Fonte Dpc

Alluvione Toscana, la risposta del Sistema Nazionale all'emergenza

Massiccia presenza del volontariato specializzato per rispondere all’emergenza che ha interessato 1700 ettari del territorio toscano

Colonne mobili nazionali di dodici Regioni, circa tremila uomini, tra volontari, Vigili del Fuoco, Forze Armate e Forze di Polizia. La macchina dei soccorsi nazionale si muove di nuovo compatta per supportare le strutture regionali e locali dei territori toscani colpiti dalla recente alluvione.

Tra le colonne mobili intervenute in prima battuta c’è quella dell’Emilia-Romagna che con tredici squadre è partita alla volta di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. In particolare, la colonna mobile emiliano-romagnola, seppur anch’essa sotto stress, si è mossa prontamente per contraccambiare la generosità della Toscana ricevuta durante l'alluvione in Emilia Romagna del maggio scorso, con squadre da Modena, Reggio Emilia, Parma e Ferrara. Coordinati da tre funzionari dell’Agenzia regionale, i volontari porteranno in dotazione moduli idropompe e motopompe, in grado di aspirare da 40 a 80 litri al secondo di acqua e fango, moduli per le pulizie, bobcat, generatori e radio portatili.

Anche le Marche non hanno dimenticato la solidarietà ricevuta. La Colonna mobile regionale ha raggiunto Carmignano, in provincia di Prato, con due funzionari, trentasette volontari e nove motopompe, un’unità mobile con gommone, due moduli AIB e due pompe centrifuga autoadescante barellata. La Liguria ha messo a disposizione la propria colonna mobile che, partita dal polo regionale di Santo Stefano Magra, ha raggiunto il paese di Montale, in provincia di Pistoia. La squadra ligure è composta da 37 persone tra volontari e funzionari di protezione civile ed è attrezzata con macchinari per il lavaggio, moduli idraulici e macchine per il movimento terra. Ma le strutture di protezione civile si sono mosse anche da regioni più lontane come la Basilicata che ha messo a disposizione 40 unità inviate nel comune di Montemurlo o come la Campania che ha fatto partire otto squadre per complessivi 27 volontari dotati di nove mezzi speciali, moduli idrogeologici con idrovore, torri faro, droni e un modulo segreteria.

La Lombardia sta contribuendo con 70 volontari con quattro moduli movimento terra, un camion per la rimozione del materiale, due moduli AIB (antincendio boschivo) per il lavaggio delle strade. “La missione in Toscana di questi giorni, così come quella in Emilia-Romagna nei mesi scorsi, sono l'ennesima dimostrazione dell'infaticabile senso civico e dell'altruismo che anima i nostri volontari” ha commentato l’assessore regionale alla Protezione Civile, Romano La Russa. La colonna mobile di Protezione civile della regione Piemonte sta prestando la sua attività a Montemurlo, in provincia di Prato, uno dei paesi più colpiti dall’alluvione che il maltempo ha provocato in diverse zone della Toscana. La colonna è composta da 90 volontari del Coordinamento regionale, del Corpo AIB dell’Associazione nazionale carabinieri e due funzionari della Regione, che si avvalgono di 8 idrovore di varia portata, 5 mini-pale, un mini escavatore, 6 mezzi pesanti, 11 mezzi leggeri, 12 pickup. 

“Parliamo chiaramente di un evento, di un'emergenza di tipo idrogeologico, quindi caratterizzata da un evento avviato da delle forti piogge che si sono manifestate sul territorio toscano, così come l'allerta e l'avviso meteo avevano preannunciato – racconta Pierfrancesco De Milito, Capo Ufficio Stampa del Dipartimento di Protezione Civile - e questo ha comportato sul territorio le esondazioni, il cedimento di alcuni argini, alcuni eventi franosi con disagi e danni alla popolazione e, purtroppo, anche la perdita di vite umane”. Il sistema satellitare Copernicus ha mappato un’area colpita da allagamenti grande circa 1700 ettari e l'intervento di protezione civile in Toscana ha seguito la normale cronologia. “Una prima fase caratterizzata dalla ricerca e soccorso delle persone affiancata dall'assistenza alla popolazione – continua De Milito - proseguita con il ripristino dei servizi essenziali e ancora con la riduzione del rischio residuo. Successivamente si procede alla pulizia delle aree”.

Come detto, nel picco massimo si sono raggiunte circa tremila unità sul campo tra le diverse strutture operative con una forte rappresentanza del volontariato. “Il sistema ha risposto con una presenza massiccia, sia con le colonne mobili regionali, sia con il volontariato territoriale. Vogliamo sottolineare con forza questa presenza, perché magari viene raccontato del volontariato spontaneo, in quanto lo slancio di altruismo sempre caratterizza il nostro paese, ma non dobbiamo dimenticarci quella che è ormai una normalità, una garanzia, una sicurezza per il paese che è il volontariato organizzato di protezione civile: formato, equipaggiato e che sa come intervenire in questi eventi, oltre che in sicurezza anche in modo appropriato”. Proprio grazie alla specializzazione dei volontari, si è provveduto alla sistemazione della popolazione costretta ad allontanarsi dalle abitazioni, allestendo ricoveri provvisori prevalentemente presso palestre e altre aree comunali. Il volontariato ha allestito quanto necessario per il ricovero dei cittadini toscani evacuati.

Adesso l'attenzione è sicuramente sulla rimozione dei rifiuti e la pulizia delle abitazioni, degli scantinati, delle aziende, degli esercizi commerciali che sono stati invasi dal fango. “In questo senso – specifica il Capo Ufficio Stampa DPC - va anche l'ordinanza del Capo Dipartimento. La prima ordinanza firmata prevede, oltre allo strumento del CAS, il contributo di autonoma sistemazione per chi non può restare nella propria casa e deve trovare un alloggio provvisorio, anche l’erogazione dei primi contributi per la popolazione e per le aziende. Quindi, cinquemila euro per il ripristino dell’abitazione e ventimila per le aziende”.

L’evento alluvionale toscano è il terzo di questa intensità nell’arco di un anno e la riflessione va alle misure di prevenzione per evitare che si trasformino in emergenze. “La prevenzione è un tema che deve essere centrale nell'agenda del paese – sottolinea De Milito - non esclusivamente politica, ma comunicativa, quindi, dei media, nonché culturale. Il Capo Dipartimento dice spesso che noi riusciamo a parlare di prevenzione solo durante le emergenze. La prevenzione deve essere un tema centrale e, dico di più, deve essere al centro delle richieste della popolazione alla classe politica. Per arrivare alla prevenzione strutturale è importante agire su quella non strutturale perché, se questi temi diventano attuali, costanti, presenti nelle tematiche e nelle attenzioni della popolazione, più facilmente prenderanno piede anche su altre. Quindi, è importante conoscere il proprio piano di protezione, andarlo a cercare e chiedere se non lo trovo. Quanti di noi, nell'acquisto di una casa si domandano se la casa è in una zona alluvionale o se è stata adeguata sismicamente se si trova in una zona a rischio sismico? È da qui che si deve partire e si deve lavorare.” Un secondo discorso riguarda la frequenza con cui si stanno verificando queste precipitazioni intense che hanno pochissimi precedenti nella storia del nostro Paese. “Le cumulate cadute sono considerevoli, sono quantitativi che in poche ore raggiungono quelli che solitamente cadono in un anno in un territorio. Noi dobbiamo entrare nella consapevolezza che eventi così, che prima magari capitavano a distanza di anni, adesso in un anno capitano tre o quattro volte. Per questo dobbiamo renderci conto che questi eventi sono un dato nuovo e dobbiamo lavorare su tutti questi temi”.

Fabio Ferrante