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Protezione civile: l'analisi delle Condizioni Limite di Emergenza

Gianluca Cocco, geometra volontario tecnico dell’Agepro, ci parla dell'importanza dell'analisi dei CLE per la prevenzione e i soccorsi

“Il rischio non si può mai ridurre a zero, ma la conoscenza di determinati elementi è molto importante. Purtroppo, manca l’impulso delle amministrazioni comunali alla mitigazione del rischio.” Con queste parole Gianluca Cocco, geometra volontario tecnico dell’Agepro (Associazione Nazionale Geometri Volontari per la Protezione Civile), di cui è componente del Consiglio dei Probiviri del direttivo nazionale, ci spiega come l’analisi delle Condizioni Limite di Emergenza – CLE sia uno strumento importante per la prevenzione, ma anche per la gestione dei soccorsi. 

Di cosa si tratta 
Si definisce come Condizione Limite per l’Emergenza (CLE) dell’insediamento urbano quella condizione al cui superamento, a seguito del manifestarsi dell’evento sismico, pur in concomitanza con il verificarsi di danni fisici e funzionali tali da condurre all’interruzione delle quasi totalità delle funzioni urbane presenti, compresa la residenza, l’insediamento urbano conserva comunque, nel suo complesso, l’operatività della maggior parte delle funzioni strategiche per l’emergenza, la loro accessibilità e connessione con il contesto territoriale. “In sostanza – semplifica Cocco – si tratta di valutare eventuali e possibili interdizioni delle aree di accessibilità, dovute soprattutto a crolli, che possano interferire con la macchina dei soccorsi”. Lo strumento dell’analisi CLE è di recente introduzione, nel 2012 con OPCM 4007. Dopo il terremoto dell’Abruzzo del 2009 il legislatore ha deciso di intervenire sulla prevenzione sismica attraverso un programma pluriennale di studi su tutto il territorio nazionale. L’articolo 11 della legge n. 77 del 24 giugno 2009 ha attribuito al Dipartimento di protezione civile fondi da destinare a indagini di microzonazione sismica, miglioramento sismico degli edifici e altro, fino all'istituzione delle schede per la CLE nel 2012. Uno strumento, quindi, che prevede la compilazione di schede volte a identificare i punti strategici e il complesso edilizio urbano.




Il primo passaggio da compiere è quello di dotarsi di documentazione quali la Carta Tecnica Regionale (CTR), il Piano di emergenza per l’individuazione degli Edifici Strategici e delle Aree di Emergenza e, se presenti, eventuali altre schede già compilate su edifici e aree di emergenza per dettagli utili al CLE o che ne definiscono la vulnerabilità. 

Come si fa a calcolare
L’analisi in effetti parte dal basso, dalla lettura dei piani di emergenza comunali, in quei comuni dove è stata già effettuata la Microzonazione Sismica di primo livello. Dal piano di emergenza si rilevano gli edifici strategici e le aree di emergenza e si verifica se dall’ultimo aggiornamento del piano non siano intervenuti rischi su quelle porzioni di territorio. Da questo momento è possibile passare alla CLE, cioè, come detto, allo studio per mezzo del quale si individuano le zone di accessibilità per non compromettere l’operatività dei soccorsi”. Si individuano le infrastrutture viarie di accessibilità ai punti strategici, nonché gli edifici vulnerabili, aggregati strutturali o singole strutture, che possano, appunto, interferire con l’accessibilità in caso di emergenza. “Questo ci serve – continua Cocco – per capire se un edificio crollando possa chiudere una via di accesso. L’edificio va censito e, attraverso calcoli relativi all’altezza e alla tipologia di immobile, riusciamo a capire se il suo crollo può compromettere parzialmente o totalmente la viabilità. Bisogna, in sintesi, garantire il livello minimo di operatività”. La catalogazione di Aggregati Strutturali e di singoli edifici è fondamentale per valutare l’eventuale interferenza che tali strutture possano avere anche sulle Aree di Emergenza. La CLE può portare alla modifica dei piani comunali di emergenza e, addirittura, anche dei piani regolatori. 

Fase successiva 
Successivamente si individuano sulla CTR le Funzioni Strategiche essenziali e gli edifici dove si svolgono tali funzioni, facendo sempre riferimento al Piano di emergenza. Si attribuisce un identificativo di Funzione Strategica e si rappresentano le infrastrutture di connessione fra questi ultimi e le Aree di emergenza, nonché quelle installazioni stradali che garantiscono l’accesso ad entrambi i punti e agli altri Comuni vicini. L’analisi prevede la compilazione di cinque schede (Edificio Strategico, Area di Emergenza, Infrastruttura Accessibilità/Connessione, Aggregato Strutturale, Unità Strutturale), che avviene mediante un software di inserimento dati chiamato SoftCLE, scaricabile dal sito del Dipartimento.

Limiti
“Dopo l’attività di Microzonazione Sismica effettuata dalle Regioni, tocca ai Comuni incaricare personale tecnico per effettuare l’analisi CLE, ma la rilevazione va un po’ a rilento, a volte per causa di noi tecnici, più spesso per colpe proprie delle amministrazioni. Per quanto riguarda noi, siamo in pochi ad avere una preparazione specifica per questo tipo di rilevazione e, ad esempio, l’Abruzzo ha stabilito la regola che un tecnico può ricevere al massimo cinque incarichi. Questo rende più difficile trovare tecnici disposti ad occuparsi di questo lavoro. Le responsabilità delle amministrazioni stanno nel fatto che l’interesse a impegnare poste in bilancio per un lavoro che ha poca o nessuna visibilità è veramente poco e questo rallenta l’iter burocratico. Ancor più spesso i piani di emergenza non sono aggiornati impedendo di procedere alla CLE”.

Fabio Ferrante