il team sloveno, che potranno in questo modo valutare e confrontare le differenze nei rispetti approcci per poi operare insieme in eventuali futuri soccorsi.

La possibilità di operare a tali profondità consente ai tecnici speleosubacquei del Soccorso Alpino e Speleologico di collaborare con altri corpi nazionali deputati a prestare soccorso in contesti speleosubacquei, come i Vigili del Fuoco e i Carabinieri. Per questo tipo di soccorsi che prevedono tutto l’itinerario in immersione acquatica non è previsto l’impiego della barella: per tutto il tempo, infatti, i tecnici respirano tramite apposite bombole e apparecchi denominati rebreather, con una speciale miscela di gas composta da ossigeno, azoto ed elio – dato che l’aria in quelle condizioni risulterebbe tossica e narcotica.

A differenza della grotta tailandese, che prevedeva uno sviluppo lineare di diversi chilometri a bassa profondità e simile per certi versi all’intervento di soccorso avvenuto anche in Italia, a Lucca, nell’inverno del 1985 per una scolaresca bloccata nella grotta denominata Tana che urla, l’esercitazione presenta uno sviluppo verticale e, come detto, una profondità notevole, con difficoltà nettamente superiori.

red/gp

(Fonte: CNSAS Friuli Venezia Giulia)