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Le conseguenze dei terremoti sulla salute mentale

Secondo uno studio complessivo realizzato dai ricercatori del dipartimento di epidemiologia e statistiche della salute della Central South University di Changsha in Cina, un sopravvissuto su 4 è stato colpito dal disturbo da stress post traumatico

Le scosse di un terremoto possono distruggere abitazioni e scavare fratture nel terreno. Un sisma però ha effetti anche nella psiche di chi è sopravvissuto. Secondo uno studio complessivo realizzato nel 2016 dai ricercatori del dipartimento di epidemiologia e statistiche della salute della Central South University di Changsha in Cina, un sopravvissuto su 4 (tra almeno 76mila vittime di terremoti in tutto il mondo) è stato colpito dal disturbo da stress post traumatico. Si tratta di una forma di disagio mentale che si sviluppa in seguito ad esperienze traumatiche come attacchi terroristici, conflitti e anche terremoti e inondazioni. Secondo il National Institute of Mental Health, coloro che soffrono di questa patologia possono presentare sintomi come difficoltà al controllo delle emozioni, irritabilità, depressione, insonnia, ma anche la determinazione a evitare qualunque atto che li costringa a ricordare l’evento traumatico.  

Lo stress colpisce i più giovani
Subito dopo il sisma dell’Aquila, una percentuale che va dal 15 al 35% della popolazione è stata colpita da disturbo da stress post traumatico, aveva dichiarato durante un recente convegno sul tema la dottoressa Rita Roncone, direttrice dell’unità trattamenti riabilitativi e interventi precoci in salute mentale dell’ospedale San Salvatore di Milano. In particolare, ad essere più colpite sono soprattutto le giovani donne. Lo scrive la professoressa Liliana Dell'Osso, professoressa ordinaria di psichiatra all'Università di Pisa. Il suo team di ricerca ha pubblicato uno studio pubblicato sul "Journal of Affective Disorders" basato sulle interviste di circa 2300 persone. “Le donne giovani si sono dimostrate più vulnerabili al disturbo post traumatico da stress anche quando esposte indirettamente o in modo marginale al sisma", spiega ancora Dall’Osso. “A 10 mesi dal sisma, su 452 studenti all'ultimo anno delle superiori che hanno risposto al questionario, circa la metà ha affermato di aver avuto un cambiamento di personalità dopo il terremoto, una dichiarazione che si ricollega ai comportamenti "maladattivi" testimoniati dai soggetti come ad esempio l'abuso di farmaci, droghe o alcol", continua.

Un problema di salute pubblica 
A livello globale, se si guarda al terremoto di Christchurch in Nuova Zelanda (avvenuto il 22 febbraio 2011), anche in quel caso la popolazione è stata sottoposta a un forte stress con effetti sulla salute mentale e sulla vita quotidiana. Secondo una ricerca pubblicata nel 2014 sulla rivista scientifica Jama Psychiatry, i soggetti esposti al sisma rappresentavano dal 10,8% al 13,3% della percentuale di persone colpite da disturbo mentale nella regione di Canterbury e nella città di Christchurch. Senza dimenticare l’aumento delle prescrizioni di psicofarmaci basati su benzodiazepine come Xanax e Valium. In particolare, i primi a presentare i segni del disturbo da stress post traumatico furono proprio i bambini.

Come riporta il Los Angeles Times in un articolo sul tema, si tratta di un problema di salute pubblica. "Se riesci a far sentire le persone abbastanza sicure, con un senso di scopo e di appartenenza e un percorso futuro penso che gli effetti negativi saranno minimi”, ha dichiarato al Latimes lo psichiatra neozelandese Ben Beaglehole. Ben presto, le istituzioni pubbliche si sono rese conto che la ricostruzione di un territorio passa soprattutto dalla rigenerazione della comunità. Per questo motivo, la municipalità di Christchurch ha lanciato “All Right?” una campagna di sensibilizzazione sulla salute mentale. Le persone venivano incoraggiate a chiedere aiuto e a consultare uno specialista. Non solo, la municipalità ha messo in campo una rete di centri di ascolto per venire incontro ai cittadini. Non ci sono dati specifici sulla guarigione dal disturbo da stress post traumatico, ma secondo un recente sondaggio, la qualità della vita nell’area di Christchurch è migliorata. Nel 2013, la percentuale di intervistati che ritenevano di vivere meglio era pari al 73%, mentre nel 2018 pari all’81%. 

Negli ultimi dieci anni, anche gli aquilani hanno mostrato segni di miglioramento. Secondo la professoressa Roncone “hanno espresso una forte capacità di resilienza”. Allo stesso tempo però, la carenza di risorse del dipartimento di salute mentale non ha permesso alle istituzioni di fornire un servizio adeguato. “C’è carenza nel mio servizio indirizzato ai trattamenti precoci per i giovani. Sicuramente in questo si dovrebbe investire di più”, continua Roncone. “L’unità operativa semplice che dirigo è proprio destinata a trattare con interventi precoci i giovani a partire dai 16 anni in su, nell’ottica che come in ogni campo della medicina e anche in psichiatria, tanto prima si interviene e tanto meglio è”, conclude.

(Fonti: Il Messaggero; Los Angeles Times; Jama Psychiatry)

Marco Tonelli