Tianjin, Cina (Fonte foto: Pixabay)

Antropocene: una nuova epoca? Intervista agli esperti

L'impatto dell'uomo sul clima, sempre più rilevante, ha portato alla teorizzazione dell'Antropocene come nuova epoca geologica, in cui la specie umana sarebbe la causa primaria dei cambiamenti terrestri. Ma quanto è legittima questa definizione?

Nel 2012 l’uragano Sandy colpì violentemente la città di New York, allagando strade e sottopassaggi, interrompendo la corrente elettrica e trasformando Manhattan in qualcosa di simile a una città tropicale. Impressionato da questa trasformazione, il giovane scrittore Ben Lerner, nel libro “Nel mondo a venire” (Sellerio, 2015), interpretò la tempesta come uno dei segnali dell’avvicinamento di un futuro prossimo. Oggi, mentre si registrano nuovi record di temperatura, e gli eventi climatici improvvisi ed estremi si fanno sempre più frequenti, quel mondo a venire sembra finalmente arrivato, sotto il nome di Antropocene.

L'Antropocene, nella definizione proposta dal Working Group on the Anthropocene, è il periodo della storia evolutiva della Terra in cui l’impatto antropico è diventato determinante – cioè quel periodo in cui l’uomo è diventato uno dei fattori principali per la trasformazione del clima. Ma il concetto di Antropocene non è universalmente accettato, e porta con sé delle questioni non risolte. Per capirle abbiamo intervistato Giacomo Bonan, Ricercatore in Storia dell'Università di Bologna, che si è occupato dell'Antropocene dal punto di vista della narrazione storica, e Veronica Rossi, ricercatrice in Geologia dell'Università di Bologna, che si occupa prevalentemente di stratigrafia e sedimentologia.

Quando nasce l'idea di Antropocene?

A rispondere è Giacomo Bonan: “L'idea di attribuire una forza geologica agli esseri umani nasce molto tempo fa, fin dalla seconda metà dell'800, quando venne introdotto un temine evocativo come era antropozoica. Nella forma attuale il termine Antropocene nasce però nel 2000, da un articolo firmato dal biologo Eugene Soermeter e dal premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, in cui veniva proposto il 1784 come anno da cui iniziare la nuova era geologica. Il 1784 è infatti l'anno in cui venne inventata la macchina a vapore, che segna l'avvio del processo di industrializzazione - con conseguente aumento dei gas serra nell'atmosfera. L'idea espressa da Crutzen era chiara: le azioni umane hanno acquisito una forza geologica tale da influenzare gli equilibri terrestri in maniera duratura. Questa periodizzazione venne ribadita anche nell'articolo su Nature dell'anno successivo, a firma dello stesso Crutzen. Successivamente, con l'evoluzione del dibattito, un’altra periodizzazione possibile per l'Antropocene indicò il 1945 come anno di inizio – anno che segna il primo test atomico della storia e l'esplosione delle due bombe nucleari. Esplosioni nucleari che hanno lasciato delle tracce significative”.

In che modo le esplosioni nucleari possono aver segnato l’inizio dell’Antropocene?
Risponde Veronica Rossi: “Le esplosioni atomiche hanno immesso in atmosfera dei radionuclidi antropogenici, cioè creati dall’uomo. Questo e altri segnali possono essere utili per definire quella che stiamo vivendo come una nuova epoca geologica, diversa da quelle precedenti. Solo quando questi marker si fanno particolarmente rilevanti possiamo iniziare a parlare di una nuova epoca geologica”.

Quindi possiamo parlare dell'Antropocene come una nuova epoca geologica?
No. Ma andiamo con ordine: che l’uomo abbia influenzato il clima è un fatto accettato da tutti. La vera domanda è: l’intervento umano è stato tanto predominante da poter definire una nuova epoca geologica? La risposta rimane ancora incerta, e la definizione di Antropocene come epoca geologica non è ancora universalmente accettata. Secondo l’International Commission of Stratigraphy, infatti, stiamo vivendo ancora all’interno dell’Olocene, l’epoca geologica iniziata 11.700 anni fa. Queste sono le definizioni ufficiali, ma, al di là di esse, comincia a farsi strada l’idea di essere entrati in un nuova epoca”.

Come è possibile valutare il livello di influenza dell'uomo sul clima?
“Bisogna trovare dei proxy che indichino la preponderanza della componente antropica sui cambiamenti climatici rispetto al passato. Uno di questi proxy può essere di natura geochimica, come l’aumento dei gas serra e in particolare di CO2 – che inizia con la Rivoluzione Industriale ma subisce un’impennata intorno al 1950. Un altro proxy è la risalita del livello del mare, che ha subito un’accelerazione sempre a partire dal 1950. Dal punto di vista stratigrafico, invece, un marker possibile è la quantità di plastica depositata nel terreno stesso: infatti nelle aree urbane possiamo già distinguere, prima di arrivare ai depositi naturali, dei nuovi depositi antropici. Anche i radionuclidi antropogenici sembrano promettenti in questo senso. In conclusione, sebbene l'inizio dell’Antropocene possa essere indicato intorno al 1950, non è ancora stato possibile trovare il marker che indichi con esattezza le differenze tra il mondo prima e dopo il 1950 – cioè che indichi le differenze tra Olocene e Antropocene. Se questa differenza dovesse essere marcata, potremmo parlare di una nuova epoca”.

Perché non bastano i dati raccolti fin'ora?
“Le variazioni climatiche a scala ridotta sono sempre esistite, anche durante l’Olocene - che è un'epoca relativamente stabile. C’è da dire che il problema dell’influenza umana sul clima è discusso anche dall’IPCC (International Panel of Climate Change), che ha rilevato un aumento delle temperature e degli eventi climatici estremi sempre a partire dal 1950. L’esistenza di questi dati è incontrovertibile, come incontrovertibile è il fatto che siano dovuti all’impatto antropico. Rimane però da trovare la cosiddetta pistola fumante, la prova schiacciante che indichi la preponderanza dell’impatto umano”.

Immaginando che si possa arrivare a una definizione condivisa dell'Antropocene come nuova epoca geologica, quali sarebbero le conseguenze sul dibattito scientifico?
Risponde ancora Giacomo Bonan: “Già soltanto attribuire una forza geologica agli esseri umani pone delle questioni importanti. Per questo motivo, alcuni storici, in particolare l'indiano Dipesh Chakrabarty, riflettono sulle difficoltà di approcciare la storia non soltanto come storia di una serie di eventi, ma come storia del genere umano in senso lato - proponendo di considerare la crisi ecologica come storia del genere umano in negativo (come il negativo delle fotografie). Il cambiamento metodologico sarebbe radicale. Allo stesso tempo, c'è chi vede nel termine Antropocene un'implicita responsabilità condivisa da tutti gli esseri umani, mentre le cause della crisi climatica attuale vanno fatte risalire a gruppi sociali, interessi economici e aree del mondo che non rappresentano l'umanità in generale. C'è chi, per questo motivo, ha proposto l'uso del termine Capitalocene, per indicare nel capitalismo e non nell'uomo tout court la causa preponderante dei cambiamenti climatici”.

Conclude Veronica Rossi: “Sicuramente riuscire a incrociare il termine Antropocene con la questione climatica in senso lato, correlando per esempio le ricerche geologiche con quelle condotte dall'IPCC, ridurrebbe il margine di interpretazione dei dati scientifici, consentendo sensibilizzare ulteriormente l'opinione pubblica”. La crisi climatica che stiamo vivendo, a quel punto, non sarebbe più soltanto un’ipotesi – e il mondo a venire avrebbe il suo nome preciso.

Giovanni Peparello