Fonte Scientific reports

Ricerca Ingv esclude forti terremoti in presenza di un giacimento di metano

Una ricerca italiana rivela scoperte utili per valutare la pericolosità sismica di alcune zone italiane e la possibilità di applicare sicure politiche energetiche

I giacimenti di metano sorgono su faglie che non generano grandi terremoti. Il processo scientifico che ha portato a questa conclusione è partito nel 2015, quando dopo il terremoto dell'Emilia-Romagna del 2012 i ricercatori Ingv e Ogs hanno iniziato a studiare i rapporti tra i depositi di gas metano e i forti terremoti. "Ci è venuto un sospetto osservando proprio la zona di Mirandola, e cioè che la presenza di un giacimento di gas metano potesse essere una specie di garanzia che al di sotto di quel giacimento non ci sia una grande faglia superficiale in grado di generare un forte terremoto. Questo per la semplice regione che se ci fosse un terremoto esso fratturerebbe il reservoir di metano, e in particolare il tappo impermeabile che impedisce al gas di fuoriuscire” spiega il coordinatore della ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports, frutto della collaborazione tra Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Gianluca Valensise. A Mirandola è emerso il contrario: "Lì il gas si è cercato per decenni e non si è mai trovato. Questo perché nella cittadina del modenese la faglia è attiva e, come osservato nel 2012, in grado di generare terremoti forti”.

Luoghi di ricerca
La ricerca è stata effettuata su tutta la Pianura Padana meridionale, partendo da Reggio Emilia, fino alla Romagna, proseguendo fino alle Marche e arrivando sino in Abruzzo. "In questo tratto abbiamo analizzato 1700 pozzi, di questi circa la metà sono risultati sterili ovvero non contengono metano. La ricerca ha quindi rivelato che i pozzi in cui si è trovato il metano sono sistematicamente lontani dalle grandi faglie certamente sismogenetiche”. Dopo Mirandola, lo studio ha preso in considerazione tutta la zona tra Rimini e Ancona, dove esistono faglie che producono terremoti di magnitudo fino a 6,0: Rimini ha subito un terremoto nel 1916, Senigallia nel 1930, Ancona è zona sismica, a San Costanzo, vicino a Fano, c'è stato un terremoto nel 1924. Insomma è una zona abbastanza circoscritta che genera terremoti significativi e nella quale non ci sono pozzi produttivi". Di contro nella zona a mare, tutta l'estrazione che si sta conducendo nell'Adriatico settentrionale "è quasi certamente sicura (ndr. Non soggetta a grandi terremoti)" spiega ancora il ricercatore, anche perché lì le faglie sono troppo piccole per generare forti terremoti. Viceversa, da Ancona in giù si vedono le piattaforme molto vicine alla terraferma, "un'indicazione evidente che lì ci sono i giacimenti di metano evidentemente ben sigillati, e infatti lì di forti terremoti storicamente non ne sono avvenuti" conclude Valensise.

Strumenti
I ricercatori Ingv e Ogs hanno utilizzato da un lato la conoscenza delle faglie sismogenetiche e dei forti terremoti anche storici, raccolta in banche-dati online aperte a tutti e che sono state sviluppate dall'INGV e oggi sono finanziate dal DPC; dall'altro lato i dati sui pozzi, anch'essi pubblici, raccolti in una grande banca dati online che si chiama VIDEPI
e che contiene tutto quello che c'è da sapere sugli idrocarburi in Italia, gestita dal MITE con il governo Draghi, ovvero da circa un anno. 

Implicazioni
Le implicazioni della scoperta sono molteplici. "Il fatto che l'esistenza di un giacimento a metano è anticorrelata con la presenza di grandi faglie sismogenetiche suggerisce che lo sfruttamento dei giacimenti diffiicilmente può generare un forte terremoto. Questa conclusione si inserisce nel dibattito in corso da anni sul fatto che l'attività estrattiva potrebbe dar luogo ai famosi terremoti indotti; è chiaro che questo è sempre possibile, ma si tratterebbe di terremoti di modesta magnitudo, non tali da dare problemi alla popolazione". Prosegue il ricercatore Ingv: "Questa conclusione vale anche per gli impianti di stoccaggio del metano, spesso avversati dal mondo degli ambientalisti anche perché ritenuti in grado di innescare terremoti; noi affermiamo che se esiste quello stoccaggio e non ha "perdite", vuol dire che molto probabilmente lì un forte terremoto non c'è mai stato". "Un ulteriore e importante aspetto della nostra ricerca riguarda alcuni ampi settori del Nord Italia, ad esempio nella porzione settentrionale e occidentale della Pianura Padana, dove l'analisi geologica mostra l'esistenza di grandi faglie attive al di sopra delle quali esistono giacimenti a metano sfruttati in passato o ancora oggi. Questa nuova lettura ci porta a confermare che queste faglie esistono, ma quasi certamente si muovono in modo del tutto asismico, senza generare forti terremoti".

Claudia Balbi