"Uniti per proteggerci!": il racconto dell'Esercitazione in Valle d'Aosta

L’imponente esercitazione ha messo in evidenza alcune criticità, con l’obiettivo di continuare a “fare sistema”, partendo dal rapporto con le persone con disabilità. Ne abbiamo parlato con Sara Ratto

La Valle d’Aosta è stata teatro nei giorni scorsi di un’esercitazione imponente, interamente dedicata alla formazione delle componenti di sistema nella gestione di persone con disabilità: sette giorni di attività, cinque comuni coinvolti, quattordici moduli esercitativi, duecento volontari e oltre trenta associazioni che si sono riunite dal 3 al 10 giugno 2025. 

Uno sforzo organizzativo titanico, che ha portato l’esercitazione Uniti per proteggerci! a evidenziare alcune criticità, per cercare di capire come continuare a migliorare il sistema, partendo dal rapporto con le persone con disabilità. Ne abbiamo parlata con Sara Ratto, vicaria del Capo di protezione civile regionale, che dirige l’Area centro funzionale e pianificazione

Con quali finalità è stata organizzata l'esercitazione?
Le finalità erano molteplici. Una era quella di verificare le lezioni apprese rispetto all’esercitazione dell’anno precedente, su una serie di aspetti, come gli acquisti fatti sulla colonna mobile regionale, e per alcune criticità che erano state osservate e che venivano messe in campo per la prima volta. Un altro scopo era quello di testare i Piani, che sono in questo momento oggetto di aggiornamento e modifica di procedure. Le esercitazioni di campo sono state fatte proprio perché, essendo questa una fase di transizione, si poteva agire direttamente sull’aggiornamento del Piano, facendo verifiche e osservazioni in debriefing, riguardo ai vari approcci e metodi esercitativi. Nello specifico c’erano due piani in revisione: quello AIB dell’Antincendio Boschivo e quello del Piano dell’Emergenza Esterna, per rischio incidente rilevante in un’industria. Il leitmotiv di tutte le esercitazioni, sia in attività di campo che nella formazione, in ottemperanza alla direttiva uscita a marzo di quest’anno sulla disabilità e sull’approccio alla disabilità, è stato quello del rispetto delle persone con specifica necessità. Questo tema è stato il cuore di tutta la settimana.

Come sono state coinvolte le persone con specifica necessità? Cosa è stato testato?
Le persone con specifica necessità sono state coinvolte innanzitutto nella fasi di preparazione all’esercitazione. Abbiamo incontrato molte associazioni che raccolgono diverse disabilità, sia sensoriali, come non vedenti e non udenti, sia di altre tipologie, come disabilità motorie e cognitive. Abbiamo lavorato a tutto tondo, ascoltando cooperative e associazioni che coinvolgono più soggetti contemporaneamente. Nella fase preparatoria abbiamo condiviso con loro le varie necessità che hanno come problematiche emergenziali. Poi nei vari moduli il campo è stato innanzitutto allestito con una serie di acquisti fatti. Per esempio il padiglione della refezione è stato reso accessibile a tutta la parte di disabilità motoria grazie a delle rampe. Poi sono stati acquistati dei bagni specifici per la disabilità. Ogni modulo del campo e ogni punto comune è stato dotato di QR Code specifici per le disabilità sensoriali, con alta sensibilità del riconoscimento del QR Code anche a distanza, capace di dare istruzioni a chi ne avesse necessità. Poi è stata realizzata la mappa sensoriale tattile all’interno del campo. Infine abbiamo organizzato dei moduli per i ragazzi di scuole primarie e superiori, facendo poi con gli psicologi la “restituzione dell’esperienza”, per far loro capire quali sono le oggettive difficoltà a cui vanno incontro le persone con questi tipi di disabilità, per sensibilizzare i giovani nel loro percorso. In tutti i moduli esercitativi sono stati coinvolti come attori persone con vere disabilità. Per esempio nell’incidente rilevante, un incidente stradale, è rimasta incastrata in un’auto una persona con disabilità motoria; nella ricerca persone disperse erano coinvolti due sordi come dispersi da ricercare; nella parte antincendio abbiamo evacuato una fondazione che ospita dodici persone con diverse necessità, anche di tipo cognitivo. In modo inclusivo, abbiamo coinvolto a lavorare con noi nell’attività di segreteria a lavorare persone che hanno specifiche necessità.

Come avete coinvolto la popolazione? Ci sono state altre attività formative?
Durante tutta la settimana avevamo fino a cinque sessioni parallele di formazione per le associazioni di volontariato e per i professionisti, dalle forze di polizia all’esercito ai soccorritori. Abbiamo effettuato diversi corsi che andavano da quelli sanitari a quelli chimico/biologico/radiologico/nucleare, dal sistema di protezione civile alle diverse tipologie di comunicazioni radio. Insomma le attività formative sono state condotte tutta la settimana in maniera parallela. Anche chi aveva patenti speciali ha potuto fare un ripasso sia pratico sia teorico. Abbiamo esercitato i volontari. Poi abbiamo fatto attività di divulgazione con le scuole, con gli stand di ogni componente che aveva aderito, per esempio il 118, il Soccorso Alpino, l’Arpa, l’Istituto zooprofilattico; c’era anche uno stand delle associazioni dei disabili. Per quanto riguarda le scuole superiori, sono state organizzate attività per l’approccio alla disabilità, e in parallelo abbiamo ospitato le tendopoli dei gruppi giovanili dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile, insieme ad attività dimostrative con l’elisoccorso. La giornata di sabato è stata a porte aperte al pubblico, destinata a tutta la popolazione che voleva venire a visitare il campo. 

Che cosa ha funzionato e che cosa invece è da migliorare? Che cosa avete imparato? 
Come premessa bisogna dire che le esercitazioni si fanno sempre per vedere cosa non funziona, in un’ottica costruttiva. Quindi abbiamo appositamente scelto una serie di attività e scenari che sapevamo a priori avrebbero dato dei problemi: sono stati scelti anche in funzione delle difficoltà che abbiamo nell’ordinario, per stimolare e mettere insieme i componenti del sistema. Non per colpa di nessuno, ma perché siamo sempre oberati di lavoro. Nel panorama italiano le figure dedicate a questo tipo di mestieri sono sempre meno e le incombenze sempre maggiori. Il tema della disabilità invece è stato sfidante perché di norma - e questo lo dico tranquillamente - i soccorritori, sia in senso tecnico che sanitario, dovendo arrivare in emergenza, in situazioni con pericolo di vita, tendono a dire che la priorità sia: “prima salvo la vita, e poi posso pensare a determinate ‘finezze’”. E questa è una convinzione diffusa, che noto anche intervistando vari soccorritori. Allo stesso tempo, abbiamo avuto modo di preparare queste esercitazioni con persone con specifiche necessità, riportando tutta una serie di testimonianze fornite dalle varie associazioni che confermano come determinate disattenzioni in fase di soccorso possano portare a una minore efficacia, a volte anche aggravando la situazione della persona che viene soccorsa. 

In sintesi questa Esercitazione ha richiesto uno sforzo organizzativo immane, anche rispetto alle risorse umane che abbiamo a disposizione. Come struttura siamo usciti un po’ provati per la mole di lavoro: parliamo anche di venti ore di impiego al giorno. Questo ci fa riflettere anche sulla sostenibilità di alcune scelte: l’Esercitazione è stata complessa e articolata, ma posso dirmi soddisfatta per tutti gli aspetti interni, anche se a volte alcuni intoppi sono frutto della mancanza di personale. Probabilmente, col senno di poi, l’esercitazione l’anno prossimo sarà molto più semplice. E questo sarà un peccato, perché tantissime persone del nostro mondo lavorano con tanta volontà, e a volte ci si concentra più sul dettaglio che non è riuscito, invece di focalizzarsi sull’insieme dello sforzo fatto per migliorare il sistema. L’obiettivo rimane sempre quello di fare sistema delle componenti, coordinando ogni individualità, e riconoscendo l’autorevolezza che abbiamo nelle emergenze. 

Giovanni Peparello