fonte Wwf Europa

Crisi climatica: nuovi rischi per l'agricoltura

Il Wwf Europa punta il dito sulla scarsità idrica, mentre il Lancet lancia l'allarme per la perdita di proteine, ferro e zinco negli alimenti entro il 2050

La cattiva gestione di fiumi, laghi, aree umide e acque di falda da parte delle autorità nazionali europee peggiora l'impatto della siccità nell'Ue, con fenomeni più frequenti, lunghi e intensi soprattutto nel bacino del Mediterraneo. Sono le conclusioni di uno studio del Wwf Europa su cambiamento climatico e acqua.

Secondo le mappe del Wwf, non solo alcune regioni del Sud Italia, ma anche la Pianura Padana e tutta la Penisola sono ad alto rischio di scarsità di acqua, alluvioni o acque non utilizzabili causa inquinamento.

In settembre, la Commissione europea dovrebbe completare l'esame della direttiva quadro del 2000, strumento centrale della politica europea sulle acque e decidere se proporre un aggiornamento. Secondo il Wwf e altre organizzazioni come Eeb e Wetland International, senza una piena applicazione della direttiva diventerà impossibile per i governi nazionali assicurare l'approvvigionamento idrico necessario ai cittadini e alle attività economiche.

Sempre nell'ambito della crisi climatica, uno studio del Lancet Planetary Health ha scoperto che i cambiamenti del clima ridurranno anche i nutrienti presenti nei cibi. Secondo la ricerca i livelli di proteine, ferro e zinco, nutrienti essenziali per la salute dell'organismo, nei prossimi 30 anni saranno presenti in quantità sempre minori nella frutta e nella verdura che mangiamo. Emerge così una meno nota conseguenza dell'aumento dell'anidride carbonica presente nell'atmosfera.


Mentre livelli più elevati di CO2 possono aumentare la fotosintesi e la crescita in alcune piante, studi precedenti hanno anche scoperto che riducono la concentrazione di nutrienti chiave nelle colture. Il nuovo studio, realizzato da ricercatori dell'International Food Policy Research Institute (IFPRI), rileva che grano, riso, mais, orzo, patate, soia e verdure sono tutti proiettati a subire perdite di nutrienti di circa il 3% in media entro il 2050 proprio a causa dell'elevata concentrazione di anidride carbonica.


In particolare, i livelli di proteine, ferro e zinco disponibili pro-capite saranno rispettivamente del 19,5%, 14,4% e 14,6% inferiori rispetto a quanto sarebbero stati senza l'effetto dei cambiamenti climatici. Si prevede che le riduzioni di nutrienti saranno particolarmente gravi in Asia meridionale, Medio Oriente, Africa e ex Unione Sovietica, ovvero regioni in gran parte composte da paesi a reddito medio-basso dove i livelli di sottonutrizione sono generalmente più alti e le diete sono più vulnerabili agli impatti diretti dei cambiamenti climatici.

Red/cb
(Fonte: Ansa)