La falla nel Secchia: la ProCiv
di Sala Bolognese supporta
i lavori sull'argine

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il resoconto e le considerazioni di un volontario dell'Associazione di Protezione civile di Sala Bolognese (BO), chiamata ad intervenire per la rottura dell'argine del fiume Secchia nel modenese

Sono le tredici del pomeriggio di domenica 19 gennaio, sul cellulare arriva l'sms che richiede la disponibilità dei Volontari della Protezione Civile di Sala Bolognese per la manifattura di sacchi di sabbia nella località di Bastiglia a est di Modena, a causa della rottura dell'argine del fiume Secchia. Ci troviamo in sede in una decina di volontari compreso il sindaco di Sala Bolognese, Valerio Toselli, e cominciamo a preparare i mezzi per partire. L'ordine di servizio parla di "mano d'opera per riempimento sacchi di sabbia a Bastiglia". Siamo in attesa di direttive dal presidente della Consulta del volontariat di Bologna. Sulla base dell'esperienza dei "vecchi" della nostra associazione e del sindaco, che da sempre operano in un comune ad alto rischio idrogeologico come il nostro, prepariamo il camion con la gru, carichiamo ciò che riteniamo possa servire per far fronte a questa emergenza e partiamo. Durante il percorso, però,  veniamo dirottatati in via Canaletto nord ad est di Modena;  luogo dell'appuntamento, il ponte dell'Alta velocità. Nel frattempo altri due volontari della nostra associazione si sono resi disponibilii per coordinare il carico di massi necessari alla chiusura della falla.
Arrivati in loco prendiamo contatto con il coordinatore dell'emergenza e montiamo subito una piccola torre-fari per illuminare un punto critico vicino all'argine in modo che i camion possano vedere la strada. I camion per il movimento terra sono moltissimi, alcuni carichi di stabilizzato, altri carichi dei massi e delle attrezzature per la chiusura della rottura dell'argine. E' evidente sin da subito quanto sia arduo il lavoro dei camionisti: ci troviamo a circa un chilometro dalla falla, su un argine molto stretto e continua a piovere, ma è l'unica posizione  accessibile e  che consente di raggiungere il punto di rottura.I mezzi avevano provato ad arrivarci anche attraverso la parte allagata - più vicina alla falla - ma l'impetuosità dell'acqua rischiava di trascinare con sé anche scavatori da 30 tonnellate.
Quella stradina stretta sull'argine è quindi l'unica possibile per arrivare al punto critico: camion e ruspe per ore vi hanno portato materiale di rinforzo per renderla sicura e percorribile dai mezzi pesanti. Ma questo non è il solo problema per gli operatori: un'ulteriore grande difficoltà  è rappresentata dal fatto che i mezzi devono percorrere tutto il tratto in retromarcia non essendoci piazzole che possano permettere manovre.
A vederli, questi esperti autisti, sembrano veramente impavidi, e, in effetti, lo sono: immaginate di percorrere in retromarcia più di un chilometro con un mezzo a pieno carico di 40 tonnellate e su un argine largo quanto gli assali del mezzo: il rischio di ribaltamento è veramente alto.
Mentre attendiamo istruzioni dal responsabile dell'emergenza, ci rendiamo conto che ben presto sarà necessario installare altre torri fari per illuminare le zone di lavoro. Telefoniamo in sede e facciamo preparare l'occorrente: i nostri colleghi attaccano la torre fari nel trattore, altri caricano il camioncino 4x4 con il telaio e i fari che servono da montare sulla gru del camion. Nel frattempo sotto il ponte dell'Alta velocità intanto si fanno valutazioni sul come posizionare le torri faro una volta arrivate e si procede al sopraluogo dell'argine sinistro del Secchia per valutarne la transitabilità per il trattore.
La nostra squadra, nel mentre, con il nostro mezzo Scam allestito con il container attrezzi e torre fari, si dà da fare e di lì a poco riesce ad illuminare la zona "centro-operativo".

Dalla nostra sede ci comunicano che sono pronti per partire ma manca l'ok della Consulta: dopo una serie di telefonate finalmente i nostri mezzi possono partire. Il trattore è un mezzo lento e ci vorrà un po' prima che arrivi. Intanto, trasportati dal camioncino 4x4  arrivano i pezzi per allestire la torre fari sulla gru. Ci mettiamo subito al lavoro, scarichiamo il gruppo elettrogeno da 75 KW e lo carichiamo sul camion, poi montiamo il telaio e su di esso una decina di potenti fari che dall'alto illuminano almeno fino a una distanza di 500/600 metri e lo  posizioniamo nel punto richiesto. Infine arriva il trattore e dopo soli 10 minuti la nostra torre fari illumina tutta l'area di lavoro dall'argine opposio quello in cui si opera per rimarginare la falla.
Nel frattempo però la situazione si complica: un mezzo rischia il ribaltamento sull'argine, e i camion sono costretti a sospendere il transito su quel percorso, che è si è fatto sempre più tortuoso e più complesso per via del buio. Con una ruspa si cerca di risistemare un tratto di argine più  a rischio per ri-consentire il transito dei mezzi, ma nonostante la destrezza degli addetti,  lo spazio  di lavoro nè troppo scarso e la zona troppo buia e il tentativo fallisce. Spostiamo allora la torre fari del trattore e la utilizziamo per illuminare il punto critico del percorso, ma risulta evidente che ocorre cambiare strategia. Gli addetti ai lavori decidono allora di inviare  due grossi escavatori e una ruspa vicino al punto di rottura dell'argine, per  preparare una piazzola che consenta la posa della nostra torre-fari, quella sul trattore,  e la manovrabilità dei mezzi. A questo punto la torre fari del camion non serve più poichè i mezzi possono procedere normalmente sia all'andata che al ritorno.
In tutto questo via vai di operazioni, verso le 22, mentre attendevamo nuove istruzioni dal coordinatore, siamo riusciti a procurarci delle pizze e persino a mangiarle sul posto sufficientemente calde sul posto. A mezzanotte il nostro gruppo si divide in sette rientrano e quattro stanno sul posto e faranno sicuramente mattina.

Rimangono ora le considerazioni della giornata: sicuramente coordinare  i lavori in simili frangenti, nei quali si devono gestire diversi tipi di forze operative e volontarie, non è affatto facile. La burocrazia e qualche indecisione non aiutano di certo, prendersi delle responsabilità o fidarsi dell'esperienza delle persone a volte è ostico anche per i dirigenti. La gestione di questo tipo di emergenza va discussa nelle sedi opportune: da questa esperienza occorrerà capire come migliorare la risposta operativa e eliminare i tempi morti.

Una particolare attenzione va riservata alle cause della rottura dell'argine:
pare che
dal momento che il Secchia non ha rotto su una curva ma in  un punto dritto, dove l'argine non è sottoposto alla spinta della corrente del fiume, la causa principale della falla si debba all'opera degli animali. Tane di volpi e di tassi oltre che di nutrie erano state avvistate e segnalate, ma come sempre, ci vogliono danni e disastri prima di prendere coscienza del problema. Le tane di questi animali rendono gli argini delle vere e proprie gruviere, pieni di buche e gallerie, indebolendoli in modo veramente critico. Ma ogni volta che si tenta di intervenire le associazioni animaliste protestano e fanno ricorsi verso gli enti locali impedendo così ogni azione preventiva. Ma dove sono oggi queste associazioni? Stanno forse soccorrendo le popolazioni evacuate per l'alluvione? Hanno mai fatto censimenti degli animali e delle loro tane tanto dannose per la tenuta degli argini? Quanto costerà ora a quelle comunità il ripristino della normalità? Io, volontario di protezione civile e amico degli animali, sulla scorta di questo ennesimo disastro auspico un incontro fra associazioni animaliste, ambientaliste, wwf, protezione civile,  cittadinanza ed enti locali in modo che, una volta per tutte si prenda atto della situazione e si propongano soluzioni risolutive con l'accordo di tutti.

testo ricevuto da:
Orazio Pavignani - referente dell'Associazione "Volontariato Protezione civile Sala Bolognese"



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