fonte: T3 Research Group

Ricerca a 3 anni dal terremoto: le Marche sempre più spopolate

Tra 2016 e 2019 nelle Marche si è registrata una perdita di 18.441 residenti, 10.136 dei quali nell’area del cratere (il 58,8% del calo complessivo a fronte del 22,2% della popolazione regionale)

A tre anni dalla scossa più forte registrata nel corso della sequenza sismica del Centro Italia, un'indagine collaborativa sul cratere marchigiano svela alcune dinamiche relative allo spopolamento di quelle aree. Questi sono alcuni risultati preliminari del progetto "Terre di ricerca" portato avanti dal gruppo di ricerca T3 (formato da alcuni ricercatori dell’Università di Urbino Carlo Bo) e dalla rete di attivisti e cittadini Terre in Moto Marche.

Dall'indagine, curata dai ricercatori del gruppo T3 Nico Bazzoli e Elisa Lello, emerge come lo spopolamento, già in atto nel triennio precedente al terremoto in quello che poi sarebbe diventato il cratere marchigiano, ha registrato nel triennio successivo alle scosse un'accelerazione del 170%. Per esemplificare, si può dire che se nei tre anni precedenti al sisma è scomparso un borgo delle dimensioni di San Ginesio nei tre anni successivi si è dissolta una cittadina più grande di Matelica. La differenza è che il calo di popolazione dopo il terremoto è incrementato al punto da coinvolgere l'intera Regione, passando dal precedente -0,1% al -1,2%. Traducendo: tra 2016 e 2019 nelle Marche si è registrata una perdita di 18.441 residenti, 10.136 dei quali nell’area del cratere (il 58,8% del calo complessivo a fronte del 22,2% della popolazione regionale).



Nel dettaglio, facendo un confronto territoriale, emerge "come la flessione demografica avvenuta tra 2016 e 2019 coinvolga certamente l’intero arco appenninico marchigiano, ma risulti relativamente più marcata nelle aree appenniniche del cratere", scrivono i ricercatori.

Dall'analisi, inoltre, si evince anche che i Comuni più colpiti erano sottoposti a dinamiche di flessione demografica considerevoli anche prima del 2016, tuttavia in seguito agli eventi sismici il calo della loro popolazione è pressoché raddoppiato di consistenza e intensità.





Un altro elemento che viene sottolineato nella ricerca riguarda il peso delle migrazioni sullo spopolamento. "Nel cratere il bilancio migratorio negativo ha pesato per il 16% sulla perdita di abitanti registrata nel 2017 (-671 su -4.169) e per il 14,4% nel 2018 (-512 su -3.548). Sempre nel 2018, a livello dei comuni classificati con più danni, il peso del bilancio migratorio negativo sulla perdita di popolazione è stato nel complesso del 35% con l’incidenza più elevata nell’ascolano (48%), dove una persona persa ogni due è da imputarsi all’emigrazione, seguita da quella del maceratese (34%), dove il rapporto è di uno a tre", si legge.

Oltre alle elaborazioni dei dati statistici, i ricercatori si sono serviti anche di un questionario per indagare l’impatto del sisma su un campione di 1136 rispondenti, che abitano (o abitavano prima del sisma) in uno dei comuni del cratere marchigiano. Dall’indagine emerge che un quarto del campione (25,3%) si è trasferito al di fuori del comune in cui viveva prima del sisma almeno in via temporanea. 8 su 100 sono poi tornati nel loro paese o città. Il 17%, invece, dichiara di vivere tuttora altrove. Di questi ultimi, solo un terzo, il 34,5%, pensa di fare ritorno nel Comune in cui risiedevano prima del sisma. Dal questionario sembra, dunque, che i dati sui reali spostamenti della popolazione siano più rilevanti rispetto a quelli restituiti dalle fonti statistiche. "Ben il 44,7% del campione - si legge nell'indagine - dichiara infatti di aver dovuto lasciare, dopo le scosse, l’abitazione in cui viveva per un periodo di almeno due mesi, a causa di inagibilità o di altri fattori di rischio degli edifici. Lo stallo nella ricostruzione si riflette in una sostanziale continuità del quadro se volgiamo l’attenzione alla situazione abitativa attuale. Infatti, il 55,3% del campione dichiara di vivere, oggi, nella stessa abitazione in cui viveva prima del sisma, a cui si aggiunge un ulteriore 7% che ha cambiato domicilio ma per motivi indipendenti dalle scosse. Sommati, raggiungono il 62,3%: il che significa che ad oggi continua a vivere in un’abitazione diversa da quella in cui viveva prima, e per cause connesse al sisma, il 37,8% del campione".

Anche le prospettive per il futuro, purtroppo, non sono rosee. Chiedendo agli intervistati se ritenessero che i comuni colpiti dal sisma torneranno, in futuro, ad essere popolati come lo erano prima di quell’evento, sono solo 36 (su 1136, pari al 4%) a dare una risposta affermativa, sommando chi dice “decisamente sì” (0,8%) e “più sì che no” (3,2%), mentre il 94% non crede a questa prospettiva (e il 67,7% la scarta con un netto “decisamente no”).

Nel questionario, poi, s'indaga anche l'entità dell'impatto economico del terremoto sugli intervistati. Il 16,2% del campione denuncia un netto peggioramento nella condizione economica della propria famiglia, a cui va aggiunto un ulteriore 25% che descrive un leggero peggioramento: sommati, si arriva alla stima di un impatto negativo, sul piano economico, per il 41,2% del campione. Le fasce di età più colpite, in questo senso, sono quelle adulte seguite da quelle più mature, in particolare le persone che vivono da sole.



Dal questionario, infine, emerge il malcontento della popolazione e la scarsa fiducia nell'operato delle istituzioni per quanto riguarda la ricostruzione dei territori colpiti. I cittadini, poi, lamentano anche lo scarso coinvolgimento nelle scelte relative alla ricostruzione e alle prospettive future dei territori.

Martina Nasso

Le elaborazioni sui dati ISTAT sono state effettuate dal gruppo T3