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Smiraglia (SGI): fusione dei ghiacciai, pericoli e scenari futuri

Dissesto idrogeologico, desertificazione delle vallate, crepacci e crolli queste le maggiori conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai, senza dimenticare la "perdita culturale". L'intervista al glaciologo Claudio Smiraglia

Alcuni scienziati hanno firmato lo scorso 19 dicembre una lettera su Nature per salvarli e ci sono ambientalisti che ne celebrano i funerali in tutta Europa. Sono i ghiacciai. Ma quali sono le reali conseguenze derivanti dal loro scioglimento? Lo abbiamo chiesto a Claudio Smiraglia, glaciologo della Società Glaciologica Italiana. 

Si leggono sempre più notizie sul tema della fusione glaciologica, è così che si chiama tecnicamente lo scioglimento dei ghiacciai, l'ultimo caso è la ricerca del Cnr che afferma che nel giro di 30 anni il ghiacciaio della Marmolada scomparirà. Il fenomeno di fusione è effettivamente aumentato?
Sì, di fatto si sta osservando negli ultimi 20 anni un'accelerazione della fusione. Io paragono sempre i ghiacciai a degli esseri viventi, ciascuno ha una sua fisiologia e una sua patologia. Per cui i ghiacciai dei poli non sono confrontabili con quelli delle nostre Alpi o del Caucaso che sono relativamente bassi e piccoli. Sono luoghi in cui gli effetti del clima si sentono in modo più accentuato. Sulle Alpi abbiamo riduzioni lineari, raccorciamenti ogni anno di qualche metro fino a qualche centinaio di metri e riduzioni di spessore anche di un metro e mezzo, due metri. Mentre i ghiacciai delle grandi catene montuose come Himalaya, Karakorum o Ande hanno maggiore inerzia e reagiscono in modo più lento a questo fenomeno.

Effetti che si possono osservare a vista d'occhio, dunque
Anche solo confrontando le fotografie di qualche decennio fa con quelle di oggi vediamo che si sta verificando quella che gli scienziati definiscono una “frammentazione”, cioè i ghiacciai diminuiscono di superficie, si spaccano, si frammentano in tre o quattro tronconi e quindi paradossalmente si verifica un incremento nel numero dei ghiacciai.

Quali sono le cause alla base di questa fusione?
Il ghiacciaio vive e si estingue in funzione delle caratteristiche meteo-climatiche, sia annuali che a lunga scadenza. Il ghiacciaio ha bisogno di neve durante l'inverno quando acquista massa e volume che poi perde durante l'estate per la fusione. Quando questi due parametri sono in equilibrio non ci sono problemi. Come sappiamo in questi ultimi decenni si è avuto però una diminuzione delle precipitazioni nevose e un incremento delle temperature estive, quindi il ghiacciaio prova a riportarsi in equilibrio con il clima che sta cambiando. 

Si parla molto meno delle conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai per l'uomo, quali sono?
Anche qui bisogna distinguere tra le regioni della Terra. Perché a volte sento dire che con l'estinzione dei ghiacciai non ci sarà più acqua nella Pianura Padana. Ecco questo non è assolutamente vero: la Pianura Padana ha le sue falde acquifere, quindi il contributo dei ghiacciai all'utilizzo dell'acqua quotidiana è abbastanza limitato. Sicuramente però l'estinzione dei ghiacciai avrà un effetto sulle risorse idriche nei paesi che stanno ai piedi delle Ande o del Karakorum dove l'acqua dei ghiacciai è la principale fonte idrica. 

Ritornando all'Europa quali altre conseguenze ci saranno per l'uomo? 
A livello locale, per le singole vallate come la Valtellina o la Valle dell'Adige, è chiaro che il contributo della neve e della fusione del ghiaccio è importante: sarà un problema se verranno a mancare. Un'altra conseguenza si avrà per l'alimentazione delle dighe per la produzione dell'energia idroelettrica. Teniamo conto, però, che in Italia l'idroelettrico è una percentuale molto limitata rispetto al termico. Inoltre con la fusione glaciale stanno cambiando le modalità di approccio alla montagna. Questo interessa soprattutto alpinisti ed escursionisti perché il regresso glaciale così rapido sta provocando una serie di dissesti, con crolli e altri fenomeni di cui sentiamo parlare spesso. La fusione sta amplificando il dissesto idrologeologico. Quello che avviene è che quando il ghiacciaio si abbassa viene meno il sostegno alle pareti di roccia circostanti e quando fonde il permafrost vien meno il collante che tiene insieme le pareti e quindi si hanno fenomeni di crolli. Percorrere i ghiacciai diventa sempre più pericoloso per i turisti, soprattutto sulle Alpi. 

Ad esempio, per un turista che oggi va sulla Marmolada quali pericoli ci sono?
Il pericolo maggiore è il fatto che le pareti che prima erano coperte da neve e ghiaccio oggi sono più libere e più ampie tanto è vero che per raggiungere gran parte dei rifugi, che un tempo si raggiungevano sulla neve, bisogna fare decine e a volte centinaia di metri di parete attrezzata per arrivarci. Normalmente sono rocce più friabili, perché soggette a fenomeni continui di gelo e disgelo e quindi frane e crolli maggiori. Poi aumentano i numeri di crepacci, i canali di ghiaccio che non sono più percorribili, e quindi, in generale, aumenta la pericolosità. Per gli enti che sono preposti a educare e istruire sulla montagna c'è un grosso lavoro di divulgazione da fare. 

E quali pericoli per chi vive sotto ghiacciai più alti?
Ci sono paesi come quelli ai piedi dell'Himalaya e del Karakorum dove il pericolo è molto accentuato per i villaggi alla base delle montagne, perché il regresso dei ghiacciai lascia delle grandi conche che si riempiono creando laghi effimeri che possono cedere molto facilmente e creare notevoli danni alle popolazioni che vivono in queste zone. 

Quali conseguenze a lungo termine sulle Alpi?
In questi anni la fusione dei ghiacciai sta provocando l'aumento della portata dei corsi d'acqua però diminuisce rapidamente la massa del ghiaccio e quindi l'acqua che arriva è sempre meno, e quindi avremo fenomeni di desertificazione nelle zone di montagna. I modelli da qui a 100 anni si fanno, certo, però non si può prevedere cosa succederà esattamente. Di fatto dovremmo dire questo: se le condizioni climatiche attuali non si modificheranno e se non agiamo sulla riduzione delle emissioni di gas serra, è chiaro che una delle conseguenze sarà l'estinzione dei ghiacciai. E a questo punto avremo un paesaggio che per fare un esempio sarà come gli Appennini di oggi, che sono montagne bellissime dove manca, però, il fascino della montagna coperta di ghiaccio. Infine ci sarà una conseguenza di tipo culturale: i nostri pronipoti se le cose non cambiano, non avranno la possibilità, se non in aree lontane, di osservare le montagne che conosciamo noi. Viene meno la cultura dell'alta montagna. 

Quali rimedi possibili per evitare o limitare lo scioglimento dei ghiacciai?
Dobbiamo ragionare a due livelli: uno locale e uno globale. A livello locale ci sono possibilità di geoingegneria che vengono applicate in Italia già da più di 20 anni. In pratica si agisce sul ghiacciaio o limitando le perdite estive o aumentando gli accumuli invernali. Da almeno 20-25 anni in molti stati alpini si collocano teli di tessuto bianco sui ghiacciai che riflettono gran parte della radiazione solare e quindi limitano la fusione estiva (ad esempio sul ghiacciaio del Presena, sullo Stelvio o sulla Marmolada). E il discorso funziona: questi teli riducono di almeno il 40% - 50% la fusione estiva. Questa soluzione non è adattabile a ghiacciai più grandi, perché ha senso in situazioni già degradate. L'altra soluzione possibile che rimane a livello sperimentale, ci sono progetti soprattutto in Svizzera, è quello di aumentare la quantità di neve invernale. Quindi sul ghiacciaio del Morteratsch ai piedi del Bernina svizzero hanno calcolato che utilizzando centinaia di cannoni da neve per sparare neve su una superficie di qualche chilometro quadrato in una decina di anni potrebbero far riprendere il ghiacciaio. Dal punto di vista globale è chiaro che dobbiamo ridurre invece l'impatto che abbiamo sul clima.

Claudia Balbi