fonte: Profilo TW Francesco Rocca (CRI)

Sciame sismico in area Etna, scossa di ML 4.8: dieci feriti lievi

Sono quattrocento gli sfollati. La Regione Siciliana ha redatto un convenzione con Federalberghi per poterli ospitare in strutture turistiche

Dieci persone sono rimaste ferite, in modo non grave, nell'evento sismico di magnitudo ML 4.8, registrato alle ore 3.19 dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in provincia di Catania. L’evento – con epicentro localizzato tra i comuni di Viagrande, Trecastagni e Aci Bonnacorsi - ha causato crolli di muri e case e danni a chiese, soprattutto a Fleri, frazione di Zafferana Etnea. Un 80enne è stato estratto dai soccorritori dalle macerie della sua abitazione dove il sisma lo ha sorpreso nel sonno. L'uomo ha riportato delle contusioni alla testa. Lo stesso per un abitante di Pisano. A Pennisi si sono registrati dei crolli nella chiesa del paese. Disposta anche la chiusura a scopo precauzionale del tratto tra Acireale e Giarre dell'autostrada A18 Catania-Messina, per lesioni presenti sull'asfalto. Non si registrano danni o criticità a Catania città dopo la scossa.

Sono circa quattrocento gli sfollati. La Regione Siciliana ha redatto un convenzione con Federalberghi per poterli ospitare in strutture turistiche. Altre persone, pur non vivendo in case dichiarate inagibili, hanno paura a rientrare a casa e sono state ospitate in palazzetti dello sport per la notte.

"Il terremoto delle ore 03:19 - scrive l'Ingv nel suo blog - è verosimilmente legato all’attivazione della faglia Fiandaca e della faglia di Pennisi, due delle strutture più meridionali del sistema tettonico delle Timpe. Il danneggiamento maggiore è infatti distribuito lungo tali strutture vulcano-tettoniche, insieme ai vistosi effetti di fagliazione superficiale associati all’evento sismico. La distribuzione del danneggiamento e l’estensione della fagliazione sono molto simili a quelle riportate dalle fonti storiche per il terremoto dell’8 agosto 1894, che ha rotto la faglia di Fiandaca per l’intera lunghezza".

"Il terremoto - aggiunge l'Ingv - si è verificato il terzo giorno dall’inizio dell’eruzione vulcanica in atto all’Etna, che sta interessando le porzioni sommitali del vulcano e la valle del Bove. In particolare, una fessura eruttiva apertasi alla base del Nuovo Cratere di Sud-Est nella mattinata di giorno 24 dicembre ha prodotto una nube di cenere ricaduta prevalentemente nei dintorni di Zafferana Etnea (CT) ed una colata lavica che si riversa in Valle del Bove dopo aver attraversato la sua parete occidentale. Questo fenomeno vulcanico è stato preceduto di alcune ore ed è accompagnato fino a tutt’oggi da un’importante attività deformativa e sismica".

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, accompagnato da un team di esperti del Dipartimento è stato Sicilia per fare un punto della situazione sui danni provocati dallo sciame sismico che in questi giorni sta interessando l’area etnea.

Dopo un sorvolo dell’area colpita, Borrelli incontrerà le autorità locali presso la Prefettura di Catania per pianificare gli interventi di assistenza alla popolazione e di verifica dell’agibilità degli edifici.

"L’Italia si conferma ancora una volta un territorio particolarmente vulnerabile a tutti i georischi, in questo caso con un combinato del rischio sismico e vulcanico, evidenziando ancora una volta che non bisogna abbassare la guardia e perseguire una necessaria prevenzione anche attraverso pianificazioni a lungo termine”. È il commento di Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Con spirito di servizio, come sempre, il Consiglio Nazionale dei Geologi è pronto a mettersi a disposizione e a dare supporto al Dipartimento Nazionale di Protezione civile, per quanto di competenza, per tutto ciò che riguarda la verifica dell’agibilità del territorio e del costruito” conclude il Presidente del CNG.

Il 19 dicembre 2018, il Dipartimento della Protezione Civile ha anche disposto il passaggio di livello di allerta da “verde”, che corrisponde all’attività ordinaria, al livello “giallo” per il vulcano Stromboli, e la conseguente attivazione della fase operativa di “attenzione” secondo quanto previsto dal Piano Nazionale di emergenza per l’isola di Stromboli.

Tale valutazione è basata sulle segnalazioni delle fenomenologie e sulle valutazioni di pericolosità rese disponibili dai Centri di Competenza che per lo Stromboli sono l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Osservatorio Etneo, Osservatorio Vesuviano e Sezione di Palermo) e il Dipartimento Scienza della Terra dell’Università di Firenze.

L’innalzamento del livello determina il potenziamento del sistema di monitoraggio del vulcano e l’attivazione di un raccordo informativo costante tra la comunità scientifica e le altre componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile. Il Dipartimento della Protezione Civile condivide tali informazioni con la struttura di protezione civile della regione Siciliana che, soprattutto in relazione a scenari di impatto locale, allerta le strutture territoriali di protezione civile e adotta eventuali misure in risposta alle situazioni emergenziali.

Indipendentemente dalle fenomenologie vulcaniche di livello locale, che possono avere frequenti variazioni, persiste una situazione di potenziate disequilibrio del vulcano. Occorre quindi tener presente che i passaggi di livello di allerta possono non avvenire necessariamente in modo sequenziale o graduale, essendo sempre possibili variazioni repentine o improvvise dell’attività.

red/mn

(fonte: Dipartimento della Protezione civile, Skynews24)

Aggiornamento 27/12 ore 10:00