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Cosa è cambiato nel soccorso valanghe dopo Rigopiano

Reperibilità migliorata, nuovi protocolli e figure di soccorso istituite per legge ma anche nuovi strumenti operativi e tecnologici, sono solo alcuni elementi innovativi introdotti a seguito della tragedia abruzzese

Le squadre del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico dell'Abruzzo furono le prime a raggiungere il luogo della tragedia di Rigopiano insieme alla Guardia di Finanza il 18 gennaio del 2017, sei anni fa. In quella grande slavina, persero la vita 29 persone. Oggi cosa è cambiato sul fronte del soccorso in emergenze valanghive? Lo abbiamo chiesto a Fabio Bristot della Direzione nazionale del Soccorso Alpino. “Prima di Rigopiano eravamo abituati a eventi di carattere ordinario, che causavano un numero inferiore di vittime. Quello di Rigopiano è stato un evento straordinario, e da allora abbiamo dovuto cambiare le nostre caratteristiche” dice Bristot. 

Più forze in campo
In primo luogo, al posto dell'invio di un elicottero del 118 con personale Cnsas e unità cinofila, eventi come quello avvenuto sei anni fa devono garantire l'intervento di più squadre del soccorso alpino. Questo ha portato il Cnsas a rielaborare le procedure in questo genere di eventi: “in casi simili non si chiama più la sola stazione del soccorso alpino competente per territorio ma c'è una generica e diffusa informazione e un allertamento anche delle stazioni confinanti di modo da garantire il soccorso di più squadre del Cnsas” dice il referente del Corpo nazionale del soccorso alpino. Una messa in atto di questo protocollo è stata effettuata in occasione del crollo del seracco della Marmolada lo scorso 3 luglio. “In questo caso non parliamo di valanga ma di crollo di blocchi di ghiaccio di dimensioni significative, e abbiamo verificato come l'emergenza sia stata garantita da tutti gli elicotteri 118 delle tre province interessate, Trento, Belluno e Bolzano e dalle stazioni operanti sulla Marmolada in sinergia” sottolinea Bristot. 

Reperibilità e tecnici di centrale operativa
Da Rigopiano in poi c'è stata un'evoluzione importante sul fronte della reperibilità, “i servizi di reperibilità sono stati ulteriormente affinati, perché noi siamo incaricati di pubblico servizio a tutti gli effetti di legge, al pari del personale dello stato, e questo comporta che non ci possono essere lungaggini o interruzioni. Sono state ottimizzate le squadre operative h24, con l'introduzione di gruppi Whatsapp e di una messaggistica speciale gestita dalle centrali operative”, afferma il referente del Cnsas. A fianco di questa novità c'è stata anche la formazione di un numero importante di tecnici di centrale operativa, riconosciuti per legge un anno e mezzo fa: in questo caso si tratta di una figura che affianca il personale del 118. “Un valore aggiunto, non tanto e non solo per il soccorso alpino, ma anche per il 118 stesso, che a fianco al suo personale che effettua il classico triage ha anche personale del soccorso alpino in centale, che lo coadiuva con informazioni sul territorio e tecniche di intervento in ambiente impervio. Questo aiuta notevolmente l'organizzazione e la pianificazione nell'emergenza” evidenzia Bristot. Una figura in grado di dire come raggiungere un determinato posto o in grado di allertare mezzi speciali, come il gatto delle nevi in montagna per recarsi più velocemente sul posto. “Aver avuto un tecnico in centrale quella sera (quella del disastro di Rigopiano, ndr) avrebbe sicuramente comportato dei benefici e dei vantaggi”. 

Strumentazione aggiornata
Di fronte ad eventi che coinvolgono molte persone il Soccorso Alpino ha poi cambiato l'approccio e lo studio di questi fenomeni. “C'è una maggior attenzione nella valutazione e nell'utilizzo di supporti cartografici digitali realizzati dai centri regionali come le Arpa. Rigopiano ha spinto questi soggetti a rifare le mappature delle aree potenzialmente interessate da valanghe (alcune son già state rifatte e altre sono in corso) con l'idea che esistono anche eventi a carattere ciclico, che nell'arco di secoli si ripetono anche là dove è cresciuta la vegetazione folta, come ad esempio quello di Rigopiano, che era già avvenuto a inizio secolo”, conferma il membro della direzione nazionale Cnsas. “Non è un caso che il vecchio rifugio di Rigopiano non sia stato interessato dalla valanga del 18 gennaio del 2017 - prosegue Bristot - questo vuol dire che c'era memoria di eventi valanghivi ciclici in quella zona e che poi siccome per alcuni decenni non è successo nulla si è pensato che fosse un'area sicura”. 

Nuove tecnologie e bollettini
Altre novità introdotte dal Cnsas dopo Rigopiano riguardano il settore tecnologico e in particolare i droni. Strumenti utilizzati dopo che il disastro è già avvenuto, come nel caso della Marmolada, per cercare le vittime delle valanghe. “La figura specialistica di conduttore di droni è stata riconosciuta con la modifica della legge 74 del 2001 introdotta nel 2020 con la legge 126 e sono usati non solo a seguito di eventi valanghivi ma anche per la ricerca di persone in ambiente montano”. Per quanto riguarda la sensibilizzazione degli utenti della montagna poi, dopo Rigopiano, ma già in precedenza, è stato fatto tanto dal Cnsas nel campo della prevenzione, per far passare il messaggio dell'importanza di consultare il bollettino niveo-meteorologico a valenza locale prima di qualsiasi ascensione in montagna o anche con l'utilizzo delle ciaspole. “La sua lettura non dovrebbe essere un optional, perché risulta fondamentale per conoscere i rischi a cui si va in contro” sottolineano dal Cnsas. Resta sempre utile ricordare anche a chi frequenta la montagna di dotarsi della strumentazione di autosoccorso: pala, arva e sonda.

Claudia Balbi