Armando Zambrano, presidente Consiglio nazionale Ingegneri

Ingegneri e protezione civile, Zambrano: "Bene la riforma. Ora maggior coinvolgimento delle professioni"

"Il legislatore ha riconosciuto il ruolo centrale delle professioni dell'area tecnica e dei singoli professionisti nelle attività di protezione civile. Ora è indispensabile l'introduzione di meccanismi efficienti che ne garantiscano ampio coinvolgimento nella predisposizione degli strumenti di pianificazione". Intervista a Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale Ingegneri

Prosegue il percorso intrapreso dal nostro giornale per la raccolta di opinioni e osservazioni sulla legge di riordino del sistema della Protezione civile. Nell'intervista che segue, il commento di  Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri e coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche (RPT).

Ing. Zambrano, il nostro Paese vive la pesante contraddizione che vede da una parte un territorio estremamente fragile ed esposto a praticamente qualsiasi tipo di calamità naturale, dall'altra un patrimonio edilizio e infrastrutturale obsoleto e malcostruito, che troppo spesso non solo non tiene conto di norme e regole vigenti, ma nemmeno dei più elementari principi di sicurezza. Come si è arrivati a tutto questo?

"Come in ogni fenomeno complesso vi è un mix di fattori che concorre a spiegarlo e che, in questo caso, vanno dal mancato controllo degli organi preposti, fino ad arrivare alla scarsa volontà, sempre per ragioni di opportunità politica, di una seria lotta all'abusivismo che spesso è concausa del malcostruito, passando per il fatto che le prime normative antisismiche risalgono al 1974. Ma voglio puntare l'attenzione soprattutto sulla mancata consapevolezza dei proprietari del livello di rischio cui sono esposti. Ricordo che secondo L'ENEA oltre il 70% dell'edificato attuale non è in grado di resistere ai terremoti che potrebbero colpirlo. Sappiamo anche gli interventi di prevenzione possono essere facilitati da incentivi fiscali. Abbiamo incentivi fiscali molto importanti come il cosiddetto sismabonus ma per ora la risposta dei potenziali utilizzatori resta molto bassa. L'incentivo fiscale funziona, infatti, come ben dimostrato dagli studi di psicologia ed economia comportamentale, sulla prospettiva di vantaggi e ritorni conseguiti nell'immediato (beneficio di risparmio in bolletta), e non sulla convinzione di avere eventuali risultati (peraltro solo nel caso di eventi calamitosi) nel lungo periodo. A ciò si aggiunge il fatto che ogni previsione, al momento, è legata a fattori probabilistici, di rischio. E questo facilita una percezione errata del problema inducendo a sottostimare il rischio, come dimostra una indagine dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia pubblicata lo scorso luglio, che ha rilevato che, in una scala di percezione dove 7 indica il punteggio massimo, la percezione della pericolosità sismica in Italia è in media del 3,2. Per quanto si migliori la comunicazione scientifica sui terremoti, questa mancata percezione del rischio è una delle ragioni per cui risulta inefficace affidare la soluzione del problema alla sola iniziativa privata, e a un meccanismo di incentivazione che si basa su vantaggi e ritorni immediati. Bisogna cominciare a pensare a rendere obbligatoria l'adozione di piani di prevenzione".

E' evidente che poi quando si verifica una calamità naturale (terremoti, alluvioni, frane, smottamenti, ecc), questo insieme di mancanze si manifestano in tutta la loro tragicità. Come si pone l'ingegnere professionista di fronte a questo sfascio?
"Lo vede naturalmente come un ennesimo fallimento da parte di chi lascia cadere nel vuoto i numerosi segnali di allarme ma soprattutto di chi piange vittime e danni solo il giorno dopo i disastri. Del resto, si sa che spingere sulla prevenzione a livello politico paga poco, e questa è una responsabilità di tutti gli italiani e non solo del ceto politico. Noi ingegneri continuiamo a ribadire che una efficace strategia di conservazione e riqualificazione del patrimonio immobiliare e del territorio non può prescindere dalla valutazione delle caratteristiche strutturali dello stesso patrimonio e del territorio in cui essi insistono. Insieme agli altri Ordini e Collegi che si riuniscono nella Rete delle Professioni Tecniche (RPT), che ho l'onore di coordinare, abbiamo chiesto che venga avviato al più presto un piano di monitoraggio sullo stato di sicurezza sismica degli immobili che attualmente risulta particolarmente deficitaria, per poi avviare, nel medio-lungo periodo, un piano di mitigazione del rischio sismico".


La prevenzione e la resilienza, ormai è assodato, sono le uniche risposte possibili, una consapevolezza che anche il Cni condivide e ha fatto propria ...
"Certamente la pianificazione della prevenzione, in tutte le sue forme va necessariamente considerata come propedeutica alle altre attività di pianificazione territoriale. Tale pianificazione, in particolare, dovrebbe essere disciplinata da un'apposita normativa tecnica, al fine di garantirne un più elevato standard qualitativo. A tale proposito, posso ricordare che la L. 100/2012 ha già riconosciuto l'importanza del ruolo svolto dalla normativa tecnica in materia di protezione civile, che all'art.1 afferma che 'la prevenzione dei diversi tipi di rischio si esplica in attività non strutturali concernenti l'allertamento, la pianificazione dell'emergenza, la formazione, la diffusione della conoscenza della protezione civile nonché l'informazione alla popolazione e l'applicazione della normativa tecnica, ove necessarie, e l'attività di esercitazione'" .


Nel marzo scorso è stata approvata una legge delega per il riordino del sistema nazionale della sistema di protezione civile: il governo ha approvato in novembre, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della legge, che sta al momento sta percorrendo l'iter previsto (con scadenza fissata per il 4 gennaio) per la sua definitiva approvazione: secondo Lei era necessaria questa riforma? Perché?
"Vi era indubbiamente una concreta e attuale necessità di aggiornamento e riorganizzazione integrale delle norme in materia di protezione civile. E vi era anche l'esigenza forte di chiarire in maniera decisamente più efficace il riparto di competenze fra Stato e Regioni sul tema, in seguito alla Riforma del titolo V della Costituzione. La peculiarità geografica e geopolitica che caratterizza il nostro territorio ha infatti portato, nel tempo, all'istituzione di un sistema di protezione civile particolarmente complesso e articolato, che coinvolge un ampio numero di soggetti con diversi livelli di responsabilità e che è basato, da un lato, su uno stretto rapporto di collaborazione fra lo Stato centrale e le sue articolazioni periferiche, dall'altro sulla necessaria flessibilità e tempestività degli interventi operativi a livello locale. Questa complessità organizzativa ha visto la produzione di una vasta ma non sempre omogenea produzione normativa che se da un lato ha contribuito all'adeguamento costante della disciplina sulla protezione civile alle richieste del legislatore comunitario e alle esigenze connesse al territorio, dall'altro ha prodotto inevitabili contrasti di contenuto fra le diverse fonti di legge e regolamenti attualmente in vigore, con una serie di inevitabili ripercussioni sulla gestione e sul coordinamento di tutte le fasi del fenomeno emergenziale, che la legge in questione vuole sanare".


Gli ordini professionali, ognuno per il proprio settore di competenza, concorrono alle attività di protezione civile: che tipo di intervento viene richiesto agli ingegneri in caso di calamità?
"Premetto che sin dall'inizio dei lavori parlamentari che hanno coinvolto la Legge delega in materia di riordino della protezione civile, la RPT ha ritenuto opportuno prestare il proprio contributo per evidenziare la centralità e valorizzare il ruolo delle professioni dell'area tecnica e dei singoli professionisti nel contesto delle attività di protezione civile. Il legislatore ha voluto riconoscere questo ruolo e perciò ha accolto con favore l'introduzione di un esplicito riferimento all'interno della legge agli organismi di rappresentanza delle professioni regolamentate. A giustificare la doverosa inclusione dei professionisti tecnici fra i soggetti direttamente coinvolti nelle attività di protezione civile, basti ricordare il contributo significativo da essi offerto in occasione di alcune fra le più drammatiche emergenze verificatesi nel corso degli ultimi anni: a partire ad esempio dal sisma in Emilia del maggio 2012 dove oltre 700 ingegneri furono inviati nelle zone terremotate in qualità di personale altamente qualificato, con l'obiettivo di verificare l'agibilità delle strutture colpite dal sisma fino agli ultimi drammatici terremoti che hanno recentemente colpito il Centro Italia".

Ma, come detto, e la nuova legge lo sottolinea chiaramente, le attività di pc non sono solo sono le emergenze, ma anche la prevenzione, strutturale e non, la previsione e la mitigazione dei rischi e la pianificazione: qual è il vostro contributo in questo senso?
"Con riguardo alla fase di superamento delle emergenze, sono stati diversi gli interventi dei professionisti tecnici a supporto della Protezione Civile. Ad esempio a livello locale i professionisti tecnici sono progressivamente sempre più coinvolti nelle attività di presidio del territorio. Oppure in Campania, in particolare, ingegneri e geologi hanno preso parte al Progetto P.T.I.I. ("Presidi Territoriali Idrogeologici e Idraulici"), fornendo la propria disponibilità e il proprio contributo, su base volontaria, a partecipare alle attività di formazione e attuazione del Progetto. Il prezioso contributo offerto dalle professioni tecniche nella fase di soccorso e ricostruzione ha portato poi alla costituzione di diverse strutture operative, tra cui l'Associazione Nazionale Ingegneri per la Prevenzione e le Emergenze (IPE). I professionisti tecnici sono, infine, presenti nelle articolazioni del Nucleo Tecnico Nazionale (NTN), istituito con il DPCM 18 settembre 2014 per provvedere al rilievo del danno e alla valutazione di agibilità nell'emergenza post-sismica, che ha anche il compito di approvare gli aggiornamenti del modello per il rilevamento dei danni, pronto intervento e agibilità degli edifici ordinari nell'emergenza post-sismica e del relativo manuale di compilazione".


Guardandola sia dal punto di vista dei professionisti del vostro settore, sia nella sua globalità, questa legge a Suo avviso sarà in grado di dare una dimensione nuova al sistema della protezione civile nella sua accezione più ampia? Ci sono ancora margini di miglioramento? Se sì quali?
"Premesso che ho espresso più volte la mia piena e convinta condivisione degli obiettivi e dei contenuti fondamentali offerti dalla Legge oggi in esame, vorrei però aggiungere che, per agevolare il più possibile il legislatore nella realizzazione e nel coordinamento degli strumenti di pianificazione, e anche per rendere i piani comunali uno strumento efficace e dinamico nella prevenzione e gestione delle emergenze, appare indispensabile che vengano introdotti meccanismi efficienti, in grado di garantire un maggiore coinvolgimento dei professionisti tecnici nella predisposizione degli strumenti di pianificazione di protezione civile. In particolare, il contributo di tali professionisti potrebbe essere risolutivo soprattutto nelle fasi di verifica e aggiornamento periodico dei piani comunali, (comma 3ter dell'art. 15 della L. 225/92). O ancora, allo scopo di prevenire e mitigare le fonti di rischio, appare di massima importanza provvedere al consolidamento e al rafforzamento, sull'intero territorio nazionale, del ruolo svolto dai "Presidi Territoriali Idrogeologici ed Idraulici" (PTII), già disciplinati, in parte, dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004".

patrizia calzolari

@pakal_1