Obiettivi di sviluppo sostenibile, a che punto è l'Italia? Il rapporto Istat

L'Istat ha diffuso la terza edizione del Rapporto sui Sustainable Development Goals (SDGs). L'istituto sottolinea come la pandemia da coronavirus abbia posto, a tutto il mondo, la questione della sostenibilità in termini ancor più cogenti di prima

Quanto è sostenibile l'Italia e a che punto si trova sulla strada tracciata dall'Agenda 2030, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite? L'Istat ha diffuso la terza edizione del Rapporto sui Sustainable Development Goals (SDGs). La pubblicazione avviene nel corso della pandemia di COVID-19, che ha accelerato la necessità di una visione unitaria in grado di elaborare e implementare una strategia appropriata per uno sviluppo economico, sociale e ambientale attento alle interdipendenze dei diversi aspetti e orientato alla sostenibilità. "La crisi pandemica - scrive il presidente dell'istituto Gian Carlo Blangiardo - ha riproposto in modo nuovo e drammatico il tema dell’equilibrio fragile fra salute, ambiente, benessere e prosperità. Ha posto, a tutto il mondo, la questione della sostenibilità in termini ancor più cogenti di prima. Molti hanno letto in questo sconvolgimento planetario anche un invito, non tanto a ricominciare come prima, quanto a cambiare strada, con più coraggio, nella direzione della sostenibilità. Lo faremo? La nostra attività statistica, che non si è mai fermata, ma che, anzi, ha raddoppiato l’impegno per monitorare l’emergenza, è pronta ad accompagnare e a supportare il Paese anche nella nuova fase. Gli stessi indicatori degli SDGs ci consentiranno di misurare la portata dell’impatto, e - di questo ho assoluta fiducia - anche di mostrare la nostra capacità di resilienza e di contributo ad un nuovo sviluppo.

Sebbene il Rapporto contenga prevalentemente informazioni aggiornate al 2019, infatti, si è cercato di dare conto dell’impatto del COVID-19: "I cambiamenti climatici, l’inquinamento idrico e i fattori trainanti della perdita di biodiversità, come la deforestazione e il commercio illegale di specie selvatiche, possono aumentare il rischio di ulteriori pandemie, come infezioni trasmesse da vettori o portate dall’acqua. L’inquinamento atmosferico, per via delle possibili malattie respiratorie riduce la salute ambientale delle comunità. Tali fattori ambientali minano significativamente la salute di ampie fasce di società, in particolare i gruppi vulnerabili. Per l’immediata crisi sanitaria, gli sforzi per sostenere la ripresa economica sono essenziali, ma dovrebbero considerare le azioni per limitare le minacce dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale, che potrebbero essere destabilizzanti in un futuro prossimo per le società e le economie, così come lo è stato COVID-19. Processi produttivi e stili di vita devono essere compatibili con la capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane, e, nel contempo, queste devono mantenere ritmi compatibili con l’ecosistema, anche in questa prospettiva mutata, in un contesto socioeconomico fortemente perturbato a livello mondiale". 

Qui è possibile leggere il rapporto completo. Ecco un focus su alcuni temi:

  • Goal 13: Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le sue conseguenze
    Tanto ancora bisogna fare in Italia per rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali. Nel nostro Paese fenomeni meteorologici estremi si stanno intensificando anche a causa dei cambiamenti climatici, con eventi a cascata multirischio: frane, alluvioni, incendi boschivi, fenomeni climatici estremi, ondate di calore, deficit idrici, siccità e desertificazione. La fragilità e la cattiva gestione del territorio, la scarsa manutenzione e l’obsolescenza delle infrastrutture aggravano le perdite umane e i danni economici e ambientali. Nel 2018 le anomalie di temperatura media sulla terraferma hanno registrato un incremento pari a 1,71°C in Italia e di 0,98°C a livello globale rispetto ai valori climatologici normali (1961-1990). Nel 2018, le condizioni meteoclimatiche favorevoli rispetto all’anno precedente, hanno determinato una riduzione degli incendi: 3.220 incendi, con una diminuzione del 41,0 per cento rispetto al 2017. La superficie percorsa dal fuoco per 1.000 km2 raggiunge nel 2018 il valore più basso degli ultimi anni, pari a 0,6 (5,4 nel 2017). Nel Mezzogiorno si verifica il 77% degli eventi. Il nostro paese è soggetto a disastri di origine sismica e vulcanica che provocano maggiori perdite e danni dove il territorio e le infrastrutture sono più fragili e vulnerabili. Nel 2018 i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 4,0 sono stati 16, uno dei quali compreso nella fascia di magnitudo 5,0-5,4 e nessun episodio di magnitudo superiore. Dei 20 terremoti del 2017, tre sono di magnitudo 5,0-5,4 e uno di classe di magnitudo 5,5-5,9. Erano 67 nel 2016, anno a elevata intensità sismica, di cui due superiori a magnitudo 6.

  • Goal 14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile
    Le Aree marine comprese nella rete Natura 2000 sono il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Nel 2019 questo perimetro delimita complessivamente una superficie di 11.041 Km2 , con un incremento di 5.163 Km2 rispetto all’anno precedente. L’indicatore di balneabilità consente di valutare la qualità complessiva delle acque marinocostiere. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di acque di balneazione - circa un quarto del totale Ue - la maggior parte delle quali con livelli di qualità più che sufficienti (meno dell’1% rientra nella classe “scarsa”). Nel 2018 la costa marina balneabile è pari al 66,5% della lunghezza complessiva della costa italiana. La quota di costa non balneabile comprende le zone che presentano rischi di natura igienico sanitaria o di sicurezza, le aree militari, i porti, le foci di fiumi e le aree naturali soggette a tutela. Nel Mediterraneo occidentale l’attività relativa alla pesca opera in condizioni di sovrasfruttamento, non rientrando per il 90,7% nei livelli biologicamente sostenibili tali da garantire la capacità di riproduzione per la maggior parte degli stock ittici.

  • Goal 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica
    Oltre il 30% del territorio nazionale è coperto da boschi, la cui estensione è in costante aumento (+0,6% l’anno dal 2000 al 2015), così come la densità di biomassa (da 95 a 111 t/ha). La crescita delle aree forestali aumenta l’assorbimento del carbonio, ma comporta anche rischi di degrado, essendo in gran parte il risultato spontaneo dell’abbandono di aree agricole marginali e di una crescente sottoutilizzazione delle risorse forestali, che trasferisce all’estero parte della pressione generata dalla domanda interna di legno e derivati. La copertura forestale è molto eterogenea tra le regioni, variando dal 7,9% della Puglia al 66,3% della Liguria, ma è in aumento in tutte le regioni, ad eccezione della Sardegna e della Lombardia. È ancora poco diffusa, in Italia, la certificazione della gestione forestale, che attesta la sostenibilità dei processi produttivi delle aziende del settore: nel 2015, le superfici certificate sono pari al 7,4% delle aree forestali italiane, contro il 47,1% della media Ue. Il sistema delle aree naturali protette copre circa l’80% delle Aree chiave per la biodiversità (anche in ambiente montano), ma la maggior parte dei Paesi Ue sono più vicini al traguardo della copertura totale. La copertura delle aree forestali (35,1%) e dell’intero territorio nazionale (21,6%), invece, sono in Italia superiori alla media Ue. Nonostante il rallentamento degli ultimi anni, connesso alla crisi del settore delle costruzioni, il consumo di suolo continua ad aumentare (circa 48 km2 di nuove superfici asfaltate o cementificate nel corso del 2018). Il 7,6% del territorio è coperto da superfici artificiali impermeabili, ma quasi il 40% presenta un elevato grado di frammentazione, deleterio per la funzionalità ecologica. Le situazioni più critiche in Veneto e Lombardia. Lo stato della biodiversità desta preoccupazione: fra le specie terrestri presenti nel nostro Paese, sono a rischio di estinzione oltre il 30% delle specie di Vertebrati, e circa il 20% delle specie di Insetti classificate nelle Liste rosse italiane delle specie minacciate, mentre continua a crescere la presenza di specie alloctone invasive (in media, più di 11nuove specie introdotte ogni anno, dal 2000 al 2017). Aumentano notevolmente le violazioni contestate in applicazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate (Cites): dai 206 casi del 2016 si passa ai quasi 1.000 del 2018, segnalando una possibile recrudescenza del traffico illecito di specie protette.

  • Goal 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie
    L’Italia
    detiene il primato europeo del prelievo di acqua per uso potabile in termini assoluti da corpi idrici superficiali e sotterranei, con valori tra i più elevati anche in termini pro capite. Nel 2018 in Italia il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile si attesta a 9,2 miliardi di metri cubi (419 litri giornalieri per abitante) segnando, per la prima volta dal 1999, una diminuzione rispetto alla rilevazione precedente. Per la quasi totalità dei prelievi per uso civile (99,9%) si sfruttano acque sotterranee e superficiali, mentre le acque marine e salmastre costituiscono la fonte residuale. Nel 2018, nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei 109 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana vengono erogati quotidianamente 237 litri per abitante, valore in calo di circa tre litri rispetto al 2016. L’efficienza delle reti si presenta in leggero miglioramento: la quota dell’acqua immessa che arriva agli utenti finali è pari al 62,7%, circa due punti percentuali in più rispetto al 2016. Nel 2018 in 12 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana sono adottate misure di razionamento dell’acqua, quasi tutte nei comuni del Mezzogiorno. In aumento il numero di giorni nell’anno in cui si applica il razionamento. Nel 2019 si riduce di circa due punti percentuali la quota di famiglie che segnala irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle loro abitazioni (8,6%). Il valore è più basso anche rispetto al 2010 (10,8%). Rimane elevata la quota di famiglie che dichiara di non fidarsi abere l’acqua di rubinetto (29,0%). Permangono ampie le differenze territoriali. Le zone umide d’importanza internazionale (Aree Ramsar) svolgono una necessaria funzione ecologica per la regolazione del regime delle acque e come habitat per la flora e per la fauna. Nel 2018 in Italia le zone umide riconosciute e inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar sono 655, distribuite in 15 regioni, per un totale di oltre 80mila ettari.

  • Goal 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili
    In Italia i livelli di inquinamento atmosferico da particolato rimangono elevati e superiori alla media Ue28. Alcuni inquinanti aumentano lievemente le concentrazioni negli ultimi due anni a causa anche dalle variazioni meteoclimatiche. Il fenomeno è rilevante soprattutto nelle città della pianura Padana. Nel 2018, si conferma la fase di aumento dell’indice di impermeabilizzazione e consumo di suolo pro capite, con 381 m2/ab, avviatasi nel 2015, quando si consumavano 376 m2/ab. L’abusivismo edilizio segna una lieve riduzione nel 2018 (19,0 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate, rispetto a 19,8 nel 2017), ma si mantiene su livelli elevati (10,5 nel 2009). Forti le differenze territoriali. Prosegue la diminuzione della quota di rifiuti urbani conferiti in discarica, scesa al di sotto di un quarto negli ultimi due anni (21,5% nel 2018), mentre rappresentava circa la metà dei rifiuti urbani fino al 2009. Si mantiene stabile l’incidenza della superficie adibita a verde fruibile rispetto a quella urbanizzata, pari in media a 8,9 m2ogni 100 di m2 di superficie urbanizzata nei 109 capoluoghi di provincia. 

  • Goal 7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni
    La quota di consumo di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia, cresciuta di 5 punti percentuali nel corso dell’ultimo decennio, registra nel 2018 una lieve diminuzione, attestandosi al 17,8% (-0,5 punti percentuali). L’Italia rientra comunque tra i, non numerosi, Paesi Ue che hanno già raggiunto il target nazionale fissato per il 2020. L’apporto da rinnovabili risulta piuttosto eterogeneo a livello settoriale, con quote più rilevanti per il settore elettrico rispetto al termico e al settore trasporti. L’elettrico continua a rappresentare un traino per l’intero settore delle FER (Fonti Energetiche Rinnovabili): oltre a essere considerevolmente cresciuta nel corso negli ultimi dieci anni (+14 punti percentuali), la quota di rinnovabili sul consumo interno loro di energia elettrica presenta un netto incremento nel 2018, fino a raggiungere il 34,3%. Il 2018 segna una flessione della percentuale di consumi da rinnovabili sul consumo finale lordo di energia del settore termico mentre aumenta nel settore dei trasporti, che si mantiene comunque al di sotto della traiettoria di sviluppo attesa. Continua il positivo andamento dell’intensità energetica italiana: il rapporto tra consumo interno lordo di energia e Pil ha subito negli ultimi dieci anni una contrazione dell’11% e, nell’ultimo anno del 2,1%, arrivando a 93 tonnellate equivalenti petrolio per milione di euro. Nel 2018, il nostro Paese si colloca al quinto posto nel ranking Ue28. A differenza dell’industria, il settore servizi registra una tendenza all’aumento dell’intensità energetica. Continua a diminuire la percentuale di popolazione con problemi a riscaldare adeguatamente l’abitazione fino a raggiungere, nel 2018, il 14,1%. Si tratta di un valore superiore sia ailivelli pre-crisi sia, in misura marcata, alla media Ue28. Le difficoltà aumentano inoltre nelle fasce di popolazione a rischio di povertà, tra i cittadini stranieri e al Meridione.

 

Infografica di sintesi degli indicatori di sviluppo sostenibile presenti nel Rapporto SDGs 2020

Martina Nasso