Il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa. (Fonte: Twitter)

Clima, raggiunto in extremis un accordo alla Conferenza Onu. Ma non basta

Nel frattempo l'Italia si candida a ospitare gli incontri cruciali del 2020.

Dopo due settimane di negoziati serrati, quando ormai sembrava si dovesse andare verso un fallimento completo, alla Conferenza Onu sul Clima a Katowice in Polonia (Cop24) è stato siglato un regolamento condiviso da circa 200 Paesi per arrivare ad applicare le regole decise a Parigi entro il 2020 – anno entro cui si deciderà il destino del clima. E tra i candidati a ospitare la Conferenza Onu più importante degli ultimi anni c’è anche l’Italia.

Il Rulebook che è stato firmato è composto da una serie di regole che, se applicate, consentiranno la difesa del clima. In ultima analisi il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è detto soddisfatto, commentando che “l’approvazione del programma di lavoro sull’accordo di Parigi è la base per un processo di trasformazione che richiederà un’ambizione rafforzata dalla comunità internazionale. La scienza ha chiaramente dimostrato che abbiamo bisogno di maggiore ambizione per sconfiggere il cambiamento climatico”.

Ambizione che trova però soltanto un punto di partenza nel Rulebook siglato. Tra gli scontenti spicca Greenpeace, che ha dichiarato come “a dispetto delle attese non è stato raggiunto alcun impegno collettivo chiaro per migliorare gli obbiettivi di azione sul clima”. La polemica degli ultimi giorni verteva infatti sulla necessità di rendere obbligatori gli accordi – che invece, nonostante la firma dei 200 Paesi, rimangono più simili a linee guida che a veri e propri obblighi. In conclusione, sempre secondo Greenpeace, sebbene i Paesi più ricchi siano stati concordi sulla necessità di aumentare i finanziamenti sul clima, permane un’incolmabile distanza tra i Paesi più vulnerabili e quelli più inquinanti.

I rispettivi piani climatici saranno quindi aggiornati, mentre il prossimo vertice Onu del 2019 (che si terrà in Costa Rica) servirà come trampolino di lancio per la Cop del 2020 – snodo fondamentale per contenere il global warming. A segnalare il momento cruciale, mentre il Brasile di Bolsonaro ha scelto di ritirarsi dalla competizione per motivi politici, Gran Bretagna e Italia si sono candidate ufficialmente per ospitare la Conferenza del 2020.

Il ministro Costa è intervenuto proprio a Katowice per descrivere l’impegno italiano per combattere il riscaldamento globale. In questo senso, Luca Bergamaschi, ricercatore associato del Programma Energia, clima e risorse dell’Istituto Affari internazionali (Iai), ha illustrato come l’Italia punti ad attivare misure concrete per uscire dal carbone entro il 2025, e iniziare a pianificare l’uscita dal gas e dal petrolio per raggiungere zero emissioni “entro le prossime tre decadi”.

red/gp

(Fonte: BBC, ANSA, Guardian)