fonte pixabay

Legambiente: dal 1970 a oggi erosione costiera triplicata

L'erosione è causata dal consumo di suolo ed è aggravata dalla crisi climatica. In futuro, secondo gli scienziati del Cnr e di Enea, a rischio inondazione ci sarà un'area pari a quella della Liguria

L'annuale rapporto di Legambiente sulle spiagge italiane fa suonare il campanello d'allarme sopratutto per quanto riguarda l'erosione delle coste. Il risultato di questo fenomeno è che le spiagge sono sempre più piccole. Ad accendere i riflettori sul problema dell'erosione un dato su tutti: dal 1970 ad oggi i tratti di litorale soggetti ad erosione sono triplicati. Di più, in media oggi ne soffrono quasi 5 spiagge su dieci, il 46% delle coste sabbiose, con tendenze molto diverse tra le regioni, che vedono picchi del 60% e oltre in Abruzzo, Sicilia e Calabria. “In media – spiega il rapporto dell'associazione ecologista - è come se avessimo perso 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1750 km di litorale in erosione”.

Nel suo ultimo report, basato sugli ultimi dati pubblicati dal Ministero dell'Ambiente in collaborazione con ISPRA e con le 15 Regioni marittime, Legambiente oltre a evidenziare il fenomeno va alla ricerca di quelle che sono le sue cause principali. È a questo punto che emerge che gran parte dell'erosione in Italia è dovuto agli esseri umani, e più precisamente al consumo di suolo, con la costruzione di edifici e di nuove opere infrastrutturali portuali o di opere rigide a difesa dei litorali. A questa situazione va sommata quella globale della crisi climatica e, in particolare, il problema dell'innalzamento del livello del livello del mare. Analizzare l'attuale situazione e gli scenari futuri delle aree costiere rappresenta dunque un fattore decisivo per salvaguardare e prevenire i danni.

In Italia sono impressionanti gli scenari di allagamento delle coste elaborati da Enea, in collaborazione con Cnr e altri centri di ricerca universitari italiani ed esteri, che mostrano come a rischio inondazione ci sia un'area pari a quella della Liguria. In totale per il nostro Paese sono state individuate 40 aree costiere a rischio inondazione: 13 di queste aree sono state mappate, per un totale di 384,8 km di costa allagata, corrispondente alla perdita di territorio pari a 5686,4 kmq. Le 40 aree a maggior rischio in Italia, secondo le elaborazioni di Enea, sono: l'area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna; la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l'area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull'Isola d Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; l area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sarde- gna; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici previste per le zone costiere includono poi un aumento della frequenza di eventi estremi con conseguenti inondazioni. È poi importante considerare, tra gli impatti rilevanti, anche la risalita di acque saline nei fiumi e l'intrusione negli acquiferi costieri, che rendono più difficoltoso il deflusso delle acque verso il mare in caso di eventi estremi. I danni economici nei prossimi anni rischiano di essere davvero rilevanti.

Per far capire meglio la situazione, Legambiente ricorda quanto accaduto a Milano Marittima la scorsa estate quando una tromba d aria ha provocato danni stimati per la sola parte pubblica a 2 milioni di euro. Mentre secondo l'UE l'impatto sulle coste europee di questi fenomeni ha provocato danni pari a 7 miliardi di euro all'anno, ma che, si stima, passeranno a 20 miliardi di euro all'anno nei prossimi anni, con una popolazione colpita pari a 10 milioni di europei.

Nel report Legambiente “Rapporto spiagge 2020” sono poi evidenziate altre tendenze preoccupanti come quella della scomparsa delle spiagge libere a favore degli stabilimenti privati in concessione, solo 4 su dieci sono spiagge libere e balneabili, inoltre, sottolinea la Ong, le spese di canone annuale per i gestori degli stabilimenti sono molto basse.

Tra le tante cose che non vanno, Legambiente sottolinea anche un punto a favore della situazione delle spiagge italiane: sempre di più puntano ad un'offerta green. Quindi spazio a stabilimenti balneari con strutture che hanno scelto di investire sulla sostenibilità. Si tratta di stabilimenti che hanno scelto di essere plastic free, di coinvolgere i bambini in progetti di educazione ambientale, di recuperare tratti di dune, di valorizzare prodotti a chilometro zero, di utilizzare piante autoctone, di scegliere una gestione flessibile e aperta a tutti degli spazi in concessione, di produrre energia e acqua calda per le docce con pannelli solari, di utilizzare solo legno e materiali naturali per le strutture, di puntare su una accessibilità per tutti che superi ogni barriere, di premiare e aiutare con spazi ad hoc chi si muove in bici o con mezzi di mobilità elettrica, di raccontare ai turisti la storia e la cultura dei territori in cui sono ospitati, di realizzare interventi di recupero delle tartarughe ma anche di valorizzazione della costa e pulizia assieme a associazioni e parchi naturali.

Red/cb

(Fonte: Legambiente)