Paola Gazzolo sull'approvazione della #RiformaProCiv: "Le nuove regole garantiscono velocità, semplicità, efficacia ed efficienza"

“Il codice accresce il ruolo assegnato alle Regioni e fissa un principio fondamentale: la partecipazione del volontariato alla predisposizione e all’attuazione dei piani di protezione civile”. È soddisfatta, Paola Gazzolo. L'assessore dell'Emilia-Romagna, che è anche coordinatrice della Commissione di Protezione civile della Conferenza delle Regioni, commenta a caldo gli effetti di una riforma “condivisa” che ritiene migliorativa dell'intero sistema

Nella tarda serata di ieri, giorno in cui è stata approvata la riforma, abbiamo raggiunto Paola Gazzolo, assessore alla Protezione civile dell'Emilia-Romagna che da aprile 2016 è anche coordinatrice vicaria della Commissione speciale di Protezione civile della Conferenza delle Regioni. Le abbiamo chiesto un commento sul decreto e sugli effetti nell’attività delle Regioni. L’approvazione del codice è arrivata in “zona Cesarini”, ma il testo approvato è frutto di un percorso che ha visto un confronto serrato tra tutti gli attori coinvolti, comprese le Regioni.

Gazzolo, secondo Fabrizio Curcio questo è “il risultato di uno sforzo comune per il bene del Paese”. Condivide?
“Sì, il via libera del Governo al decreto sul riordino della Protezione civile è un successo di tutti, del buon lavoro condotto insieme in questi mesi a cui l’Emilia-Romagna ha dato un contributo importante. È stato buono il metodo, quello della condivisione, che ha portato ad un ok unanime da parte dei vari attori del sistema, nessuno escluso. Sono buoni i contenuti, proprio perché ciascuno ha dato il suo meglio: dal Ministero degli interni al Dipartimento Nazionale di Protezione civile, dalle Regioni alle Province autonome, dai Comuni al volontariato. Ora abbiamo nuove regole che assicurano più velocità e più semplicità, quindi più efficacia ed efficienza”.

Semplicità, rapidità, efficacia ed efficienza. Come vengono declinate in concreto?
“Per esempio il fatto che in caso di calamità, con una prima deliberazione il Consiglio dei Ministri può decidere immediatamente lo stato di emergenza a valle di un semplice valutazione speditiva, assegnando subito le risorse per gli interventi più urgenti. A questa dichiarazione, potrà seguire una ricognizione del danno con l’attribuzione di nuovi fondi. E si raddoppia la durata dello stato di emergenza, fino a un anno prorogabile di un altro anno. Sono più chiari i ruoli e della catena di comando: si distingue tra funzioni di indirizzo politico, esercitate a livello nazionale e territoriale (Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidenti di Regione, Sindaci) e funzioni di gestione amministrativa o tecnica, affidate alle strutture operative del sistema (Dipartimento nazionale, Regioni, Prefetture, Comuni e loro forme associate). Non solo: si afferma il criterio trasversale dell’effettività o – come preferisco definirlo – di adeguatezza. Ogni funzione di protezione civile deve essere svolta a livello dell’ambito territoriale ottimale ritenuto più adeguato, anche sovracomunale. La pianificazione di protezione civile ha in questa legge una funzione fondamentale perché, territorio per territorio, deve delineare l’articolazione delle varie attività, in relazione all’effettiva capacità di svolgerle al meglio”.

Quest’ultimo aspetto cosa significa per le Regioni?
“Il decreto accresce il ruolo assegnato alle Regioni: la loro pianificazione dovrà farsi lo strumento attorno al quale costruire un sistema fatto da Autorità, componenti e strutture operative capaci di agire in modo sempre più efficace e coordinato. Così come dovrà ispirarsi al principio guida dell’integrazione. Il decreto amplia infatti il campo della protezione civile, superando finalmente i limiti della legge 100/2012. Non sarà più limitato solo al ripristino del danno, ma comprenderà sia gli interventi di riduzione del rischio residuo che quelli strutturali di mitigazione previsti in caso di calamità, in linea con la programmazione e la pianificazione. Quella pianificazione del territorio che anche la Protezione civile dovrà contribuire a definire. Si riallaccia dunque anche a livello normativo nazionale la filiera tra sicurezza del territorio e intervento in emergenza che, in Emilia-Romagna, abbiamo già voluto tenere insieme con la creazione della prima Agenzia 'resiliente' del Paese, l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile. La riforma consolida la visione unitaria della Protezione Civile e rafforza la responsabilità assegnata alle Regioni: un sistema policentrico che dovrà operare al livello centrale, regionale e locale in modo strettamente integrato e coordinato. A fronte delle evidenti conseguenze del cambiamento climatico, che ci pongono di fronte a nuove sfide, ora abbiamo gli strumenti per rendere più forte, efficace ed efficiente l’azione della Protezione civile: una garanzia per tutto il Paese”.

Torna il fondo regionale, il cui finanziamento era stato eliminato nel 2008. In questi anni cosa ha significato per le Regioni la mancanza del fondo?
“Si tratta di una novità molto importante, voluta con forza dalle Regioni. Dal 2008 chiediamo che il Fondo venga rifinanziato e, da allora, l’Emilia-Romagna ha sempre investito risorse proprie, nonostante le ristrettezze finanziarie complessive, per continuare a garantire l’efficienza del proprio sistema di Protezione civile. Solo dal 2015, con l’avvio del mandato del Presidente Stefano Bonaccini, abbiamo destinato oltre 5 milioni di euro al potenziamento delle strutture, raggiungendo risultati importanti come l’attribuzione a Piacenza della sede del Polo logistico nazionale sostenuto dalla Regione con 1 milione. Rispondendo anche ad una specifica richiesta del volontariato, con il bilancio 2018 abbiamo istituito un apposito canale di finanziamento che conta su 1 milione di euro per il rinnovo del parco mezzi della Colonna mobile, e l’obiettivo è dare continuità in futuro a questa voce di spesa. Insomma: abbiamo tenuto botta, con determinazione, perché sappiamo quanto sia importante assicurare per la piena funzionalità del sistema. Ora, con la nuova previsione del Fondo regionale, possiamo dire di aver raggiunto un punto di svolta significativo. Andranno definite le modalità di suddivisione delle risorse, ma si ristabilisce finalmente un finanziamento certo e continuativo nel tempo per rafforzare e potenziare i sistemi regionali di protezione civile. Una scelta che leggo come il chiaro e doveroso riconoscimento del ruolo determinante svolto proprio dalla Protezione civile per l’intero Paese”.

Assessore, il volontariato è uno dei cardini della nostra Protezione civile. In questi anni il volontariato non ha nascosto il fatto che vuole contare anche nelle scelte. Cosa c’è nel decreto su questo tema?
“Il volontariato è il grande punto di forza del sistema regionale e nazionale di protezione civile: una specificità squisitamente italiana, che il decreto indiscutibilmente valorizza. Lo promuove e lo incardina a pieno titolo nel quadro della Costituzione, riconoscendone il valore e la funzione sociale per l’adempimento di quei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale richiamati dall’art. 2. Prima di tutto, la riforma eleva a livello di legge i contenuti principali del regolamento sulla partecipazione alle attività di protezione civile approvato con il DPR 194/2001, a partire dal ruolo dell’Elenco nazionale, dalla centralità della formazione e dagli strumenti operativi per assicurare la partecipazione dei volontari alle attività di protezione civile. Fa inoltre acquisire un importante dignità ai gruppi comunali, sovracomunali e regionali, disciplinandone le modalità e i principi generali di organizzazione”.  

E sulle scelte operative?
“Il decreto fissa un principio fondamentale: la partecipazione del volontariato alla predisposizione e all’attuazione dei piani di protezione civile. Mettere pienamente a frutto il sapere diffuso e le conoscenze di cui il volontariato è portatore rappresenta un passo avanti importante per rendere sempre più resilienti le nostre comunità. L’alleanza con i volontari e i singoli cittadini, vere sentinelle del territorio, è un tassello imprescindibile della strategia di adattamento ad un cambiamento climatico. In Emilia-Romagna lo stiamo già facendo, ad esempio con il progetto Life Primes che dal 2015 impegna l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile - insieme ad altri 4 partner: le Regioni Marche e Abruzzo, Arpae, Università Politecnica delle Marche – in progetti volti a prevenire il rischio alluvioni con il coinvolgimento della collettività. In 6 località del nostro territorio - Imola, Mordano, Lugo, Sant'Agata sul Santerno, Poggio Renatico (località Gallo), Ravenna (località Lido di Savio) – sono in corso attività di informazione e conoscenza del rischio e si sta sperimentando la partecipazione attiva di cittadini e associazioni alla costruzione di 'piani civici' da integrare nei piani comunali di emergenza. Le nuove norme vanno in una direzione che già vede la nostra Regione vantare esperienze d’avanguardia: vogliamo accrescere la resilienza della comunità, con un grande gioco di squadra”.

La cultura della prevenzione e del rischio passa anche dai cittadini, che avranno più diritti (e più doveri). Che ne pensa?

“Come accennavo sopra, il cambiamento climatico ci pone di fronte ad un grande tema di responsabilizzazione collettiva. Nessuno può sentirsi chiamato fuori, tutti devono dare il proprio contributo per rispondere alle sfide del nostro tempo. Per questo ritengo significativo che un intero Capo – il quinto – del decreto di riordino della protezione sia dedicato alla partecipazione dei cittadini e volontariato di protezione civile, con un’intera sezione che fissa norme sulla cittadinanza attiva.  Si fissano per la prima volta dei diritti, tra cui quello ad essere informati sugli scenari di rischio e sull’organizzazione dei servizi di protezione civile del proprio territorio, a cui corrispondono precisi doveri, a partire dall’obbligo di ottemperare alle disposizioni impartite dalle autorità in caso di calamità. Si riconosce inoltre il contributo dei singoli allo svolgimento delle attività di protezione civile anche in forma occasionale e in modo diretto. Un apporto che si può esprimere sia a livello della pianificazione, sia in corso di emergenza per l’esecuzione di primi interventi immediati riferiti al proprio ambito personale, familiare o di prossimità”.

Cosa possono mettere in campo le Regioni per favorire questo percorso?
“Le Regioni potranno ampliare i limiti di questa facoltà di intervento, ma l’obiettivo è chiaro: governare e convogliare in senso positivo – anziché smorzare - anche quelle forme spontanee e non strutturate di 'volontarismo' che si manifestano in occasione di ogni calamità, per coglierne l’apporto propositivo e magari guidarne l’evoluzione verso forme più strutturate e organizzate, facendone un elemento di crescita del sistema. Uno sviluppo che passa necessariamente dalla diffusione crescente di cultura di protezione civile e auto-protezione. Per riuscirci la Regione ha già messo in campo varie campagne di comunicazione, dall’antincendio boschivo alla partecipazione a 'Io non rischio', nonché la 'Settimana regionale della prevenzione dei rischi e della protezione civile', istituita dalla Regione dopo il terremoto del 2012 e fissata ogni anno a fine maggio. Un impegno che deve continuare, aprendosi anche all’utilizzo delle nuove tecnologie e de social network, seguendo criteri ben precisi: più informazione, più coinvolgimento, più partecipazione”.

Luca Calzolari