Fonte Protezione Civile Venezia Terraferma Volontari di Mestre

Maltempo in Italia, il diario dei volontari di Protezione Civile

Due volontari, uno di Venezia, l'altra di Forlì, ci hanno raccontato passo passo come sono intervenuti in due situazioni di maltempo che in questi giorni hanno colpito l'Italia: l'acqua alta a Venezia e l'esondazione dell'Idice in Emilia-Romagna

Nicola Ligi, 42 anni, è referente distrettuale dei volontari della protezione civile di Venezia, da 13 anni presta servizio presso l'associazione Protezione Civile Venezia Terraferma Volontari di Mestre. Barbara Cortesi, 48 anni, invece, è volontaria dal 2012 presso l'associazione Sos Forlì Protezione Civile

Diario di Nicola
Martedì
12 novembre
V
enezia: mancano poche ore alla marea eccezionale di 187 cm, la seconda più alta dal 1966.

20:15 - Ci vediamo in sede operativa per organizzare l'intervento, perché la massima di marea è prevista alle 23. Ci dividiamo in squadre, una rimane in centrale operativa e fa da coordinamento, le altre otto, formate da 4-5 persone, me compreso, partono per Venezia.

21:30 - La mia squadra arriva a Venezia, ci trasferiamo a Rialto e informiamo i turisti e i passanti che di lì a poco ci sarebbe stata una marea eccezionale di 160 cm. Era ancora quella la previsione. In realtà la marea sta salendo più velocemente: il centro previsioni maree ci aggiorna spostando prima il picco di marea da 160 a 170 cm e poi l'orario di picco massimo dalle 23 alle 24.

22:30 - Insieme alla polizia locale, iniziamo a chiudere alcune calli del centro per garantire la sicurezza dei pedoni. Subito dopo scopriamo che è prevista una marea di 190 cm e capiamo che anche noi dobbiamo metterci in sicurezza: gli stivali cosciali non ci avrebbero protetto. A questo punto andiamo nella zona del ponte di Rialto, più in alto rispetto a dove ci trovavamo, e ci occupiamo di informare e assistere la popolazione.



Mezzanotte È arrivato il picco di marea di 187 cm. La cosa più difficile in questa situazione è quella di spiegare alle persone che in questi casi bisogna restare fermi e aspettare che cali la marea. Insistono perché vogliono tornare a casa dopo ore di lavoro. Durante la serata, inoltre, accompagniamo alcune persone sulle spalle fino a casa.

2 di notte Rientriamo, ma so che il vero lavoro inizierà da domani.

Mercoledì 13 novembre – domenica 17 novembre
7-19
La durata dei turni, in emergenza, non ha molto valore: si fanno tante ore e si fa fatica ad andare a casa. In questi giorni 80 volontari al giorno erano impegnati in diverse aree della città, con punte di 270 persone la domenica. Io durante queste giornate ho coordinato i lavori e sono anche andato a Venezia per due allerte acqua alta. Insieme ai colleghi abbiamo soccorso la popolazione dell'isola di Pellestrina, completamente allagata, andando lì con due idrovore per prosciugare l'acqua. Io, poi, sono andato anche a Burano: con le motopompe abbiamo aiutato chi abitava al piano terra ad alzare suppellettili, a smaltire elettrodomestici danneggiati e a svuotare gli scantinati, le taverne e i pozzetti degli ascensori. Ci siamo anche messi a disposizione per tagliare qualche albero danneggiato dal maltempo. Una signora anziana, un giorno, ci ha chiesto aiuto perché non si sentiva al sicuro a casa sua al piano terra. Siamo andati da lei e, assieme alla sua badante, l'abbiamo prima confortata e poi abbiamo cercato una soluzione. Alla fine l'abbiamo trovata: è stata presa in carico dai servizi sociali di Venezia.




Diario di Barbara
Lunedì 18 novembre
Il torrente Idice è esondato a Budrio (BO).

11:00 Sul nostro gruppo WhatsApp dedicato alle emergenze arriva un messaggio col quale il nostro presidente chiede la disponibilità delle persone per partire la mattina dopo per operare nelle zone dove è esondato l'Idice. Nel messaggio ci sono due tipi di richieste: sorvegliare gli argini o lavorare con le motopompe o il modulo antincendio boschivo per la pulizia del fango tramite idrogetto. Scelgo la seconda opzione.

Martedì 19 novembre
8-18 Arrivo a Budrio e capisco che il lavoro di manovalanza non può essere fatto: finchè non viene chiusa la falla dell'argine non si possono pulire le case perché l'acqua continua a defluire. Decido di dare il mio supporto al Comune facendo un censimento delle persone che abitano nelle case molto vicine all'acqua. Bisogna andare casa per casa a seconda dell'area assegnata a fornire informazioni, verificare se ci sono persone o animali in difficoltà da salvare. Poi, la cosa più difficile: convincere chi non vuole evacuare a farlo. Siamo rimasti fino alle sette, le otto di sera per fare assistenza alla viabilità, segnalando alle persone le strade alternative da fare. Si fa a gara a chi resta di più e le persone ti ripagano degli sforzi: non fanno che ringraziarti, ti offrono il caffè anche con il fango in casa. Questa è la ricompensa più bella.



Venerdì 22 novembre
8-18 Abbiamo passato tutta la mattina in un'abitazione a spalare il fango, il pomeriggio in un'altra casa. Di solito si inizia con i badili, poi si usa l'idrogetto che spara l'acqua a forte pressione mentre gli altri buttano fuori il fango con il tira acqua. Un lavoro di manovalanza, faticoso, ma una bella fatica per me: quando sono lì non sento la stanchezza. Non ti dico la gioia delle persone! Non è la prima volta che intervengo in una situazione simile. Ho visto situazioni più critiche, ad esempio a Senigallia. Sono intervenuta in tante occasioni e questa qui è stata bella tosta: tante persone sfollate che hanno dormito in palestra, ma per fortuna non ci sono state vittime.

Claudia Balbi

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