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L'Unesco annuncia il piano "Tsunami Ready"

L’obiettivo del progetto è quello di formare tutte le comunità costiere a rischio in caso di tsunami entro il 2030

Alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'Oceano, che si terrà a Lisbona dal 27 giugno al 1° luglio, il direttore generale dell'UNESCO annuncerà un nuovo impegno: il dispiegamento globale del programma "Tsunami ready", che si tradurrà nella formazione di tutte le comunità costiere a rischio in caso di tsunami entro il 2030.

Fase sperimentale 
Per diventare “pronta agli Tsunami” una comunità deve sviluppare un piano di riduzione del rischio tsunami, individuare e mappare le zone di pericolo, individuare l'estensione e materiali per l'educazione dei cittadini, creare mappe di evacuazione dallo tsunami che siano facili da usare e pubbliche e fare informazione pubblica sugli tsunami. Già sperimentato in 40 comunità in 21 Paesi, dai Caraibi, all'Oceano Pacifico e a quello indiano, il programma “Tsunami Ready” sarà esteso globalmente a centinaia di comunità costiere vulnerabili. Il programma stabilisce 12 indicatori che coprono tutti i passaggi, dalla valutazione del pericolo e della preparazione, alla risposta adatta alle necessità locali. 

Piano su misura
Gli tsunami infatti hanno un impatto diverso nelle comunità, non c'è un piano che vada bene in tutti i casi. Oggi, con questo nuovo progetto, tutte le comunità possono disegnare, grazie alle competenze dell'Unesco, una strategia su misura a seconda dei fattori locali di rischio. “Per sviluppare questo ambizioso impegno, investiremo significanti risorse finanziarie grazie l'influenza di importanti partnerships” ha detto il segretario Unesco della commissione intergovernativa Oceanografica, Vladimir Ryabinin. I partner chiave del progetto si sono già fatti avanti per sostenere l'Unesco ed includono le Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri (UNDRR) e l'Unione Europea ed ha dei Paesi donatori come l'Australia, il Giappone, la Norvegia e gli Stati Uniti. 

Le statistiche
Gli tsunami sono abbastanza infrequenti ma il pensiero è sempre più diffuso. Il centro di allarme per gli tsunami nel Pacifico, ospitato dagli Stati Uniti ha risposto da solo a 125 tsunami, con una media di 7 all'anno. Nonostante la maggior parte degli tsunami hanno conseguenze per le popolazioni sulla costa del Pacifico e dell'Oceano Indiano, tutte le regioni oceaniche sono a rischio. Le statistiche mostrano che la probabilità che un'onda di tsunami superi un metro nel Mediterraneo nei prossimi 30 anni è vicina al 100%. Il 78% degli Tsunami è causato dall'attività sismica, il 10% dall'attività vulcanica e dalle frane e il 2% dall'attività meteorologica. 

Red/cb
(Fonte: Unesco)