fonte: Vigili del Fuoco

Maltempo, sale a 18 il bilancio delle vittime. Disastro nel Bellunese

Oltre alle vittime e ai danni ingenti, ci sono interi paesi isolati e irraggiungibili, soprattutto nel Bellunese. Perché i boschi delle Dolomiti ritornino come prima si stima potrebbero volerci 100 anni

Una settimana terribile per l'Italia: il maltempo non cessa e continua a mietere vittime. Pioggia e vento da lunedì hanno causato 18 morti. Dopo le 13 vittime registrate al'inizio della settimana, ieri se ne sono aggiunte altre 5. Due pensionati di Villarbasse (TO), Giuseppe Rosso di 74 anni e Miriam Curtaz di 73 anni, sono morti a Lillianes (Aosta) nella Valle di Gressoney, a seguito della caduta di un albero sull'auto in cui viaggiavano. Altre due vittime in Alto Adige: è deceduto all'ospedale di Bolzano un uomo di 53 anni di Laces, che lunedì, mentre stava guidando in Val Venosta, all'altezza di Coldrano era stato colpito da un albero. La seconda vittima è un 81enne della Val Badia che, intento a sistemare il tetto della sua malga danneggiata dalla violenta perturbazione, è precipitato morendo sul colpo. La quinta vittima è un anziano che è scivolato nel fiume Chiese, nel Bresciano, ed è stato trascinato dalla corrente.

Oltre alle vittime e ai danni ingenti, ci sono interi paesi isolati e irraggiungibili. Nel Bellunese, in special modo nelle zone alte della provincia, vaste aree continuano a rimanere isolate senza la possibilità di accesso, né approvvigionamento elettrico (con 16.800 persone al buio; rispetto alla giornata di lunedì, sono state già rialimentate complessivamente quasi 240.000 utenze in Veneto e Friuli Venezia Giulia), tantomeno possibilità di comunicare. Il sindaco di Rocca Pietore (BL), Severino De Bernardin, ha spiegato: "I danni sono incalcolabili, ben più gravi di quelli provocati dall'alluvione del 1966"

BOSCHI DEVASTATI Una veloce ricognizione aerea del Soccorso Alpino effettuata nel Bellunese ha evidenziato come la rete sentieristica sia gravemente compromessa, soprattutto per la caduta di numerosissimi alberi che ne impediscono la fruizione in sicurezza. Tutto il territorio bellunese è pesantemente compromesso ma anche il Trentino e l'Alto Adige. La criticità è massima nell'Agordino, nello Zoldano, nel Cadore e nel Comelico, ma anche nelle vicine valli del Primiero. La Sezione del CAI di Asiago ha comunicato che nell'Altopiano dei Sette Comuni tutte le strade forestali e i sentieri sono praticamente impercorribili per caduta piante. Gli esperti dicono che perché torni tutto come prima ci vorrà 'almeno un secolo'.

VENETO
Al Centro Coordinamento Soccorsi, allestito presso l'aeroporto di Belluno, sono arrivati Luigi D'Angelo, direttore operativo del Coordinamento emergenze della Protezione Civile nazionale, insieme ai suoi uomini che saranno sul territorio per ulteriori verifiche sulla gravità dei danni e per intervenire in aiuto di un'area che oggettivamente ha evidenziato le maggiori difficoltà. Sabato 3 novembre, inoltre, il capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile Angelo Borrelli tornerà in Veneto.


Livinallongo

Il Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi continua il proprio impegno a fianco della Protezione civile e dei Vigili del fuoco per cercare di portare aiuto alla cittadinanza, ovunque vi sia bisogno. Ieri mattina una ventina di soccorritori è partita da Belluno alle 6 per raggiungere Rocca Pietore e Livinallongo per proseguire - pur imperversando ancora le piogge e anche la neve alle quote più elevate - nell'attrezzare coperture provvisorie sulle abitazioni private dei tetti dalle forti raffiche di vento. Tutte le Stazioni bellunesi e trevigiane continuano gli interventi rispondendo alle chiamate dei concittadini, come ad esempio la stazione di San Vito di Cadore che fin dai primi momenti ha provveduto al taglio di piante cadute, sghiaiamenti, riparazione di tetti e ad ogni possibile bisogno urgente. O come quella di Longarone, presente in Agordino, ma attiva anche nei giorni passati nel monitoraggio del Piave nella zona di Ponte Gardona, per l'assistenza a una famiglia con neonata cui il vento aveva scoperchiato la casa e per la consegna di una bombola di ossigeno a una paziente che aveva esaurito la scorta. Ieri sono state visitate tutte le Centrali operative comunali, per raccogliere direttamente le richieste e dare eventuali consulenze sull'operatività in base al tipo di intervento. Anche oggi nuove squadre sono partite in direzione dell'Alto Agordino e del Comelico per portare un po' di sollievo alle numerose famiglie ancora in estrema difficoltà. Si sono gia messi a diaposizione una quarantina di soccorritori provenienti dalla parte bassa della provincia, dalle Stazioni trevigiane e anche della XI Delegazione Prealpi Venete e VI Delegazione speleologica.


Longarone

FRIULI VENEZIA GIULIA
In provincia di Udine, intanto, hanno riaperto alcune strade. Il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, sottolinea i grandi meriti della Protezione civile regionale alla quale indirizza "complimenti e ringraziamenti per essere intervenuti con soluzioni appropriate ed efficaci sulle maggiori criticità provocate dall'ondata di maltempo sulla nostra regione. Volontarie tecnici stanno lavorando in maniera eccezionale - ha aggiunto -e va sottolineato quanto siano encomiabili". Nell'arco di un mese, spiega Riccardi, si conta di colmare il buco creato dal crollo del ponte di Comeglians e ripristinare il normale esercizio della viabilità. "Permangono ancora grandi problemi in alcune aree della Carnia che ho visitato - evidenzia Riccardi, reduce ieri dal sopralluogo con relativi incontri con i sindaci a Comeglians, Rigolato, Forni Avoltri e Sappada - e riguardano soprattutto la mancanza di energie e acqua, in particolare a Sappada dove si deve provvedere con l'intervento di cisterne". "Stiamo anche sollecitando il ripristino della fornitura di energia elettrica - afferma il vicegovernatore - affinchè siano nuovamente attive le rimanenti tremila utenze ancora staccate". Nel frattempo, come riporta Riccardi, "a fronte di un problema risolto se ne pone un altro che affrontiamo prontamente". Il riferimento è alla SS52 Carnica chiusa per frana all'altezza del km 47,500, tra Forni di Sotto e Sopra.


Carnia

TRENTINO
In Trentino, invece, la situazione è migliorata anche grazie al cessare delle precipitazioni. Due le statali riaperte nel pomeriggio di ieri: Fricca e Schener (verso il bellunese). La maggior parte delle riaperture di tratti stradali avverrà nei prossimi due giorni. Normalizzata invece la situazione del gas metano mentre l’energia elettrica presenta solo qualche problema, molto localizzato, in val di Fassa e Valsugana. Nell’unico centro di accoglienza aperto della Croce Rossa -  Hotel San Camillo di Dimaro - sono 92 la persone ospitate. Hanno chiuso tutti gli altri centri di accoglienza: Trento, Ziano, Rovereto, e Valsugana. Per quanto riguarda l'energia elettrica è stato ripristinato il tratto da Predazzo a Moena. Oggim, invece, si lavora a Storo per sistemare la linea dell’alta tensione verso Giustino. E con questo intervento si considerano chiuse le emergenze. E i prossimi giorni si lavorerà alle riparazioni della rete ordinaria. Per quanto riguarda le utenze private non raggiunte siamo passati dalle 380 utenze private di ieri alle 240 di oggi. Si tratta di abitazioni fuori dal centro abitato nelle zone di Moena e Valsugana (Bedollo, Borgo, Ronchi e Scurelle). In val di Fiemme sono state ricollegate tutte le utenze private mentre da oggi il gas è tornato anche negli impianti artigianali e industriali di Fiemme e Fassa. Funzionano regolarmente le Ferrovie del Brennero e Valsugana, mentre sono una decina i cantieri sulla Trento Malè dove si lavora (soprattutto a Dimaro e Masi di Vigo) per riaprire la ferrovia entro la giornata di lunedì. La Trento Malè è funzionante da Trento a Mezzolombardo, da dove si prosegue in bus fino a Malè. Segnalate una frana a Canazei, qualche problema a Terragnolo e in Valsugana. 50 vigili di Mezzolombardo sono stati impiegati a Canazei in interventi che finiranno domani. In queste ore si stanno valutando le richieste di uomini per Dimaro e Bresimo. 35 le strade ancora chiuse. La situazione migliorerà nettamente nei prossimi 2 o 3 giorni quando si ultimeranno i lavori che garantiranno la riapertura (completa o parziale) delle principali statali chiuse. Oggi il capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli ha sorvolato in elicottero le zone colpite e ha detto che la Protezione civile trentina ha operato al meglio durante tutta l'emergenza. Parlando del futuro Borrelli ha evidenziato il lavoro per la sistemazione di infrastrutture e territorio: “Il paesaggio appare fortemente compromesso in vaste aree e ci vorranno anni per misurarci con i rischi geologici e valanghivi, dovuti all’assenza delle piante. Ma credo che il Trentino saprà misurarsi con la nuova realtà e trovare le contromisure adeguate”. Nella tarda mattinata il capo della Protezione civile è partito alla volta di Tolmezzo per il sopralluogo in Friuli.


Dimaro

red/mn