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Terremoto Marocco, la scelta degli aiuti è strategica

"Penso che, quella fatta dal Marocco, sia più una scelta di crisis management, una scelta, per così dire, tecnica, di capacità di gestione dei flussi di aiuti" spiega il ricercatore dello Iai (Istituto Affari Internazionali) Akram Ezzamouri

È corsa contro il tempo in Marocco per trarre in salvo eventuali sopravvissuti sotto le macerie e le frane causate dal violentissimo terremoto che, nella notte tra l'8 e il 9 settembre scorso, ha causato la morte di oltre 2.900 persone. Mano a mano che passano le ore, e i giorni, le speranze di trovare qualcuno ancora in vita si affievoliscono. 

Il sisma, che ha colpito la regione dell'Alto Atlante, a sud ovest di Marrakech, ha provocato anche migliaia di feriti e distrutto villaggi, strade e infrastrutture. A poche ore dal disastro il Marocco, tramite un comunicato, ha accettato l'assistenza di quattro Paesi: la Spagna, il Qatar, il Regno Unito e gli Emirati Arabi Uniti che si erano offerti da subito di mobilitare squadre di ricerca e soccorso. Eppure il diniego di aiuti offerti da molti altri Stati ha sorpreso non poco media e Paesi interessati, soprattutto la Francia, storicamente legata al Marocco. Ma non è solo Parigi a essersi interrogata sulle cause geopolitiche o prettamente politiche che avrebbero portato a questa scelta. Molti Paesi coinvolti, anzi non coinvolti, hanno provato a indagarne i motivi. Noi abbiamo sentito Akram Ezzamouri, ricercatore junior nel programma Mediterraneo, Medioriente e Africa dello Iai (Istituto Affari Internazionali) e Rabii El Gamrani, scrittore di lingua italiana nato e cresciuto a Casablanca, giornalista freelance e collaboratore di diverse testate italiane.

Akram Ezzamouri che spiegazione si è dato relativamente alla decisione del Marocco di accettare, per ora, solo gli aiuti provenienti da quattro Paesi?
Dal lato marocchino è stata fatta una scelta presentata come necessaria e in linea con quanto richiede la crisi attualmente in corso quindi sono stati accettati gli aiuti da Gran Bretagna, Spagna, Emirati e Qatar mentre quelli francesi sono stati messi in pausa insieme a tanti altri tra cui quelli algerini, statunitensi e anche quelli italiani.

Una scelta di buonsenso?
Penso sia una scelta comprensibile data la crisi attuale perché se, per far contenti tutti, si accettano indiscriminatamente gli aiuti umanitari, si aggiunge alla situazione già difficile, una complicazione ulteriore e cioè la gestione degli aiuti e la conseguente suddivisione sui vari fronti su cui si rendono necessari. Penso quindi che, quella fatta dal Marocco, sia più una scelta di crisis management, una scelta, per così dire, tecnica, di capacità di gestione dei flussi di aiuti. 

I rapporti ‘freddi’ tra Francia e Marocco possono aver giocato un ruolo nella scelta?
È vero che ci sono relazioni abbastanza fredde tra Francia e Marocco per quanto attiene la questione dei visti che, a dicembre, sono stati tagliati da parte francese nei confronti dei cittadini marocchini e poi per le relazioni conflittuali sul Sahara occidentale e il conseguente riavvicinamento di Francia e Algeria ma non credo che questa situazione giochi un ruolo sulla decisione di accettare o meno gli aiuti da parte francese. Ripeto, si tratta di una scelta dovuta al momento critico attuale e non mi azzarderei a giungere a conclusioni affrettate per individuare la causa o la ragione geopolitica alla base di una tale decisione. Ricordo che Francia e Marocco hanno interessi condivisi molto forti e nessuno dei due trarrebbe beneficio se venissero annebbiati: penso non solo agli investimenti sul fronte industriale, del commercio, dell’automotive ma anche ai tanti cittadini marocchini - 1 milione e 600 mila che vivono in Francia e hanno la doppia cittadinanza - e alle migliaia di francesi che vivono e lavorano in Marocco.

Pensa che in un secondo momento gli aiuti di altri Paesi saranno ammessi?
Probabilmente gli aiuti da parte europea e americana saranno più utili in un secondo momento, ad esempio per la ricostruzione dei villaggi e delle infrastrutture danneggiate dal terremoto, in questo caso probabilmente saranno accettati tutti gli aiuti offerti.

Rabii El Gamrani, come legge la decisione del Marocco di accettare gli aiuti di quattro Paesi escludendone altri?
Penso che quando una calamità naturale colpisce uno Stato stia a questo Stato chiedere l’aiuto internazionale. Quello che trapela dalla stampa estera, o persino dagli Stati esteri, è l’incredulità davanti a un rifiuto del Marocco di accettare aiuti umanitari da parte di alcuni Stati ma personalmente trovo che questo sia nel cuore della sua sovranità.

Sicuramente una scelta legittima
Generalmente gli aiuti internazionali arrivano in quei Paesi che hanno fallito nell’affrontare l’emergenza in atto. Penso sia una questione di fierezza nazionale. Trovo quindi legittimo che il Marocco si posizioni come uno Stato sovrano, a maggior ragione quando alcune offerte di aiuto internazionale hanno un retropensiero geopolitico. 

Ha fatto discutere soprattutto il rifiuto degli aiuti provenienti dalla Francia
Sì, è quello che ha creato più scalpore ma il tutto va ricondotto a un discorso più ampio e precedente al terremoto e cioè le relazioni diplomatiche un po’ fredde tra i due Paesi per ragioni varie. 

Secondo lei, che è nato e cresciuto a Casablanca, qual è il tratto distintivo di questa calamità?
Indubbiamente la grande solidarietà che i marocchini stanno dimostrando. Io stesso sono volontario in una carovana di aiuti e ne abbiamo appena organizzata una a Casablanca, direzione Marrakech. Già questo evidenzia la forza e la resilienza che il popolo marocchino sta dimostrando e per me è molto più significativa rispetto a dei calcoli, certo politici, ma che penso il Marocco, in quanto Stato sovrano, abbia tutto il diritto di fare.

Lei si trova sul territorio, qual è la situazione nelle zone colpite?
Io sono di Casablanca ma le origini della mia famiglia sono proprio nelle zone di Marrakech, la situazione è difficilissima, per estensione territoriale dei luoghi coinvolti, per la frammentazione di paesini con una geografia di montagna problematica. I danni sono ingenti non solo in termini di vite umane perse ma anche di tesori naturali, paesaggistici, storici, architettonici: perdite inestimabili e irrecuperabili e inestimabili: una vera catastrofe.

Katia Ancona