l'on. Raffaella Mariani

Raffaella Mariani: "Né disparità né incongruenze. Con la riforma della protezione civile si semplifica" - VIDEO

Se il riordino della protezione civile non arrivasse a compimento prima della scadenza della delega, per l'onorevole Raffaella Mariani «sarebbe un segnale di grave irresponsabilità». Però la relatrice del provvedimento è fiduciosa: «Le disparità non erano più tollerabili. Questa legge è la soluzione»

«Abbiamo fatto in modo che la legge possa aiutare sia il mondo del volontariato sia le istituzioni. Dovremo dare l'ultimo parere sul decreto attuativo e facciamo da raccordo con la Conferenza Stato-Regioni, su cui cerchiamo un consenso». L'onorevole Raffaella Mariani è fiduciosa. Lei, deputata Pd e relatrice della legge delega per il riordino del sistema di Protezione civile, è convinta che l'approvazione avverrà entro la fine dell’anno. «Non solo perché siamo alla fine della legislatura, ma anche perché queste sono le scadenze dettate dalla legge delega per la conclusione dei decreti attuativi».


Mariani, ma se malauguratamente non si riuscisse a completare il percorso?
«Sarebbe un segnale di grave irresponsabilità. Significherebbe tornare al punto di partenza, non ce lo lo possiamo permettere. La riduzione del ruolo delle Province ha tra l'altro innescato instabilità e preoccupazioni. Se restassimo in questo limbo il danno sarebbe gravissimo».

La riforma è molto attesa.
«E perfino invocata. Anche il presidente della Repubblica, durante le visite nei paesi del Centro Italia colpiti dal sisma, ha più volte auspicato che si compisse velocemente l'iter».  

Sarebbe il modo migliore per festeggiare i 25 anni della legge 225. 
«Proprio così. Del resto quello resterà il pilastro fondamentale. Poi nessuno negava che nel corso delle tragedie che hanno colpito il paese, mettendo mano alla legge, siano stati compiuti alcuni errori. Questi interventi hanno reso il quadro particolarmente complesso da attuare, soprattutto in emergenza».

L'obiettivo, quindi, era quello di semplificare.
«Abbiamo scritto questo testo in tempo di pace, anche se poi abbiamo dovuto fare i conti anche con nuove emergenze. Volevamo restituire un quadro normativo più semplice, fornendo così una risposta omogenea in tutto il paese». 

Quali incongruenze c'è il desiderio di risolvere? 
«La disparità, prima di tutto. Nell'arco degli ultimi dieci anni abbiamo più volte notato come i cittadini, dopo le calamità, abbiano subito trattamenti differenti, anche in riferimento alla remunerazione. Questo non era più tollerabile. Dovevamo trovare una soluzione».


E in merito al volontariato?
«C'è stata un'interlocuzione costante. Sia durante le audizioni nelle commissioni, sia nella fase di scrittura. Tra l'altro il volontariato, proprio in questo momento, vede compiersi anche i decreti attuativi della legge sul terzo settore. Abbiamo cercato una linea di coerenza».

Tra l'altro il sottosegretario Luigi Bobba ha detto che il tema delle reti è stato "copiato" dal modello di protezione civile...
«È un riferimento chiaro alla governance della protezione civile, che funziona. Del resto è un sistema invidiato da tutta Europa, un patrimonio di cui dobbiamo aver cura».

La riforma coinvolgerà di più anche i cittadini?
«Sì, perché nell'arco della discussione della legge abbiamo inserito anche i diritti e i doveri dei cittadini, che possono dare un contributo costituendo un punto di riferimento importante. Non possono però essere paragonabili alle associazioni organizzate. Su questo non devono esserci ambiguità».



E sul piano delle risorse?
«Per quel che riguarda il volontariato è compreso il riconoscimento delle spese, dei periodi di disponibilità e il tema assicurativo. In anni economicamente difficili, anche da parte degli enti locali, si è creato un danno alle associazioni».

Si riorganizza però anche il fondo regionale della protezione civile.
«Lo abbiamo visto scomparire nel 2008. Abbiamo poi tentato di reintrodurlo senza successo. Ma nella legge delega ci siamo riusciti. Avremo un fondo per la protezione civile e un fondo emergenze affinché non si debba ogni volta ricorrere al Ministero del tesoro. Il fondo ha una dotazione media di 220 milioni l'anno, ma che può essere rinforzato in caso di gravi calamità. Ancora non c'è copertura, ma di fatto completa l'articolo della legge delega in cui si definisce l'autonomia delle Regioni». 

Centrale è anche la responsabilizzazione del sistema.
«Il riconoscimento di un sistema policentrico è importante, ma anche il dovere delle istituzioni locali di farsi carico dei piani di protezione civile».

Qual è la situazione?
«Quando abbiamo iniziato il lavoro, la fotografia che avevamo ci restituiva l'immagine di un paese che aveva molti Comuni privi piani di protezione civile. E chi ce l'aveva, spesso non era in grado di attuarlo...».


Con il riordino cambiano anche le primissime fasi dell'emergenza. 
«Come detto, la struttura resta quella della 225. A cambiare saranno i tempi delle emergenze, che saranno senz'altro più lunghi. La mobilitazione rimane invariata, mentre per l'uscita dalla prima fase d'emergenza occorre poter pianificare con tempi ridotti».

Quindi avremo procedure accelerate?
«Saranno più veloci. Ma perché escano dalla gestione ordinaria per l'affidamento degli appalti devono essere operazioni rendicontate, trasparenti e frutto di valutazioni economiche adeguate».

Luca Calzolari