Un'immagine delle giornate di Parma (Fonte foto: Anci)

Nasce la Colonna mobile degli enti locali, Masetti: "Tutela per tutti i Comuni"

La nuova Colonna mobile non sarà dedicata al soccorso della popolazione ma alla continuità amministrativa, con l'obiettivo di facilitare il ritorno alla normalità dopo l'emergenza

In occasione della giornata di apertura della XXXVIII Assemblea dell’Anci a Parma, martedì 9 novembre, si è svolta un’esercitazione di Protezione Civile che ha di fatto segnato la nascita di una nuova realtà, quella della Colonna mobile degli enti locali, scaturita dagli sforzi congiunti della stessa Anci e della Protezione Civile. Quella della Colonna mobile è una novità assoluta nella storia della Protezione Civile italiana, il cui obiettivo sarà quello di garantire la continuità amministrativa nei Comuni colpiti da eventi calamitosi. Per capire il valore di questa nuova realtà, abbiamo parlato con il Delegato alla protezione civile dell’Anci, Paolo Masetti.

Un nuovo strumento adeguato alla complessa realtà italiana
“A Parma ci sono state delle giornate esercitative proprio in occasione dell’assemblea Anci Nazionale”, ricorda Paolo Masetti, Delegato alla protezione civile dell’Anci. “Di fatto, in quell’occasione, è stata inaugurata la Colonna mobile degli enti locali - una colonna mobile inedita nella storia della Protezione Civile che non è dedicata al soccorso della popolazione ma alla continuità amministrativa, con l'obiettivo di coadiuvare le amministrazioni che, solitamente, dopo un evento calamitoso vanno in affanno. I Comuni, nella fase immediatamente successiva a un’emergenza, devono comunque continuare a svolgere il loro lavoro - un lavoro che è difficoltoso in partenza, ma che si appesantisce quando si deve affrontare l’aggravio di impegno dovuto alla gestione delle pratiche emergenziali. Ed è evidente che, trattandosi del nostro territorio, un territorio dove il 70% dei Comuni hanno meno di 5.000 abitanti, un’emergenza può mettere in grande difficoltà le amministrazioni”.

Le origini della Colonna mobile
“In Italia c’è sempre stata la solidarietà nei confronti dei Comuni colpiti dalle calamità”, afferma Paolo Masetti. “Diciamo che fino al sisma dell’Aquila non c’era di fatto un’organizzazione strutturata ma era tutto improntato alla buona volontà delle amministrazioni. Ci fu proprio in quell’occasione il Campo Firenze, che fu un campo innovativo, di cui erano responsabili la provincia di Firenze e il comune di Firenze. In quel campo furono convogliate tutte le forze delle polizie locali provenienti da tutta Italia a beneficio e a supporto dei Comuni colpiti. Quella fu un’esperienza pilota che poi in realtà si è ripetuta in maniera diversa durante il terremoto dell’Emilia e del Centro Italia, che ha visto appunto l’Anci impegnata a coordinare la partecipazione dei Comuni italiani. Sono tutte esperienze che poi sono proseguite anche durante la tempesta Vaia in Veneto o nel sisma dell’Etna a dicembre 2018. In queste circostanze è stato dimostrato in modo ampio l’importanza che ha un intervento di questo genere. Perché la capacità di risposta dei centri colpiti da questi eventi, in genere, viene azzerata o fortemente ridotta. La colonna mobile ha dunque come obiettivo la continuità amministrativa e il mutuo sostegno, per altro evocato dal nuovo Codice di protezione civile del 2018. Tutto questo non è altro che la messa a sistema di alcune iniziative e alcune esperienze già messe in pratica nel corso degli anni”, sottolinea Masetti. 

L’importanza di una struttura nazionale
Ma in che modo si strutturerà la nuova colonna mobile rispetto alle occasioni passate? “In passato il supporto e la solidarietà si sono sviluppati attraverso esperienze estemporanee”, risponde Masetti, “Tant’è che tutte le esperienze che ho ricordato hanno avuto modalità attuative diverse. L’idea alla base della Colonna Mobile è quella di dare ordine a questo tipo di attività, facendo in modo che sia ben strutturata e che ci sia riconoscimento a livello nazionale, che ci sia un’interlocuzione con il Dipartimento tale da definire bene anche i casi in cui sarà attivata. Saranno il Comitato Operativo Nazionale o il Capo Dipartimento della Protezione Civile che ne chiederanno l’attivazione. Naturalmente a valle dall’attivazione ci dovranno essere tutti gli strumenti e tutte le procedure relative. Per esempio sarà molto importante la possibilità di definire l’impiego dei volontari - e c’è già un’interlocuzione proprio con il Capo Dipartimento per definire dei meccanismi uniformi sia per l’organizzazione che per il suo utilizzo. Il passo successivo è quello di definire una sorta di software, dato che l’hardware è stato già ultimato proprio in occasione delle giornate esercitative a Parma. Questo hardware, per proseguire la metafora, è stato definito grazie a delle risorse importanti. Ora il lavoro da fare è quello di utilizzarle al meglio, in modo chiaro e definito”. 

Da dove viene il personale
La nuova struttura arriva da lontano e ha radici profonde nel nostro territorio. “L’Articolo 1 del Decreto del Capo Dipartimento, il 2.642 del 2018, aveva individuato i Comuni capoluogo di città metropolitane quali soggetti beneficiari del piano di rafforzamento. A oggi è stata stipulata solamente la convenzione tra comune e città metropolitana di Firenze, ma confidiamo che ci siano altri atti di convenzionamento”, spiega Masetti. “Al momento ci sono due misure di intervento: la misura base, a cui corrispondono Roma Capitale e i tredici Comuni capoluogo di città metropolitane. Poi c’è una misura avanzata che invece è assegnata a tre Comuni di maggiori dimensioni demografiche al Nord, al Centro e al Sud, che sono Milano, Roma Capitale e Napoli. C’è da dire che possono aderire tutti i Comuni: da qui in avanti c’è la possibilità di attivare la procedura, che è possibile reperire sul sito di Anci”. L’auspicio di Paolo Masetti è chiaro: “D’ora in poi ogni comune può dire Io ci sto, può dire Ho intenzione di contribuire al supporto amministrativo dei Comuni colpiti da calamità”. Ma chi farà parte della colonna mobile? Da dove verrà il personale? Risponde ancora Masetti: “Oltre ai mezzi che sono stati acquistati a beneficio dei Comuni c’è anche la possibilità di mettere a disposizione il proprio personale a supporto dei Comuni colpiti da calamità. E parliamo proprio di personale di tutti i tipi, cioè tecnici di protezione civile, tecnici della polizia locale, tecnici amministrativi, servizi sociali, funzionari anagrafe e altri. L’obiettivo è dare supporto a tutte le attività di un comune. A oggi sono già 900 le unità di personale dei vari settori che possono intervenire a supporto. Un numero alto ma che ci auguriamo aumenti ancora, proprio in virtù di un’onda di solidarietà da parte dei Comuni che auspico aderiscano alla Colonna Mobile Enti Locali. Perché la Colonna mobile è dei Comuni: è la prima colonna mobile che nella storia della protezione civile si muove nella continuità amministrativa, che sarà un punto nodale per il ritorno alla normalità. Dopo ogni emergenza, anche attraverso la continuità delle attività amministrative, il comune dovrà continuare a erogare i servizi, come servizi anagrafici o scolastici”. La Colonna mobile degli enti locali renderà possibile tutto questo.

Per una nuova solidarietà amministrativa
Infine, Masetti ci tiene a ringraziare chi, con i suoi sforzi, ha contribuito alla nascita della nuova Colonna mobile: “Arrivare a questo risultato è stato possibile grazie a tutto lo staff e i membri di Anci e delle città che hanno contribuito alla costruzione della colonna mobile enti locali. Il lavoro è stato pesante e difficile, ma sta dando risultati fantastici. E voglio assolutamente fare un appello affinché i Comuni comprendano che questa è una cosa che ci tutela tutti. Aderire significa aiutare qualcun altro ma anche sé stessi”. 

Giovanni Peparello