Fonte Facebook Anpas

Giornata del volontariato, cos'è e come sta cambiando

Il volontariato Anpas si apre a nuovi temi come la sensibilità rispetto ai modelli di consumo e quella legata alle questioni ambientali. Dal mondo della soccorso speleologico arriva un appello: “Diamo ancora valore alla motivazione personale"

Nella giornata mondiale del volontariato, abbiamo chiesto a Nicolò Mancini, neo eletto presidente Anpas e a Corrado Camerini, delegato responsabile nona delegazione speleologica Lombardia del Cnsas, di spiegarci qual è oggi il significato dell'attività che svolgono e quali sono le nuove tematiche e le nuove sfide che riguardano il volontariato.

Con il presidente Mancini partiamo dal significato della parola volontariato.
Per noi la parola volontariato essenzialmente significa senso di responsabilità sociale condivisa, è prima di tutto quell'impegno che ogni cittadino ha la possibilità di prendere verso se stesso per cercare di costruire una società più giusta, nella quale ogni persona in qualche modo può partecipare alla costruzione di un'idea di società dove nessuno venga lasciato indietro. È una visione che si attua attraverso l'impegno del singolo verso temi di interesse collettivo, quindi non solo un aiuto alle istituzioni nel momento in cui si verifica un'emergenza ma anche un'idea complessiva nella quale il cittadino ha la possibilità di responsabilizzarsi e migliorare le condizioni del singolo e della collettività. 

Ma oggi purtroppo siamo di fronte ad un'emergenza e i volontari Anpas sono lì in prima linea. 
In questo momento il contingente dei volontari impegnati ad Ischia è quello legato alla dimensione regionale dell'Anpas. Quindi abbiamo squadre che si stanno avvicendando nelle attività tipiche di assistenza alla popolazione e di aiuto pratico nel ripristino delle condizioni di vivibilità. Le attività continuano anche in tempi di non emergenza ovviamente. 

Come è cambiato il panorama dei volontari?
Abbiamo notato nel corso degli ultimi anni un cambiamento dell'approccio al mondo del volontariato nel senso che esiste un senso di responsabilità generale che muove all'idea che il cittadino partecipi alle varie necessità della comunità. In questo senso abbiamo notato un progredire della varietà dei modi con cui il volontario si approccia a fare del volontariato. Ci sono persone che si accostano al volontariato per far volontariato sanitario o di protezione civile così come verso tutti gli atteggiamenti di responsabilità individuale che vanno dalla sensibilità rispetto ai modelli di consumo, la sensibilità legata alle questioni ambientali e in generale dello sviluppo. Quindi diciamo che dopo il grande impegno che l'emergenza Covid-19 e l'emergenza legata al conflitto russo-ucraino abbiamo visto un'ampliarsi delle richieste di partecipare secondo modi e su temi che negli anni precedenti si erano un po' sopiti. E per questo che la nostra rete sta cercando di promuovere iniziative e azioni che accolgano tutte queste possibilità. 

Il mondo del volontariato Anpas è aperto a tutti?
Chiunque può avvicinarsi al nostro mondo e prestare la propria opera di volontario all'interno della rete Anpas e delle singole pubbliche assistenze sul territorio, oltre 930 in tutta Italia. I requisiti sono quelli di un percorso di formazione che viene eseguito per step all'interno dei sistemi formativi della nostra rete che noi chiamiamo “cascata formativa” che porta il volontario da una base di educazione generale a certi temi, che sono quelli tipici di protezione civile e cioè delle varie emergenze: alluvioni, terremoti, ed altre. E pian piano il percorso si specializza mantenendo nel tempo in linea anche la preparazione tecnica in questo tipo di emergenze. Una formazione che è obbligatoria.

Che età hanno i vostri volontari? La campagna televisiva di questi mesi è rivolta ad un target preciso?
I volontari vanno dai 16 anni fino a quando si ha forza e voglia di andare avanti, quindi abbiamo ragazzi molto giovani e persone più avanti con gli anni, la campagna televisiva di questi mesi è universalistica. Vuole dire che ognuno ha il modo di esprimere il suo contributo, sui giovani è importante lavorare ed avvicinarli perchè si dà senso a quella visione della società di cui abbiam parlato prima, così come le persone più avanti in età perché hanno esperienza, radicamento sul territorio, più tempo libero e conoscenza dei problemi specifici di quel territorio. Il concetto della campagna è “far volontariato fa bene ad ogni età, ad ogni individuo e alla collettività della quale quella persona fa parte”. 

Cosa le ha dato l'attività da volontario?
La ricchezza più grossa che mi ha dato il volontariato è stata di aver aperto la mia visione a tante problematiche, ma soprattutto ha fatto bene a me, come persona, nel vedere la ricchezza e l'importanza delle reazioni delle persone alla testimonianza di questo approccio laico e solidale al bisogno altrui”  

Un esempio di volontariato meno conosciuto è quello speleologico, di cui ci ha parlato Corrado Camerini, delegato responsabile nona delegazione speleologica Lombardia - Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico. 

Di cosa si occupano i volontari in questo caso?
I volontari del soccorso speleologico si occupano del soccorso in un ambiente molto particolare che è quello delle grotte. Si tratta di ambienti molto difficili da raggiungere, di condizioni climatiche abbastanza estreme in cui si è privi di qualsiasi fonte di energia e soprattutto hanno la peculiarità che possono essere raggiunti esclusivamente ripercorrendo il cammino fatto da chi poi si è infortunato. Quindi non ci sono scorciatoie come può succedere in montagna dove l'impiego dell'elicottero consente di arrivare facilmente in zone di emergenza e senza dispendio di energie. Purtroppo questo non accade nel caso del volontario del soccorso speleologico.

Quale percorso di formazione bisogna fare per diventare volontario del soccorso speleologico?
Innanzi tutto devono essere degli speleologi, perché è evidente che la selezione viene fatta su persone che hanno già una buona capacità di movimentazione nelle grotte. Dopo un periodo più o meno lungo, che può arrivare anche ad un anno di praticantato, viene fatto un esame vero e proprio in cui si vede come il candidato effettua la movimentazione in ambiente e come si destreggia soprattutto in alcune manovre che sono principalmente quelle di attrezzatura delle vie.

Quali strumenti usa lo speleologo?
A differenza dell'alpinista, che una volta che arriva in cima alla montagna ha raggiunto il suo scopo, lo speleologo invece quando arriva in fondo alla grotta è solo l'inizio del suo lavoro perché va a cercare altre prosecuzioni, perché comincia a fare lo studio topografico, quelli idrogeologici etc. Quindi come ci arriva in fondo alla grotta è del tutto ininfluente e cerca di arrivarci nel modo più veloce e sicuro possibile. Il percorso che viene fatto per arrivare in fondo alla grotta viene normalmente attrezzato in modo pesante con una via di corda che permette allo speleologo di arrivare in fondo alla grotta e di iniziare il suo lavoro. Diventa quindi molto importante che la via di corda sia posizionata in modo corretto ed adeguato. Inoltre visto che la via di corda diventerà la via sulla quale si dovrà eseguire un'operazione di soccorso cambiano i parametri e i criteri con cui si deve attrezzare e quindi si deve utilizzare una competenza specifica per fare in modo che la via possa essere usata da un infortunato imbarellato. 

Che significato ha per te essere volontario? 
Io ho iniziato la mia attività nel soccorso alpino nel 1978. In questi anni le cose sono cambiate. Fare il volontario dovrebbe essere qualcosa che arriva dalla volontà personale di mettersi a disposizione del prossimo che è in difficoltà. E questo è un aspetto che per quanto riguarda lo speleologo arriva facilmente perché l'ambiente in cui si opera è molto particolare, è ostile, freddo, umido e buio, sicuramente selettivo e non a misura d'uomo. E quindi, arrivati a capire che avere un problema in quell'ambiente richiede che ci sia qualcuno che ti dia una mano, è un ragionamento che fa sì che chi è in grado di farlo, di calarsi in una grotta, si identifichi facilmente con il soccorritore e diventi volontario. Quindi la motivazione sta in questo. Il rischio che vedo è quello di privilegiare efficacia ed efficienza rispetto ai principi fondanti del volontariato. Si rischia di arrivare a considerare come prioritari altri parametri che non sono più il motivo per cui io decido di mettere a disposizione le mie competenze e la mia disponibilità e di guardare piuttosto ad altri aspetti che possono essere la retribuzione, le prebende che purtroppo snaturano la struttura e la demotivano. Tutto questo per dire che spesso e volentieri si tende a confondere il volontariato con la professionalità e li si vorrebbe mettere allo stesso livello privilegiando la performance tecnica e non le motivazioni che stanno alla base della nascita della struttura di volontariato”. 

Claudia Balbi