California, si sperimenta con l'app di allerta terremoti. L'esperto: "Al momento, in Italia non è applicabile"

Myshake app permette di ricevere un alert prima delle scosse, ma solo in determinate condizioni che in Italia non sono possibili, spiega a ilgiornaledellaprotezionecivile.it Salvatore Stramondo, direttore del centro nazionale terremoti dell’INGV

Lo scorso 17 dicembre un sisma di magnitudo 4.3 ha colpito l’area montuosa localizzata tra la costa centrale e la San Joaquin Valley. L’epicentro era individuabile nella valle del Cholame: una porzione di territorio tra le contee di San Luis Obispo, Monterey, Kings e Kern. Pochi minuti prima delle scosse, più di 40 persone che vivono nelle vicinanze hanno ricevuto una notifica sul proprio smartphone. Gli utenti avevano scaricato MyShake app: un’applicazione che permette di ricevere un alert prima di una scossa di terremoto, in modo da permettere agli utenti di uscire di casa e di mettersi al riparo. Si tratta della prima allerta pubblica inviata dall’applicazione. Sviluppata dall’Università della California, l’applicazione è disponibile da ottobre ed è compatibile sia con iOS che con Android. 

Le informazioni dell’app provengono dal sistema ShakeAlert: un programma per la rilevazione dei terremoti attivo su tutta la costa occidentale degli Stati Uniti. L’obiettivo è proprio quello di individuare e localizzare le scosse per poi lanciare allarmi ai cittadini. Come nota il Los Angeles Times, se di allerta anticipata si tratta è proprio perché i dati e le informazioni raccolte dai sensori vengono elaborate e poi condivise con gli utenti, grazie alla velocità delle tecnologie di comunicazione. L’alert arriva entro dieci secondi. Il successo di un sistema di allerta precoce è legato allo sviluppo delle telecomunicazioni. L’introduzione di tecnologie 5G potrebbe ridurre il tempo di reazione del sistema di allerta.

MyShake app funziona bene nel caso di terremoti di una certa intensità, nota ancora LaTimes. Invece per quanto riguarda i terremoti di minore intensità, in alcuni casi l’applicazione non aveva emesso l’allarme. Allo stesso tempo poi, i sistemi non riescono ad avvertire i cittadini che vivono sull’epicentro. Proprio perché passa troppo poco tempo prima di riuscire a inviare l’allerta.  

ShakeAlert è il programma per la rilevazione dei terremoti che fornisce dati e informazioni a ShakeApp. Il sistema non è attivo soltanto in California ma in tutta la costa ovest. Basato su una rete di sensori, è ancora in una fase iniziale ed è sviluppato da una serie di enti pubblici: dal California Geological Survey alle università di Berkeley, Washington e Oregon. Attraverso l’analisi delle onde P (cosiddette onde di volume primarie) riesce a stimare la posizione e l’entità del terremoto. In questo modo, il sistema riuscirebbe ad avvisare la popolazione prima dell’arrivo delle onde S, che determinano l’effettivo scuotimento del terreno.

In particolare, la velocità delle comunicazioni gioca un ruolo fondamentale ma anche la lontananza dall’epicentro. “I sistemi di early warnings funzionano bene in Paesi come il Giappone in cui di solito l’epicentro è nel mare, lontano dalla costa. Di conseguenza è possibile lanciare l’allarme nel tempo utile necessario per bloccare le linee dell’alta velocità ferroviaria o le autostrade”, dichiara a ilgiornaledellaprotezionecivile.it Salvatore Stramondo, direttore del centro nazionale terremoti dell’INGV

“Per quanto riguarda il nostro Paese, la situazione è ben diversa. In Italia, l’introduzione di un sistema di allerta è molto più complessa proprio perché la distanza tra epicentro e le zone interessate dalle scosse è molto breve”, continua Stramondo. Anche se le sperimentazioni non mancano. Nel 2009, l’università di Napoli ha avviato un progetto in Irpinia con l’obiettivo di anticipare di 15 secondi l’arrivo delle scosse. Lo stesso Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia sta lavorando a un sistema di sensori in grado di bloccare la linea dell’alta velocità Napoli - Roma. “Al momento, è attivo un progetto simile realizzato in collaborazione con RFI: in caso di terremoto, INGV invia alcuni tweet entro 60 secondi dal sisma in modo da permettere di rallentare i convogli o bloccare la linea”, spiega Stramondo. 

Quanto descritto qui sopra non ha nulla a che fare con la previsione di un terremoto. Secondo i ricercatori di istituzioni come la Us Geological Survey o il Los Alamos Laboratories, questo obiettivo sarebbe raggiungibile con l’intelligenza artificiale. In particolare, gli algoritmi potrebbero riuscire a prevedere il prossimo sisma che colpirà la California. Scienziati e sviluppatori credono che l’intelligenza artificiale possa analizzare enormi quantità di dati sismici per estrarre modelli ricorrenti in grado di prevedere il comportamento dei terremoti e di conseguenza fornire avvisi sempre più accurati. “Non so se sarà mai possibile realizzare un sistema di intelligenza artificiale in grado di fare tutto questo - puntualizza Stramondo - quello che posso dire è che per avere risultati è necessario puntare tutto sulla raccolta dati”.

Marco Tonelli