Fonte facebook Dpc

Anniversario naufragio Concordia, Maffini: "Esempio di comunicazione trasparente"

Intervista a Francesca Maffini che quel 13 gennaio del 2012 era coordinatrice dell'Ufficio Stampa del Dipartimento di Protezione Civile

Nel giorno dell'undicesimo anniversario del naufragio della Costa Concordia, Francesca Maffini, oggi al servizio comunicazione del Dipartimento di protezione civile e all'epoca dei fatti coordinatore dell'Ufficio stampa, sta viaggiando su un traghetto in direzione dell'isola del Giglio.

I primi momenti
In questa traversata che la porterà alla messa in ricordo delle 32 vittime del naufragio della Costa Concordia, una delle emergenze più grandi in Italia degli ultimi decenni, Maffini ricorda i momenti in cui la sera del 13 gennaio 2012 arrivarono le prime informazioni sulla nave da crociera. "Come Dipartimento qualsiasi segnalazione di emergenza che arrivava in Sala Situazione Italia, che è il centro di coordinamento di tutte le emergenze h24, da procedura doveva essere fornita sia al responsabile della sala che al coordinatore dell'ufficio stampa. Quella sera mi chiamarono quindi dicendo che era arrivata la segnalazione di un parente di una persona che stava a bordo di una nave da crociera e diceva che c'era qualcosa che non andava e che si stava monitorando questa situazione". Da qui la decisione di seguire da vicino il caso: "Dopo non molto l'allora direttore dell'Ufficio emergenze, Fabrizio Curcio, attuale Capo Dipartimento, mi chiamò e mi disse che la situazione era particolare e quindi aveva deciso di andare a seguire la situazione direttamente in Sala. Decisi così di andare di persona". Dalla Sala Siuazione Italia arrivavano una serie di informazioni diverse, "all'inizio sembrava che ci fosse stato solo un blackout e che la situazione si stesse andando a chiarire e poi invece tramite i collegamenti con l'Isola del Giglio e la Capitaneria di Porto mano a mano nel corso della notte venimmo a sapere anche noi cosa era accaduto" ricorda Maffini.

Presa in carico della comunicazione
Come e da quando il Dpc ha iniziato a comunicare l'emergenza? Il Capo dipartimento di allora, Franco Gabrielli, fu nominato commissario delegato una settimana dopo il fatto, quindi nella prima settimana, quella cruciale per la parte dei soccorsi, il dipartimento non era il coordinatore dell'emergenza e quindi non ne gestì neanche la comunicazione. Il ruolo del Dpc divenne centrale a partire dalla nomina di Gabrielli. "Si trattò di coordinarsi da una parte con tutti gli uffici stampa delle forze che stavano intervenendo per i soccorsi per la ricerca (Vigili del Fuoco, Capitaneria, Polizia, Marina Militare, il Comune) e poi sin da subito con Costa Crociere. Quindi un coordinamento anche sul fronte delle notizie rispetto ai dispersi e ai corpi che venivano recuperati, con un'attenzione particolare di farlo sapere prima ai famigliari tramite un coordinamento con Costa Crociere e i colleghi del Dipartimento" spiega Maffini. 

Trasparenza 
"Poi si impostò tutta l'attività legata al rischio ambientale e riguardante la rimozione con la grande incognita di cosa sarebbe successo, perchè non essendoci letteratura non era una delle classiche emergenze per le quali si sa quali possano essere le domande e le varie fasi di gestione.- ricorda la specialista in comunicazione del Dipartimento. - E quindi la scelta che facemmo fu quella di totale trasparenza, quella di fare un patto reciproco di fiducia con i cittadini dell'isola del Giglio e poi col pubblico in generale. Sicuramente, avrà giovato anche il contesto: un'isola di inverno con poche centinaia di persone. La comunicazione è stata sempre caratterizzata da questo rapporto diretto, continuo e senza filtri con i gigliesi. Perchè era una situazione completamente nuova e bisognava che conoscessero il commissario e che si fidassero di lui".

Strumenti
Il ruolo dei social network non fu centrale nella gestione comunicativa della vicenda. Lo conferma anche Maffini:"Forse questa emergenza è stata l'ultima o una delle ultime dove i social network non sono stati così protagonisti. Avevamo tanti giornalisti, anche internazionali, che erano sull'isola insieme agli abitanti e quindi facevamo incontri diretti e quotidiani con i cittadini dell'isola e con la stampa di modo da attivare un rapporto con loro, perchè non ci conoscevamo direttamente e non sapevamo quanto sarebbe andata avanti questa emergenza". A questi incontri non parlava solo il Commissario Delegato, Franco Gabrielli, ma c'erano i rappresentanti delle varie strutture che avevano informazioni, ad esempio per i monitoraggi ambientali c'erano i rappresentanti di Ispra o di Arpat, per i soccorsi il Comandante dei Vigili del Fuoco, c'era sempre il Sindaco e poi i rappresentanti di Costa Crociere". Una fase che andò avanti soprattutto nelle prime settimane dopo l'evento, poi gli incontri sono andati a segnare i momenti più importanti della vicenda, come il primo stop alle operazioni di ricerca o i momenti di parbuckling (rotazione) del relitto. 

Le linee guida e gli "approdi"
L'aspetto più delicato dal punto di vista della comunicazione, per Maffini, è stato quello "di far comprendere l'incertezza senza semplificarla distorcendola, di non nascondere niente senza essere fraintesi, quindi la trasparenza e la completezza insieme. Inoltre per tutto il periodo l'aspetto da tenere sotto controllo era che in mancanza di letteratura, stavamo pian piano tutti quanti costruendo qualche cosa di nuovo, non c'erano precedenti". Dopo l'avvenimento Franco Gabrielli ha scritto un libro ad esso dedicato dal titolo: "Naufragi e Nuovi approdi. Dal disastro della Concordia al futuro della Protezione Civile", al quale anche Maffini ha collaborato. Le abbiamo quindi chiesto quali sono i nuovi approdi ai quali è arrivata la comunicazione del Dipartimento di Protezione Civile. "Dal punto di vista comunicativo, l'insegnamento che ci portiamo dietro è la consapevolezza, in un contesto di grandissima incertezza, di come il rapporto diretto, la comunicazione costante sia un'elemento centrale nella comunicazione dell'emergenza e uscendo dall'emergenza anche nelle attività di prevenzione di protezione civile. Quindi la comunicazione non è l'ultimo tassello a cui generalmente si pensa ma è nella gestione delle cose. Perché attraverso la comunicazione si va ad incidere sul comportamento dei cittadini, li si porta a capire la ricchezza degli interventi di prevenzione e in una situazione di emergenza li si accompagna ed è come se anche loro fossero al nostro fianco nella gestione e quindi possono comprendere le difficoltà che ci sono, l'allungamento dei tempi o momenti particolari, vengono cioè coinvolti". 

Claudia Balbi