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Cri: le attivitą a sei mesi dall'inizio del conflitto ucraino

Le attività della CRI continuano: in previsione del rigido inverno in Ucraina e dell’instabilità della situazione relativa agli sfollati, la CRI si sta impegnando nella fornitura e installazione di più di 100 moduli abitativi provvisori

Il suono delle sirene antiaeree che rimbomba a Kiev all’alba del 24 febbraio 2022, annunciando minacciosamente un attacco aereo, farà parte per sempre dei ricordi più drammatici del popolo ucraino e di gran parte della popolazione mondiale che in diretta televisiva assisteva con ansia all’inizio di un conflitto a cui nessuno voleva credere. Rimarrà molto probabilmente uno di quei momenti, come la caduta delle torri gemelle dell’11 settembre 2001, in cui ci si ricorda perfettamente cosa si stava facendo e dove si era al momento quando si apprendeva la notizia.

Da oltre sei mesi stiamo assistendo a una delle più grandi crisi umanitarie della storia recente, con migliaia di morti e feriti tra soldati e civili e un costante flusso di milioni di rifugiati e sfollati. Numeri così alti, in un tempo così breve, non si registravano dalla seconda guerra mondiale. Secondo le stime di OCHA, sei mesi dopo dall’inizio del conflitto, lo scenario è sempre più sconfortante: circa 18 milioni di persone hanno bisogno di intervento umanitario e si stima che ci siano 6,65 milioni di sfollati interni in Ucraina e 6,8 milioni di rifugiati ucraini in tutta Europa.

L’impatto è ancora più devastante se si sommano anche le conseguenze causate a livello globale, in termini di sviluppo, di contrasto alla fame del mondo, di diseguaglianze acuite e di lotta al cambiamento climatico. Una conflitto nato durante la pandemia globale di Covid-19 e con una crisi climatica sempre più severa, i cui effetti negativi, messi tutti insieme, stanno spazzando via i recenti progressi raggiunti a livello di sviluppo socio-economico e uguaglianza, ma soprattutto stanno allontanando sempre di più la possibilità di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che dal 2015, prospettava per l’intera umanità un nuovo percorso all’insegna del progresso e della parità dei diritti. È qui che più si fa urgente l’azione del Movimento della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, non solo nella risposta nel cuore del conflitto ma anche con un’azione volta a colmare i nuovi bisogni in prospettiva futura a livello locale e globale.

È con questo duplice obiettivo che 6 mesi fa, sin dalle prime ore dall’inizio del conflitto, la Croce Rossa Italiana è scesa in campo al fianco della Consorella Ucraina, agendo con rapidità e efficacia per rispondere sia ai bisogni umanitari più urgenti della popolazione colpita sia per prevenire e prepararsi a nuove escalation del conflitto. Un intervento, tutt’oggi in corso, che in termini di dispiegamento di risorse umane e materiali non si era mai visto a livello internazionale. 6 mesi di attività umanitaria e di cooperazione sul campo che non sarebbe stata però possibile senza il supporto di una straordinaria campagna raccolta fondi che ha mobilitato velocemente centinaia di migliaia di cittadini e aziende privato.

La Croce Rossa è intervenuta con centinaia di volontari, impegnati nella logistica dell’assistenza umanitaria: trasportando e distribuendo in oltre 40 operazioni internazionali più di 1500 tonnellate di aiuti umanitari in Ucraina e nei paesi confinanti per aiutare i milioni di sfollati e rifugiati, in collaborazione con la Croce Rossa Ucraina e nell’ambito del sistema di Protezione Civile.  Per raccogliere e organizzare i beni umanitari provenienti da tutti i partner del Movimento, la Croce Rossa Italiana ha anche realizzato in tempi record un hub umanitario a Suceava in Romania, a una manciata di kilometri dal confine con l’Ucraina.

Non solo. Chi ha incrociato i loro sguardi, non potrà mai dimenticare la gratitudine e il sollievo delle 242 persone con fragilità sanitarie, evacuate in 3 diverse missioni internazionali grazie al personale CRI dall’Ucraina in Italia, e in collaborazione con il sistema di Protezione Civile, sono state salvate da un destino segnato e accolte in strutture e centri CRI. Tutt’oggi sono seguite da operatori esperti nei loro percorsi terapeutici e riabilitativi.

Cominciando dall’ Ucraina, dove volontari ucraini e italiani della Croce Rossa lavorano quotidianamente per rafforzare le capacità di intervento umanitario e aiutare più persone possibili. È il caso del progetto di supporto alle 20 unità mobili sanitarie della Croce Rossa Ucraina che prevede l’utilizzo di cliniche mobili per raggiungere  gli sfollati su tutto il territorio con l’obiettivo di offrire servizi sanitari primari così da alleggerire l’enorme pressione sulle strutture ospedaliere, molte delle quali danneggiate o distrutte dalla guerra (ad oggi secondo il Surveillance system for attacks on health care (SSA) del WHO si stimano circa 503 attacchi al sistema sanitario nazionale ucraino).

Oltre al supporto sanitario, sempre in Ucraina, l’intervento della CRI mira a rafforzare il coordinamento e la risposta alla crisi in corso della Croce Rossa Ucraina. Una sala operativa delle emergenze è stata costituita con la collaborazione del personale delle emergenze CRI. Un centro dal quale si gestiscono e si attivano h24 le decine delle squadre di soccorso in emergenza (ERTs) composti dai volontari di Croce Rossa Ucraina con il compito di intervenire e fornire assistenza umanitaria sia nei luoghi di aperto conflitto sia nelle aree a maggiore concentrazione di sfollati.

Infine, in previsione del rigido inverno in Ucraina e dell’instabilità della situazione relativa agli sfollati, la CRI si sta impegnando nella fornitura e installazione di più di 100 moduli abitativi provvisori (250) nelle regioni nel nord del paese, volti a garantire loro un alloggio sicuro e un acceso ai servizi di base a circa 100 nuclei familiari durante le stagioni fredde, che si prospettano estremamente difficili.

Un’azione che si estende oltre i confini ucraini, abbracciando anche i paesi che stanno subendo le conseguenze dirette e indirette della CRI, come Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia e i paesi di destinazione dei flussi migratori: dall’Europa sud-orientale a quella più occidentale, che stanno ospitando da mesi milioni di rifugiati.  Un lavoro possibile grazie al contributo finanziario e tecnico della Croce Rossa Italiana all’Emergency Appeal lanciato della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC). In coordinamento con la Federazione, la CRI con i suoi professionisti del settore sta supportando la risposta umanitaria sia lungo i confini che all’interno di questi paesi, lavorando per rafforzare le conoscenze e le capacità tecniche delle diverse Società Nazionali coinvolte.

Nonostante sia stato fatto molto, non ci si può fermare. A causa del perdurare delle ostilità e il sorgere di nuovi e molteplici bisogni, la CRI insieme ai partner continuerà a stare fianco alle comunità con la speranza di non dover assistere ad altri 6 o più mesi di conflitto, ma di poter invece contribuire quanto prima possibile alla costruzione di una pace duratura nel paese e in tutto l’Est Europa.


Foto e testo: Croce Rossa Italiana 

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