12 anni di frane e piene nel Nord Italia: il 13 dicembre a Torino presentazione del volume dell'Irpi-CNR

77 vittime, di cui 54 per inondazioni, 22 per frane e 1 per valanga, le Regioni più colpite il Piemonte, la Liguria e la Lombardia: sono ben 2125 le informazioni relative a frane e alluvioni nel Nord Italia, raccolte dai ricercatori dell''IRPI-Cnr in un volume che verrà presentato mercoledì 13 dicembre a Torino

Dal 1970, anno della sua fondazione, l'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica di Torino (I.R.P.I.) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha ricercato, raccolto, classificato e validato preziose notizie su alluvioni e frane nel Nord Italia, ricavate da documenti pubblicati e inediti redatti dall'inizio del 1800, talora anche nei secoli precedenti.
Nell'ottica di continuare questa tradizione e d'integrare i dati d'archivio, due ricercatori dell'I.R.P.I., Fabio Luino e Laura Turconi, con l'aiuto di alcuni giovani geologi, hanno terminato una raccolta molto corposa degli eventi avvenuti in 12 anni, dal 2005 al 2016. Essi hanno riunito moltissime informazioni tratte da diversi studi del CNR IRPI, pubblicazioni scientifiche, relazioni redatte da Enti territoriali (in particolare le Agenzie Regionali per l'Ambiente) e da migliaia notizie di giornali. E' stato così redatto un volume di oltre 500 pagine e 800 immagini: in esso sono elencati e descritti gli eventi alluvionali che hanno provocato vittime e danni, supportati da migliaia di dati su precipitazioni, portate dei corsi d'acqua, comuni coinvolti, ecc.

Il volume
"Eventi di piena e frana nell'Italia settentrionale nel periodo 2005 - 2016" (una cui sintesi è riportata in calce) sarà presentato a Torino il 13 dicembre 2017 presso la Sala della Cavallerizza: iscrizioni tramite il sito dell'Ordine dei Geologi del Piemonte (old.geologipiemonte.it/corso010PIE17/form.html). Al co-autore Fabio Luino abbiamo chiesto qualche anticipazione:

Dott. Luino come siete riusciti in un'impresa che ha comportato il coinvolgimento di tanti enti territoriali?
"Mi piace da sempre coinvolgere più persone e più Enti. Sono convinto che solamente in questo modo si possa giungere a qualcosa di concreto: se ognuno si coltiva il proprio orticello non si va da nessuna parte. Già anni fa, quindi, ho iniziato a scrivere a colleghi che in certi casi non conoscevo neppure: ho presentato loro l'opera editoriale che avevo in mente, chiedendo al tempo stesso la collaborazione. In alcuni casi è stata totale, in altri parziale. Ma abbiamo ottenuto già un buon risultato!"


Quali criteri avete seguito per estrapolare, classificare e rendere sistemiche tutte le info ricevute?
"A supporto del testo, sono presenti oltre 800 figure fra fotografie, grafici e cartografie. Per ciò che riguarda le prime, numerose fotografie sono state scattate dai curatori del volume, dai collaboratori, da tecnici di amministrazioni regionali e di altri Enti operanti nello specifico campo della protezione geo-idrologica e della salvaguardia dell'Ambiente. Da alcune centinaia di giornali online di testate a tiratura nazionale o locale abbiamo estratto immagini interessanti, ma spesso di qualità non adatta alla pubblicazione. Talvolta sono state necessariamente scartate, altre volte abbiamo contattato il giornale e/o il fotografo, ma raramente in questo modo abbiamo ottenuto un'immagine con migliore risoluzione. Di grande utilità si sono rivelati alcuni social network (Facebook, Whatsapp), mediante i quali sono stati contattati gruppi o fotografi freelance che hanno cortesemente fornito belle immagini (gratuitamente) di eventi "subiti" in prima persona o ai quali avevano assistito".


Oggi, a cose fatte, con un quadro preciso dell'andamento degli eventi degli ultimi 12 anni, quale "messaggio" vi ha lasciato il vostro lavoro?
"Che c'è ancora molto da fare! Tanti e gravi sono risultati i danni, molti dei quali evitabili. Purtroppo paghiamo anni di cattiva gestione, di mancanza di una buona pianificazione territoriale. Così anche molte delle 77 vittime si sarebbero potute salvare se avessero avuto maggiore accortezza nel momento critico. Spesso si muore perché si ignorano le norme basilari di comportamento: se l'acqua ti arriva in casa non si va in cantina per salvare la damigiana di vino, ma si sale al primo piano. E sovente non si conoscono neppure i corsi d'acqua che ti scorrono a 100 metri da casa. Perché questa mancanza di attenzione verso il territorio ove viviamo? La popolazione deve informarsi di più e deve anche essere chiaramente informata: gli Enti competenti (Comune, Regione) debbono illustrare in modo semplice quale sia il rischio esistente nella zona ove si vive. Può essere un versante instabile, un torrente di montagna, un fiume di pianura. La convivenza uomo/ambiente è possibile, ma con molto rispetto della Natura. Saremmo già contenti se un testo come il nostro servisse ad un Amministratore locale per compiere scelte più oculate di gestione territoriale o ad un cittadino per sapere quali errori non bisogna fare quando c'è il momento critico.
Le confesso che il sogno nel cassetto c'è: sarebbe bello che un libro come il nostro fosse diffuso a livello nazionale, ma ci vorrebbe qualcuno che si sobbarcasse l'onere della stampa. Noi di più non riusciamo a fare".



patrizia calzolari
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"EVENTI DI PIENA E FRANA NELL'ITALIA SETTENTRIONALE"
Sintesi dei dati raccolti

Le regioni più colpite
Al termine della selezione e validazione dei dati si sono ottenuti 2.125 informazioni censite e importate sulla cartografia. La loro distribuzione ha messo in evidenza come il Piemonte sia stata la regione maggiormente colpita (513 casi, 24% del totale), seguita dalla Liguria (19%, con 413 casi) e dalla Lombardia (Fig. 1). Questo dato, è doveroso sottolinearlo, potrebbe essere stato parzialmente influenzato dalla ricchezza dei dati a disposizione, ma è pur certo che i due gravi eventi piemontesi del maggio 2008 e del novembre 2016 hanno incrementato notevolmente il numero dei record.

Rapportando però il numero delle informazioni censite per la superficie di ogni singola regione, la Liguria risulta quella più frequentemente citata con un record ogni 13 km2, seguita dal Friuli-Venezia Giulia con uno ogni 42 km2. La Liguria, d'altronde, è stata la regione che, nel lasso di tempo esaminato, ha subito tre eventi molto gravi: quello dell'ottobre 2010 a Genova e Varazze, dell'ottobre 2011 alle Cinque Terre e del novembre 2014 a Genova.

Vittime e danni
Le inondazioni e le frane esaminate hanno coinvolto, spesso gravemente, persone, strutture ed infrastrutture. Nell'arco dei 12 anni considerati le vittime sono state 77 di cui 54 per inondazioni di fiumi e torrenti e 23 per frane (di cui una per valanga). Per la prima tipologia sono stati determinanti alcuni eventi, primo fra tutti quello del 25 ottobre 2011 nelle Cinque Terre, ove persero la vita 13 persone (11 in Liguria e 2 in Toscana). Pesante fu anche il tributo che pagò Genova il 4 novembre 2011 con 6 vittime.
Il 2011 è risultato di gran lunga l'anno più luttuoso (Fig. 2) con 22 decessi, 20 dei quali per alluvioni torrentizie molto violente e 2 per modesti crolli lapidei che colpirono due automobili in transito.

Corsi d'acqua
Per ciò che riguarda i corsi d'acqua (fiumi e torrenti), un ruolo importante lo hanno avuto le colate detritiche lungo i torrenti alpini con 13 vittime in 6 eventi distinti. Il più gravoso in termini di vite umane è stato quello avvenuto a Villar Pellice (TO), nel maggio 2008.


Frane
Per ciò che concerne, invece, l'ambito di versante, le sole frane hanno causato in totale 22 vittime, 9 delle quali per la modesta frana superficiale che il 12 aprile 2010 colpì un treno in transito in provincia di Bolzano.
Le vittime sono state registrate per il 32,5% in Liguria, che, come accennato in precedenza, ha subìto alcuni eventi particolarmente gravosi: 23 sono state le persone decedute per dinamica fluvio-torrentizia e 2 per dinamica dei versanti. Al secondo posto troviamo il Trentino-Alto Adige con 14 vittime (18,2%), una sola delle quali nella provincia di Trento.


Infrastrutture e strutture coinvolte
I fenomeni d'instabilità naturale hanno coinvolto nel 68% dei record censiti le infrastrutture (di cui il 5% riferito al coinvolgimento di ponti e/o attraversamenti della rete idrografica): strade statali, regionali, provinciali e comunali sono state molte volte ricoperte di detrito (esondazioni fluviali e/o torrentizie, colate detritiche, frane superficiali, crolli), altre sono state parzialmente o totalmente asportate (frane complesse di piccole/grandi dimensioni); a queste situazioni si aggiungono quelle connesse ai sottopassi, spesso posti in area di esondazione o di potenziale allagamento urbano legato al reticolo idrografico secondario e/o alle canalizzazioni minori. Sono diversi i casi in cui tali manufatti hanno contribuito ad aumentare il numero di vittime intrappolate nelle loro auto. Il danno lungo la viabilità primaria e secondaria in alcuni casi è stato grave e non è stato sufficiente l'intervento delle ruspe per ripristinare il transito. D'altronde le strade si sviluppano per migliaia di chilometri a mezzacosta, sovente a fianco di corsi d'acqua, in una sorta di reciproca interferenza. Spesso sono state colpite anche le strutture, vale a dire case di civile abitazione, edifici pubblici, attività commerciali ed industriali (32% dei record).
Gli edifici hanno occupato anno dopo anno le superfici rimaste ancora disponibili. L'espansione dei centri urbani è avvenuta, in particolar modo a partire dalla metà degli anni '50 del XX secolo, senza tenere nella dovuta considerazione il rischio connesso alla presenza di corsi d'acqua o di pareti rocciose. Sfogliando il volume si possono vedere numerosi esempi di danni che si sarebbero potuti evitare se l'urbanizzazione fosse avvenuta con maggiore rispetto del contesto morfologico naturale, unitamente ad una oculata pianificazione territoriale, e se questa non fosse stata dettata, invece, dalla speculazione e dal profitto da parte di alcuni a scapito dell'intera comunità.