Faglie attive in Toscana

Sciami sismici ripetuti con basse magnitudo e scuole chiuse. La storia insegna

Scuole chiuse, panico fra i cittadini e servizi chiusi per un rischio che non si può prevedere e coinvolge gran parte del Paese: il terremoto. Piccole o piccolissime scosse, a volte ripetute in poche ore, creano situazioni di allarme con conseguenze immediate nel normale svolgersi della vita quotidiana di interi Comuni e dei suoi abitanti

Si dice che ogni secondo nel mondo si manifesti una scossa sismica, quasi sempre così piccola da poter esser misurata solo attraverso strumenti molto sensibili come i sismografi. Il terremoto è uno dei rischi attualmente impossibili da prevedere nonostante i tanti scienziati che ci studiano in ogni angolo del globo. In Italia ciclicamente tornano agli onori della cronaca questi fenomeni che possono manifestarsi con scosse ravvicinate e concentrate in un’area molto limitata.

L’ultima in ordine di tempo, la sequenza di scosse in provincia di Siena, la più forte di magnitudo 2.4, che nelle prime ore di giovedì 8 novembre 2018 hanno fatto scendere in piazza la popolazione di Castiglione d’Orcia e convincere il Sindaco, a emettere un’ordinanza di chiusura delle scuole per il giorno stesso. Tornando indietro di qualche mese, la stessa zona aveva subito altre scosse con intensità equivalenti tra il 29 e il 30 marzo scorsi, vedendo in quell’occasione la popolazione sempre riversarsi in strada ma un’amministrazione in contatto con il dipartimento di protezione civile nazionale e intenta a distribuire opuscoli informativi sul rischio terremoto.

Sismicità storica toscana INGV

Sciami sismici di bassa intensità, periodicamente, colpiscono la Toscana che non risulta tra le regioni più sismiche d’Italia, ma presenta comunque quattro faglie attive: tre lungo l’Appennino e una lungo la costa in provincia di Livorno. Si tratta di trecento chilometri di faglie unite che collegano la Toscana a quelle colpite da forti terremoti: Lazio e Umbria. Queste zone non sono visibili e non è attualmente possibile fare rilievi o test per dimostrarle, ma si basano su modelli matematici e soprattutto sulla storia. I tecnici dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ripetono, come un mantra, che dove vi è stato un terremoto in passato ce ne saranno altri in futuro, magari dopo centinaia di anni, ma lì la terra ritornerà a tremare.

Guardando al passato, si nota qualcosa di quantomeno curioso: circa cento anni fa si sono verificati ben 5 eventi di una certa importanza racchiusi in soli 5 anni. In sequenza, tre terremoti sopra la magnitudo 5.5 nel 1914, 1917 e 1918, seguiti nel 1919 e nel 1920 da due terremoti di 6.3 e 6.5 rispettivamente. A giugno 2019 quindi scatterà il centenario dal terremoto del Mugello, una delle aree più sismiche della Toscana e la sola certezza che altri terremoti torneranno a presentarsi lì dove sono già passati, ma senza alcuno strumento per prevederli.

Allora cosa fare? Sono tante le azioni che possiamo mettere in pratica da subito per mitigare questo rischio, a partire dalle ristrutturazioni e lavori edilizi necessari per adeguare l’abitazione alle norme antisismiche, approfittando magari del “Sisma Bonus” per detrazioni fino all’85% della spesa totale sostenuta.

Albert Einstein diceva: “Ci sarà sempre una penna per scrivere il futuro, ma non ci sarà mai una gomma per cancellare il passato”. Speriamo che il prossimo futuro possa imparare dal passato e porti con sé maggiore prevenzione e investimenti sulle strutture pubbliche, prime fra tutte le scuole e gli ospedali, per evitare chiusure con scosse di magnitudo appena di 2.0 o 3.0 scala Richter.

Federico D’Evangelista