Fonte Facebook Anvvfc Delegazione ROMA II

Protezione Civile, viaggio nel Magazzino Covid 19 a Roma

Ogni giorno dallo spazio sull'Ardeatina aperto 24 ore su 24 partono in media 300 mila mascherine grazie al lavoro di 120 volontari della protezione civile. Toti: “Qui il sistema ha funzionato”

Più di cento volontari della Protezione civile ogni giorno a Roma si occupano dello stoccaggio e della distribuzione di mascherine all'interno della Regione Lazio. Sono gli uomini e le donne che lavorano nel Magazzino Covid 19 di Roma sulla Via Ardeatina. Per dare un'idea della mole di lavoro che ruota attorno al magazzino, basta pensare che è grande 10 mila metri quadrati e che attorno ad esso si muovono ogni giorno, a turni, 24 ore su 24, 40 volontari dell'Associazione nazionale dei Vigili del Fuoco in congedo (ANVVFC) fissi dentro il magazzino e 80 volontari delle associazioni dei coordinamenti della Regione Lazio attivate dalla sala operativa regionale che si occupanno del trasporto dei i dpi verso i singoli ospedali e per i covid center.

La responsabile e amministratrice del magazzino, Marzia Toti, volontaria dell'Associazione nazionale dei Vigili del Fuoco in congedo (ANVVFC), ci introduce in questo speciale spazio dove dall’inizio dell’emergenza fino al primo maggio, sono entrati e usciti circa 12 milioni e mezzo di dispositivi di protezione individuale. “Quelli che arrivano da noi sono quelli che il Dipartimento nazionale di protezione civile mette a disposizione delle regioni, quindi acquisti o donazioni al Dpc, ovvero quelle assegnate dalla commissione emergenza coronavirus per la regione Lazio. In più c'è il materiale acquistato dalla Regione stessa” spiega Toti.

Oltre allo stoccaggio del materiale in arrivo, tutti i giorni c'è da occuparsi anche delle spedizioni del materiale, tutti i giorni i volontari del Magazzino Covid-19 ricevono un piano di distribuzione inviato dalla distribuzione sanitaria, che rispecchia il fabbisogno di tutti gli ospedali di Roma, Rieti, Latina, Frosinone e Viterbo. “In questa fase inviamo dai 300 ai 600 mila mascherine al giorno, secondo il fabbisogno stimato quotidianamente dalla commissione del Dpc, quindi da Arcuri ” sottolinea Toti. Oggi il magazzino è pieno, dalla sua apertura avvenuta il 3 marzo scorso, ci sono stati momenti in cui lo è stato meno per via dei problemi di reperimento dei dpi nella fase iniziale dell'emergenza. “Da Pasqua però la situazione si è sbloccata, abbiamo iniziato ad avere alta disponibilità di mascherine” aggiunge Toti.



Ma questa è solo una parte di lavoro svolto dai volontari. Oltre ad essa nell'arco della giornata ci sono poi delle distribuzioni extra, al bisogno, come quelle per il Terzo Settore, per le Rsa che ne fanno richiesta, per i Coc definiti come area rossa, per i Comuni che lo richiedono alla protezione civile della regione Lazio. Le domande arrivano a tutte le ore e tutti i giorni. “La spedizione per gli ospedali è programmata – chiarisce Toti – per il resto le spedizioni extra arrivano quando c'è un emergenza, non sono prevedibili”.

Come si può immaginare all'interno del magazzino si vive ad un ritmo di lavoro serrato, chi conta i colli, chi li carica sui furgoni, con tir carichi che arrivano di continuo a scaricare casse di mascherine. L'esperienza alla squadra di Marzia Toti, non manca: l'Associazione nazionale dei Vigili del Fuoco in congedo infatti aveva già gestito il magazzino di Città Reale dopo il terremoto di Amatrice e prima ancora dell'Aquila. “Si lavora tanto, i carichi arrivano alle 2 di notte, alle 3, la mattina, anche insieme ma il clima è sempre gioioso” racconta Toti.


All'interno di questa “banca di mascherine” lavorano sia uomini che donne di varie associazioni di volontariato, la loro età è varia e va dai 18 anni ai 70. I motivi per essere volontari sono diversi, alla base di tutto però c'è quella che Toti chiama una “vocazione per l'altro” che viene sostenuta da corsi di formazione.

La maggior soddisfazione per l'amministratrice del Magazzino Covid è sapere che i risultati si vedono: “Sappiamo che nel Lazio abbiamo avuto molti meno infetti e non ci sono state vittime tra infermieri e medici come al Nord, questa è la dimostrazione del fatto che il sistema ha funzionato”.

Claudia Balbi