Un incendio a Roma (Fonte foto: profilo Twitter @emergenzavvf)

Gli incendi estivi in Europa hanno la stessa causa

Durante questo 2022, gli incendi hanno colpito tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo, dalla Francia al Marocco, dalla Spagna alla Grecia. E le cause sono le stesse. Ne abbiamo parlato con Roberto Inghilesi di Ispra

I grandi incendi che hanno colpito l’Europa durante questa estate 2022, coinvolgendo i Paesi intorno al bacino del Mediterraneo, sono stati eventi collegati non solo tra loro, ma anche all’andamento degli anni passati. Ne abbiamo parlato con Roberto Inghilesi, di Ispra, Responsabile Centro operativo per la sorveglianza ambientale.

L’andamento degli ultimi anni
Durante questa estate ci sono stati molti incendi soprattutto nell’area intorno al Mediterraneo, dall’Europa Meridionale al Marocco. Cercando di capire i meccanismi che sono all’origine di questi eventi, viene da chiedersi soprattutto se c’è una causa unica, oppure più cause si sono intersecate in territori simili. “Di per sé è difficile fare considerazioni assolute” - risponde Roberto Inghilesi. “Quello che possiamo fare è un raffronto rispetto all’anno scorso e agli anni precedenti. Dal punto di vista della situazione in Europa, possiamo dire che sia il 2021 che il 2022 sono stati due anni brutti a livello europeo, per quanto comunque il 2022 sia tuttora nel pieno della stagione degli incendi e dei fenomeni estivi. In particolare, nel 2021 gli incendi hanno colpito tutta l’area del bacino del Mediterraneo, con l’Italia che è stata particolarmente colpita da roghi anche di grandissime dimensioni. In Sardegna, per esempio, lo scorso anno bruciarono 13.000 ettari, dei quali una buona parte erano ecosistemi pregiati, come latifoglie. Quest’anno gli incendi più gravi sono stati nella parte Nord-Occidentale del bacino del Mediterraneo, soprattutto in Spagna e Francia. Lì ci sono stati incendi veramente enormi, dove in pochi giorni sono bruciati 40.000 ettari di bosco. Spesso sono stati colpiti ecosistemi importanti. La stagione estiva dell’anno scorso invece ha colpito soprattutto l’Italia, in Sardegna, Calabria e Sicilia. Quest’anno abbiamo registrato casi importanti. Due sono stati significativi, in provincia di Enna e in provincia di Lucca, a luglio, dato hanno colpito in modo radicale ecosistemi importanti. C’è stato poi un caso a Trieste, con una vittima. E lì vicino, ma fuori dai nostri confini, sono bruciati altri 4.000 ettari in Slovenia. Anche in questo caso gli incendi hanno colpito ecosistemi pregiati”. “Quando dico pregiati non è perché le querce valgano più delle conifere” - specifica Inghilesi - “ma perché per ricostituire un bosco di querce ci vogliono più tempo e più difficoltà rispetto a un bosco di latifoglie”.

Gli incendi di quest’anno sono connessi?
“Sì, sono sicuramente fenomeni connessi” - afferma Inghilesi. “Anche l’anno scorso c’è stata una forte siccità, ci sono state forti ondate di calore. Sono usciti da poco gli indicatori di come è cambiato il clima in Italia sulla base dei dati Ispra. E in sostanza, in base a questi dati, sebbene l’anno scorso non sia stato un anno mediamente più caldo degli altri, ha avuto fortissime ondate di calore e molti eventi estremi, come i cicloni mediterranei, ma non solo. Questi fenomeni sono sicuramente legati a temperature anomale del mare, soprattutto nella stagione autunnale. In conclusione, in sostanza abbiamo dei fenomeni che sono legati proprio al fatto che abbiamo delle estati molto calde con delle temperature dell’aria molto calda, che poi nelle stagioni di transizione crea una grande quantità di energia disponibile. Per quanto riguarda gli incendi, invece, sono sicuramente legati a fattori di siccità”. 

Un nuovo modo di percepire gli incendi
“Il fatto che durante quest’anno, per ora, ci sia stato un numero limitato di grandi incendi, non significa che il numero degli incendi sia basso” - avverte Inghilesi. “Anzi, dal punto di vista del numero degli incendi e di come questi incendi sono percepiti dalla popolazione, probabilmente è peggio dell’anno scorso, perché abbiamo una grande quantità di incendi che si sviluppa nelle periferie della città. Questa è una cosa che normalmente non influisce sulla caratteristica dell’incendio, ma contribuisce a creare una percezione degli incendi molto significativa, che mostra un territorio estremamente vulnerabile, in cui è sempre necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile”. Sul lungo periodo, invece, dobbiamo aspettarci quello che dicono le stime climatologiche, per esempio quelle fornite da Ispra, che indicano che la temperatura media cresce di 0.4 gradi centigradi ogni dieci anni. Questa crescita della temperatura, anche se lenta, si accompagna a fenomeni estremi, ai quali siamo più vulnerabili. Per esempio i cosiddetti cicloni mediterranei, dei quali negli ultimi anni ce ne sono stati almeno tre in cinque anni. Questi fenomeni in passato erano estremamente rari, ora, invece, anche senza arrivare a dire che siano normalità, vediamo strutture di questo tipo che si formano con più frequenza”. 

Come rinascono gli ecosistemi forestali
“In genere gli ecosistemi forestali sono abbastanza resistenti agli incendi, nel senso che di per sé hanno la capacità di ricostituirsi nel giro di qualche anno” - racconta Inghilesi. “Ovviamente il tempo è più breve per le conifere ed è molto più lungo per le latifoglie. E per le latifoglie il tempo è così lungo che se non si programma una ricostruzione del territorio il rischio è che si perda. È vero che la legge impedisce di ricostruire nei dieci anni successivi da un incendio, ma per un bosco di querce dieci anni sono niente. L’importante è continuare a monitorare le aree colpite dagli incendi e adottare una politica di ricostituzione del territorio, soprattutto dove ci sono le aree protette. Quest’anno l’incendio che c’è stato a Enna ha colpito un’alta percentuale di area protetta da Natura 2000. In questi casi aiuta anche fare un monitoraggio di tipo satellitare, indirizzato dove sono le zone colpite dagli incendi, anche per riuscire a capire quale tipologia di ecosistema deve essere ricostituita o quale tipologia sta ricrescendo. Oppure, attraverso i satelliti, è anche possibile vedere, a distanza di un anno da un incendio, come l’ecosistema si sta riprendendo, in che modo, cosa sta crescendo. E anche questo è molto importante”. Ed è possibile utilizzare il monitoraggio satellitare anche per prevenire gli incendi. Racconta Inghilesi: “In Sardegna per esempio sono assolutamente convinti che gli incendi forestali non nascano nelle foreste ma nei territori circostanti, dove ci sono situazioni dove è più facile che un terreno poco pulito possa prendere fuoco, magari in prossimità di una strada o di qualcosa del genere. Sono cose che aumentano la vulnerabilità dei territori. In questo senso ci sono delle attività sperimentali che vengono fatte da satellite, anche in Sardegna, in cui, nella stagione immediatamente precedente all’estate, vengono monitorate le condizioni della vegetazione, per vedere se è più gialla o più secca, diramando un’allerta a livello regionale, con una distribuzione di mezzi e forze di intervento. E questo è un tipo di monitoraggio a scala locale che è estremamente promettente”. 

Giovanni Peparello