(Fonte foto: Ispra)

Parte il progetto Mer: mappatura e ripristino dei mari italiani

La mappatura senza precedenti dei mari italiani, realizzata da Ispra con la tecnologia LiDAR, contribuirà a monitorare e a ripristinare gli habitat marini

In periodo di crisi climatica, è fondamentale aumentare la resilienza dei nostri mari, per consentire di resistere all’innalzamento delle temperature. E, per avere dei mari resilienti, occorre avere dei mari in salute: per questo è iniziata una mappatura senza precedenti di tutta la costa italiana, che sfrutterà la tecnologia LiDAR per il ripristino dei mari, consentendo di pianificare le misure di mitigazione necessarie per affrontare questi anni di crisi climatica

Nell’ambito del progetto Marine Ecosystem Restoration (MER), è stata assegnata la gara d’appalto per mappare gli habitat costieri dell’intera costa italiana, un’iniziativa innovativa nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’Ispra ha selezionato il consorzio guidato da Fugro per utilizzare la sua tecnologia all’avanguardia per la mappatura degli ambienti costieri, un approccio rivoluzionario che è destinato a trasformare la conservazione e gli sforzi per il ripristino degli ecosistemi marini, per un progetto che è stato definito dalla stessa Ispra “un vero e proprio laboratorio di restauro degli habitat e osservatorio dei fondali che traccerà la rotta per interventi futuri”. 

La mappatura dei mari 
Le attività di rilievo verranno condotte su tutto il territorio costiero nazionale. Prevedono la mappatura delle praterie di Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa, utilizzando sensori all'avanguardia, tra cui LiDAR, che utilizza un impulso laser. Verranno poi utilizzati sensori ottici aviotrasportati, gravimetria aerea – una tecnica che utilizza sensori che misurano la gravità, utile ad arrivare ad un maggior dettaglio – e sensori satellitari, arrivando a coprire una superficie di 10.200 km2, una tecnologia multibeam e l’impiego di un veicolo sottomarino autonomo per l’osservazione diretta di 4.000 chilometri di costa.



In particolare, il sensore LiDAR consentirà di creare lo “scrigno” in cui “custodiremo la biodiversità marina”, spiega Maria Siclari, direttore generale di ISPRA. “La mappatura degli habitat marini profondi si occuperà di censire anche più di 70 monti sottomarini, da 500 fino a 2.000 metri di profondità, indagando aree che non sono mai state monitorate e sono quasi completamente sconosciute. Grazie a questo progetto potremo identificare gli habitat marini costieri con una elevata risoluzione e fornire informazioni dettagliate sulla batimetria e la morfologia della costa, consentendo di effettuare previsioni affidabili sui fenomeni di erosione costiera e la vulnerabilità delle coste in caso di eventi estremi quali le mareggiate e le inondazioni costiere”

Uno strumento per la protezione degli habitat
Con questo intervento, che si svolgerà in tre sotto-regioni costiere (Mar Mediterraneo Occidentale, Mar Ionio e Mare Mediterraneo Centrale, Mare Adriatico), il progetto MER mira a rafforzare il Sistema Nazionale di Osservazione degli ecosistemi marini e costieri avviando una campagna straordinaria di monitoraggio delle coste dell’Italia, la prima senza precedenti, che restituirà dati ad altissima risoluzione. In questo modo verrà migliorato il processo decisionale dei governi locali per la protezione degli habitat e delle specie marine di interesse conservazionistico. 

I rifiuti in mare e le reti fantasma
Tra i vari metodi di protezione degli habitat c’è quello della pulizia dei rifiuti in mare. Secondo i dati Ispra, infatti l’86,5% dei rifiuti in mare è legato alle attività di pesca. Il 94% di questi rifiuti sono reti abbandonate, alcune addirittura lunghe chilometri. Per le reti e gli strumenti da pesca abbandonati in mare, definiti in gergo Ghost nets, reti fantasma, è già stato iniziato il processo per affidare il servizio di rimozione. Oltre a questo, l’Istituto ha già avviato le attività di monitoraggio per identificare con precisione i siti critici.

I cavi di ormeggio
Sono stati stipulati tutti gli accordi per realizzare i campi di ormeggio che costituiscono un rilevante strumento per la tutela degli habitat di pregio marino costieri e che consentono la mitigazione e l’eliminazione del disturbo legato all’ancoraggio e al conseguente  danneggiamento dei fondali. Ispra ha infatti approvato 18 progetti che coinvolgono aree marine protette, Parchi Nazionali e oltre 29 Zone Speciali di Conservazione secondo l’Unione Europea, dove verranno installati, entro il 2026, ben 91 campi ormeggio per un totale di 1.769 ormeggi. La realizzazione di aree di sosta precostituite quali i campi ormeggio, dove è vietato l’ancoraggio sul fondo marino, con gavitelli assicurati al fondale da sistemi a basso impatto ambientale e visivo sarà progettata a tutela delle zone con fondali sensibili (fanerogame marine, coralligeno), delle aree con presenza di specie bentoniche protette e di interesse comunitario. 

Nuova vita alle ostriche
Insieme al recupero di rifiuti, ci si concentrerà anche sul ripristino della flora e della fauna. Va in questa direzione l’allevamento di un milione di larve di ostriche, avviato in vista della ricostruzione dei banchi di ostrica piatta europea (Ostrea edulis, una specie autoctona dell’Adriatico), in cinque regioni italiane: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. A livello globale, si stima che l'85% dei banchi naturali di ostriche sia andato perduto, rendendo questo habitat uno dei più minacciati al mondo. Le ostriche hanno la capacità di costruire veri e propri reef calcarei, cioè l'equivalente, alle nostre latitudini, delle scogliere coralline tropicali, e per questo vengono chiamate “ingegneri ecosistemici”.

Infine, a breve sarà pubblicato il bando di gara per la fornitura della nuova nave da ricerca oceanografica, frutto di un lavoro congiunto svolto grazie alla preziosa collaborazione con la Marina Militare, in particolare Maristat e NAVARM. Si tratta di una unità dotata di tecnologie all'avanguardia in grado di svolgere attività di monitoraggio in acque profonde con ROV.

red/gp

(Fonte: Ispra)