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Convegno CAE, innovazione e prevenzione. "Come voleva Zamberletti"

Durante la presentazione delle nuove tecnologie, i vertici della Protezione Civile hanno ricordato l'importanza della prevenzione e della comunicazione con il cittadino

A Bologna si è tenuto un incontro sul sistema di allertamento nazionale, organizzato da CAE S.p.A., impresa italiana leader nella progettazione, realizzazione e manutenzione di sistemi e tecnologie per il monitoraggio e l'allertamento multirischio.

L’obiettivo di tutte le forza in gioco è stato quello di garantire la sicurezza del territorio, attraverso un sistema di pronto intervento e una cultura comune che funzioni anche "in tempo di pace". CAE ha presentato un innovativo sistema multirischio, capace di affrontare contemporaneamente i rischi sismici, vulcanici, idraulici, idrogeologici, oltre ai rischi dati fenomeni meteo avversi, al problema della siccità e alla piaga degli incendi boschivi. Per combattere le catastrofi, l'unico metodo è quella di lavorare organicamente nella prevenzione delle emergenze – e non soltanto nel lavoro post-emergenziale – come era anche nelle idee di Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione Civile.

Il fondatore e vice-presidente di CAE Giancarlo Maria Pedrini ha descritto quarant’anni di attività, svelando il segreto del proprio approccio culturale: “mai imporre le soluzioni, ma valutare il problema nel suo complesso”. Questo metodo ha portato CAE a essere presente in tutto il mondo, da Hanoi a Buenos Aires, mantenendo sempre la sede a Bologna. Mentre le sfide del futuro, secondo Paolo Bernardi, fondatore e presidente del CAE, imporranno una sempre maggiore innovazione tecnologica – al netto delle annose difficoltà burocratiche e delle farragini nella disponibilità dei fondi.

La collaborazione e la sistemicità sono anche i temi che stanno più a cuore a Paola Gazzolo, assessore alla difesa del suolo e della costa, protezione civile e politiche ambientali e della montagna in Emilia Romagna – che con Bernardi condivide l’appello per una maggiore funzionalità degli apparati statali. “Il sistema di monitoraggio deve essere organico” – ha dichiarato intervenendo al dibattito: “è fondamentale avere dati comuni con cui riuscire a prevedere le emergenze”. L’dea comune è che si sta combattendo una battaglia per il futuro stesso del nostro Paese e del nostro territorio, in cui il lavoro della Protezione Civile deve funzionare come una rete, convergendo dal locale fino al nazionale – per arrivare a toccare una prospettiva internazionale.

Di questa battaglia ha parlato anche Carlo Cacciamani, Dirigente del Servizio Centro Funzionale Centrale della Protezione Civile, che ha ricordato come “siamo in un momento molto importante della storia di questo Paese”, perché adesso sta nascendo quel sistema preventivo di cui abbiamo bisogno – anche grazie alle innovazioni nel monitoraggio. Purtroppo certe svolte sono avvenute solo dopo le tragedie, ma finalmente – ha evidenziato Cacciamani – sta concretizzandosi quell’idea di Protezione Civile che era stata propria di Giuseppe Zamberletti. “Zamberletti aveva dato un cambio di paradigma alla Protezione Civile – ha ricordato Cacciamani – ipotizzando non soltanto una struttura che risolva i danni, ma una struttura che li prevenga per quanto possibile”.

Il futuro sarà dunque nella capacità di arrivare ai singoli cittadini, “percorrendo quell’ultimo miglio” che separa le istituzioni dalla gente comune. Diventa di capitale importanza, in questo senso, educare la massa a una cultura di gestione del rischio che sia valida anche “in tempo di pace”, non soltanto durante le catastrofi. E se il sistema di allertamento funziona, anche al netto dei falsi allarmi, bisogna riuscire a spiegare alle comunità quanto sia difficile valutare certe situazioni. Alla luce di queste considerazioni, Cacciamani ha presentato gli ultimi progetti in cantiere della Protezione Civile. Particolarmente rilevante sarà l’istituzione dell’Agenzia Italiana Meteo con sede a Bologna, un progetto nazionale che coinvolgerà tutti i reparti solitamente impegnati nella gestione delle emergenze – dalla Difesa ai volontari. L’Agenzia sarà al centro di un sistema meteorologico nazionale costituito dalle regioni e dalle agenzie delle regioni. Tutto ciò "costituisce un assetto fondamentale di questo Paese, un insieme di dati, conoscenze, capacità, risorse, che c’è e deve essere sfruttato. È la base di partenza da cui poi sviluppare il resto, per creare un sistema strutturale che prima di tutto serva alla Protezione Civile e poi all’agricoltura, ai trasporti, eccetera". Notevolmente innovativo sarà poi il progetto IT-Alert, un sistema di invio simultaneo di brevi messaggi di testo su tutti i cellulari di una determinata zona, per avvisare in tempo reale durante le emergenze.

Dal futuro prossimo al futuro imminente, Cacciamani ha mostrato preoccupazione per la siccità che sta attanagliando l’Italia ormai troppo a lungo e troppo di frequente. “Lo dicono i dati dell’Ispra”, ha ricordato il Dirigente, annunciando un tavolo di confronto comune per valutare quanto le condizioni del 2019 saranno simili a quelle del 2017 - l'ultimo anno torrido.

red/gp